Strage di Crans Montana: l’ansia genitoriale collettiva emergente non si risolverà con l’iperprotezione dei figli

Laura de Laurentiis A cura di Laura de Laurentiis, con la consulenza di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria Pubblicato il 09/01/2026 Aggiornato il 09/01/2026

Alla luce di quanto è successo tanti genitori stanno pensando di limitare al massimo la libertà d’azione dei figli adolescenti. La dottoressa Angela Raimo ci spiega perché farlo sarebbe un gravissimo errore.

punizioni e proibizioni figli

Quaranta i ragazzi morti, di cui sei italiani, oltre cento i feriti di cui alcuni ancora in bilico tra la vita e la morte per via delle gravissime ustioni riportate nella trappola di fuoco in cui in una manciata di secondi (di preciso 140, a detta dei tecnici) si è trasformato il locale dove si erano riuniti per festeggiare l’arrivo del 2026.

Il terribile bilancio è il risultato di una serie di negligenze, violazioni e mancati controlli, inimmaginabili nella rigorosa, disciplinata Svizzera, su cui la magistratura sta indagando per l’attribuzione delle responsabilità.

All’indomani della tragedia immane, che tante famiglie ha gettato nella più nera disperazione, non c’è genitore che non abbia detto o anche solo pensato di dare un ampio giro di vite alle uscite dei figli adolescenti.

La psicosi collettiva che coinvolge tutti i genitori 

<<In realtà ho parlato anche con mamme e papà di ragazzini più piccoli, diciamo tra i 10 e gli 11 anni, che stanno seriamente valutando di non mandarli più ai campi estivi o alle gite di classe che durano più di un giorno>> riporta la dottoressa Angela raimo, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, poi sottolineando che, dunque, quanto accaduto pare abbia causato una sorta di psicosi collettiva tra coloro che hanno figli o anche nipoti.

<<Credo sia comprensibile questo terrore (uso a ragion veduta questo termine) che sta serpeggiando, tuttavia è importantissimo cercare di essere razionali. I figli adolescenti non si possono imprigionare, anzi vanno incoraggiati a spiccare il volo, a vivere esperienze, ad andare incontro alla vita, insomma. I rischi ci sono, certo, come ci sono sempre stati: stare in ansia quando escono, quando fanno tardi la sera, quando salgono sul motorino è umano, è un sentimento che non si può schivare, ma che non deve prendere il sopravvento suggerendo di vietare di andare alle feste, frequentare gli amici, aprirsi  al mondo. Altrimenti si ostacolerebbe il raggiungimento di quello che è uno dei beni più preziosi: l’autonomia>>.

Fornire ai figli gli strumenti giusti

Poi Angela Raimo cita Gibran e il suo saggio imperativo: ai figli bisogna dare le radici e le ali. E con le radici, aggiunge la neuropsichiatra, anche le indicazioni fondamentali per non trovarsi impreparati di fronte ai pericoli che, non si può negare, possono aspettarli dietro l’angolo.

<<Ma questo non significa spaventarli costantemente, farne degli insicuri, riempirli di paure di quanto potrebbe loro accadere, ma solo invitarli alla prudenza, a non ignorare le più elementari norma di sicurezza, come per esempio allacciare il casco, non ubriacarsi, non fare imprudentissime gare sulla strada per sfidare la sorte>>.

Semplici