Si può ancora morire di difterite? Il caso di Palermo e perché ci sono bambini non vaccinati

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Elena Bozzola - Dottoressa specialista in Pediatria, Fabrizio Pregliasco - Dottore specialista in Infettivologia Pubblicato il 25/08/2026 Aggiornato il 25/08/2026

La difterite e altre malattie non sono ancora eradicate e possono ancora provocare decesso e conseguenze permanenti. La scelta di vaccinarsi protegge il singolo individuo e la collettività grazie all’immunità di gregge.

Si può ancora morire di difterite? Il caso di Palermo e perché ci sono bambini non vaccinati

Difterite e malattie infettive rappresentano oggi ancora un problema per la salute pubblica a livello globale. Possono infatti causare complicanze serie, disabilità e portare anche al decesso, un rischio reale soprattutto per i bambini piccoli e i soggetti fragili. Per proteggerci da molte malattie ed evitare conseguenze drammatiche abbiamo a disposizione uno strumento insostituibile e gratuito nel nostro Paese: il vaccino.

Purtroppo negli ultimi anni si è verificato un calo della copertura vaccinale per alcune vaccinazioni, ossia della percentuale della popolazione (pediatrica e non solo) protetta dai vaccini.

Questo ha permesso ai germi (virus e batteri) responsabili di malattie infettive di circolare e colpire proprio chi non è immunizzato dal vaccino. Chi, infatti, è stato vaccinato ha una sorta di scudo protettivo, per cui può contrarre la malattia ma di solito in forma lieve o addirittura asintomatica.

La mancanza di difese immunitarie, soprattutto nei bambini piccoli, negli anziani, negli immunodepressi, può invece far sviluppare la malattia conclamata e non sempre la somministrazione di farmaci riesce ad avere effetto e a portare alla guarigione.

Bambina morta per difterite a Palermo e altri casi

Lo ha dimostrato il caso della piccola Rosa, una bambina siciliana di soli 4 anni, che ha perso la vita probabilmente a causa di difterite. Le indagini sono ancora in corso, ma è assai probabile che si tratti realmente di difterite, per la quale la bambina non aveva ricevuto il vaccino.

Dieci famigliari sottoposti a tampone sono risultati positivi a questa malattia ed era risultato positivo alla difterite anche il cuginetto della bambina, un piccolo di 4 anni, ricoverato in isolamento all’Ospedale dei Bambini di Palermo, ora in via di miglioramento. Lo scorso luglio, in Calabria, era deceduto un piccolo di un anno e mezzo a causa delle complicanze neurologiche della sesta malattia. Difterite e malattie esantematiche (come appunto la sesta malattia) possono infatti causare il decesso.

Un esempio è rappresentato dal morbillo, malattia esantematica seria che può avere tra le complicanze encefalite e decesso (evitabili con la vaccinazione), purtroppo oggi da molte persone considerata un’infezione che “un tempo facevano tutti e siamo sopravvissuti”. Non è così. Il calo delle vaccinazioni contro il morbillo un po’ ovunque nel mondo, a partire dagli Stati Uniti, sta già avendo serie conseguenze.

Per esempio, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 sono stati segnalati 485 casi di morbillo in Italia. L’Oms conferma una situazione molto più seria nel resto del mondo, con oltre 85.000 decessi per morbillo, concentrati soprattutto tra i bambini di età inferiore ai 5 anni di età.

Un approfondimento sul morbillo in Italia

La situazione vaccini in Italia

Il DL 73/2017 ha portato a dieci le vaccinazioni obbligatorie (e gratuite) per i minori, ossia per i bambini e i ragazzi da zero a 16 anni. Questi vaccini sono contro poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae di tipo B, morbillo, rosolia, parotite e varicella.

L’obbligo vaccinale ottenne in quegli anni una massiccia adesione alle vaccinazioni, che ridusse in effetti la circolazione di alcune infezioni, per esempio il morbillo. In seguito, però, soprattutto dopo la pandemia di Covid-19, le istituzioni sanitarie iniziarono a registrare un calo nell’adesione ai vaccini obbligatori, anche a causa di informazioni scorrette che hanno una grande risonanza tra la popolazione e sui social network.

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità per esempio mostrano una diminuzione della quota di bambini vaccinati al 24° mese, rispetto alla percentuale considerata ideale per raggiungere una copertura sufficiente ad arginare la circolazione dei patogeni, che è considerata il 95%: oggi il tasso di immunizzazione contro la poliomielite è del 94,45%, quello contro la difterite del 94,46%. Sono dati che si riferiscono alla media delle Regioni italiane, ma ci sono grosse differenze tra le varie zone. Per quanto riguarda la difterite, le Regioni in cui la copertura vaccinale è inferiore al 90% sono la Provincia di Bolzano e la Sicilia, dove è avvenuto appunto il decesso della piccola Rosa.

Scopri qui il calendario vaccinale per i bambini

Perché il vaccino antidifterico è essenziale

“La difterite è un’infezione batterica causata soprattutto da ceppi di Corynebacterium diphtheriae capaci di produrre una potente tossina. È proprio la tossina, più che il batterio in sé, a provocare le complicanze più pericolose. La malattia si diffonde soprattutto da persona a persona con gli starnuti e i colpi di tosse. Si localizza nelle vie respiratorie, scendendo poi in gola, dove causa la formazione di membrane biancastre che possono condurre al soffocamento” spiega la dottoressa Elena Bozzola, Il Bambino e il suo Pediatra Ets. “Non si deve considerare la difterite una semplice infezione alla gola, perché può rapidamente portare a conseguenze serie. I casi oggi sono pochi proprio grazie al vaccino. Quando un bambino è adeguatamente vaccinato, il rischio di contrarre la difterite in forma conclamata e soprattutto il rischio di complicanze sono davvero bassi”.

Grazie alla vaccinazione, nei Paesi con elevate coperture vaccinali la difterite è diventata rara, ma non è stata eliminata nel mondo. Sono ancora presenti aree in cui la malattia è endemica e, anche in Europa, vengono occasionalmente segnalati casi. Il vaccino contro la difterite nel nostro Paese è somministrato gratuitamente all’interno della cosiddetta esavalente, che protegge contemporaneamente da difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae tipo B. “La difterite oggi è rara in Italia proprio perché la vaccinazione ha funzionato. La sua rarità, però, non significa che la vaccinazione non sia più necessaria: significa esattamente il contrario” avverte la dottoressa Bozzola. “Circola poco proprio grazie al vaccino e, se si vaccina meno, rischia di tornare”.

E’ essenziale prendere consapevolezza del ruolo essenziale dei vaccini che per malattie come la difterite rappresentano la difesa più sicura ed efficace. Oggi esistono farmaci, è vero: ma il loro effetto non è al livello di quello del vaccino. Oltre ad una diagnosi tempestiva, può essere richiesta una terapia complessa che, nel caso della difterite, prevede antibiotici, antitossina e ricovero in ospedale. I vaccini servono a prevenire tutto questo ed è importante capire quanto sia utile sottoporvi i propri bambini, non perché siano obbligatori, ma nella serena convinzione di investire seriamente nella loro salute futura.

Chi controlla i genitori

La diffusione di false convinzioni sui vaccini (per esempio quella, smentita da tempo, che siano causa di autismo) condiziona molte famiglie nella scelta consapevole di sottoporre i figli alle vaccinazioni obbligatorie.

Sui media e sui social, inoltre, si è scatenata la polemica sul ruolo delle istituzioni che dovrebbero assumere una funzione  di controllo per i bambini non vaccinati.

La tutela della salute dei più piccoli, in Italia, esiste e passa attraverso il Ministero della Salute, le Aziende Sanitarie Locali (che gestiscono le anagrafi vaccinali) e le scuole. In base al Decreto legge 7 giugno 2017 , n. 73, Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, modificato dalla Legge di conversione 31 luglio 2017, n. 119, sono dieci le vaccinazioni obbligatorie nella fascia 0-16 anni, tra cui quello contro la difterite. Oltre a quelli già citati che fanno parte della esavalente, gli altri vaccini obbligatori sono quattro: morbillo, parotite, rosolia e varicella.

I controlli per i bambini vaccinati ci sono davvero?

Per sveltire gli adempimenti burocratici e alleviare gli oneri delle famiglie, l’articolo 3-bis del DL 73/2017 già menzionato (richiamato anche nella circolare ministeriale sulle iscrizioni) stabilisce che le famiglie dei bambini, al momento dell’iscrizione a scuola, non devono allegare alcuna documentazione che provi le avvenute vaccinazioni. I controlli sugli obblighi vaccinali sono gestiti direttamente da scuole e Aziende sanitarie locali.

Nel mese di marzo di ogni anno, i dirigenti scolastici sono tenuti a trasmettere alle Asl del territorio l’elenco degli iscritti di età compresa tra 0 e 16 anni. Le Asl effettuano i controlli sulle avvenute vaccinazioni e, nel mese di giugno (per il 2026 la data fissata era il 10 giugno), restituiscono alle scuole gli elenchi, indicando i bambini e i ragazzi che non sono in regola con l’obbligo vaccinale.

Nel caso dei nidi e delle scuole per l’infanzia, la mancanza di vaccinazione comporta la decadenza dell’iscrizione: così il bambino interessato potrà essere riammesso a scuola solo dopo essere stato messo in regola con i vaccini e dopo aver presentato una successiva domanda.

Per la scuola dell’obbligo, la situazione è un po’ diversa, perché il fatto di non essere vaccinato non impedisce la frequenza a scuola e la partecipazione agli esami.

Resta però l’obbligo di mettersi in regola al più presto e, infatti, le scuole inviano alle famiglie una comunicazione in cui si invita ad espletare l’obbligo vaccinale e a depositare entro il 10 luglio la documentazione che provi l’avvenuta vaccinazione o la richiesta formale della vaccinazione stessa, oppure l’esonero per documentati motivi. Tale documentazione, sempre nel mese di luglio, viene trasmessa nuovamente alle Asl, che effettuano le verifiche sugli avvenuti adempimenti entro la fine del mese di luglio, in tempo per il regolare inizio dell’anno scolastico.

I controlli quindi ci sono, almeno dal punto di vista della normativa, ma nei fatti la realtà è più variegata. Per quanto riguarda la scuola non dell’obbligo, ossia il nido e la scuola per l’infanzia, se i genitori non avanzano domanda perché seguono il bambino a casa, di fatto non scattano obblighi.

Il pediatra non può obbligare i genitori a effettuare il vaccino, può soltanto limitarsi a sensibilizzare la famiglia sull’importanza del vaccino nell’interesse del figlio, per la tutela della sua salute e della collettività, segnalando alla Asl il mancato adempimento dell’obbligo vaccinale.

Per la scuola dell’obbligo, la mancata vaccinazione non sbarra l’accesso alle lezioni e l’alunno non può essere allontanato. I controlli di ASL e scuole sono attivi ma richiedono tempo: la procedura prevede colloqui con le famiglie per sollecitare la regolarizzazione e, in caso di rifiuto, l’emissione di una sanzione pecuniaria. Poiché in Italia non esiste la vaccinazione coatta, una volta pagata la multa il minore rimane non vaccinato e continua regolarmente la frequenza scolastica.

Una scelta che possono compiere alcuni genitori è provvedere a un’istruzione del tipo home schooling, che rappresenta comunque una minoranza dei casi e che include anche la non sussistenza dell’interazione con i coetanei in ambiente scolastico.

In questo caso, l’anagrafe vaccinale della Asl continua i controlli e mantiene traccia dell’inadempienza: nel caso in cui la mancata vaccinazione causi danno alla salute o decesso del bambino, i genitori sono ritenuti responsabili di eventuali danni sulla salute del figlio minore e sono tenuti ad affrontare le conseguenze sul pianto scolastico, sociale ed economico dei mancati vaccini.

Diverso è il caso in cui un bambino non possa essere vaccinato per ragioni reali, per esempio pericoli accertati per la salute (come allergie alle componenti del vaccino o deficit immunitari) documentati dal pediatra. Oppure se il bambino ha contratto una malattia per via naturale e ha già sviluppato gli anticorpi, una condizione comunque molto rara.

Cos’è l’homeschooling: tutte le informazioni utili

Come i vaccini hanno salvato molte vite

I vaccini hanno permesso di ridurre drasticamente la diffusione di malattie che, nei secoli passati, hanno causato un numero enorme di decessi e disabilità. Una delle prime grandi esperienze di vaccinazione è stata quella contro il vaiolo, la cui vaccinazione divenne obbligatoria in Italia già tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Un’altra tappa fondamentale fu la vaccinazione contro la difterite, resa obbligatoria nel 1939. Successivamente arrivò la vaccinazione contro la poliomielite: introdotta in Italia alla fine degli anni Cinquanta, fu resa obbligatoria nel 1966. La poliomielite era responsabile di morti e gravi disabilità motorie e, nelle forme più severe, poteva provocare una paralisi dei muscoli respiratori, tanto che alcuni pazienti erano costretti a utilizzare per lunghi periodi il cosiddetto “polmone d’acciaio”.

Nel tempo, il progresso medico e scientifico ha permesso di mettere a punto vaccini contro molte altre malattie pericolose, come tetano, morbillo, pertosse, rosolia e numerose altre infezioni. “L’obiettivo delle vaccinazioni non è soltanto proteggere la singola persona, ma, quando si tratta di malattie trasmissibili da individuo a individuo, ridurre anche la circolazione dell’agente infettivo nella popolazione” chiarisce il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano.

Il risultato più straordinario è stato ottenuto con il vaiolo: grazie alla vaccinazione, la malattia è stata dichiarata eradicata a livello mondiale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1980. Il virus non circola più naturalmente nella popolazione e campioni del virus Variola vengono conservati ufficialmente soltanto in laboratori ad altissima sicurezza. “Per molte altre malattie, invece, i microrganismi responsabili continuano a circolare nel mondo” aggiunge il virologo. “Per questo non bisogna abbassare la guardia. Quando diminuiscono le coperture vaccinali, aumenta infatti la possibilità che infezioni diventate rare tornino a manifestarsi, soprattutto quando vengono introdotte in comunità nelle quali esistono gruppi di persone non immunizzate”.

L’importanza dei vaccini per l’immunità di comunità

Per diverse malattie trasmissibili, la vaccinazione offre anche una protezione collettiva attraverso quella che viene comunemente chiamata “immunità di gregge” o, più propriamente, immunità di comunità. Quando una quota sufficientemente elevata della popolazione è immune, un agente infettivo incontra maggiori difficoltà a passare da una persona all’altra. In questo modo vengono indirettamente protette anche alcune persone che non possono essere vaccinate o che, pur vaccinate, non sviluppano una risposta immunitaria adeguata.

Non esiste una soglia del 95% valida per tutte le malattie. La percentuale necessaria dipende soprattutto dalla contagiosità dell’infezione e dalle caratteristiche del vaccino. Nel caso del morbillo, che è una delle malattie infettive più contagiose, è necessario raggiungere e mantenere coperture molto elevate, intorno al 95% con due dosi, per prevenire efficacemente la trasmissione e la comparsa di focolai. Questo principio riguarda le malattie che possono essere trasmesse da una persona all’altra, come morbillo, difterite e pertosse.

Per altre infezioni il meccanismo è diverso. Il tetano, per esempio, non è contagioso: non viene trasmesso da una persona all’altra. Le spore di Clostridium tetani sono largamente presenti nell’ambiente e possono penetrare nell’organismo attraverso ferite anche apparentemente banali. Di conseguenza, anche se 99 persone su 100 fossero vaccinate contro il tetano, l’unica persona non vaccinata non sarebbe protetta dalla vaccinazione degli altri e continuerebbe a essere esposta al rischio di malattia. È anche per questo motivo che il tetano non può essere eliminato attraverso l’immunità di comunità: il microrganismo responsabile non dipende dalla trasmissione tra esseri umani e le sue spore persistono nell’ambiente.

La storia delle vaccinazioni dimostra quindi quanto sia importante non considerare queste malattie come qualcosa che appartiene definitivamente al passato. Molte sono diventate rare proprio perché vacciniamo. “Quando una malattia non si vede più, può nascere il paradosso di temere maggiormente il vaccino della malattia stessa. La scomparsa o la forte riduzione di poliomielite, difterite, morbillo e di tante altre infezioni non è però avvenuta spontaneamente: è il risultato delle vaccinazioni e delle elevate coperture raggiunte nel corso dei decenni” spiega ancora il professor Pregliasco.

Per questo, vaccinarsi significa proteggere se stessi e, per le infezioni trasmissibili, contribuire anche alla protezione delle persone più fragili e dell’intera comunità. La scelta vaccinale deve basarsi sulla consapevolezza, sull’informazione scientifica e sulla valutazione corretta del rapporto tra benefici e rischi.

Vaccinazione antitetanica: dosi, richiami ed effetti collaterali

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In breve

La scelta di vaccinarsi contro la difterite e contro altre malattie pericolose, esantematiche ma non solo, protegge il singolo individuo e le persone fragili attraverso l’immunità di gregge. Inoltre contribuisce a ridurre la circolazione di molti agenti patogeni che ancora oggi sono responsabili di decesso

 

 

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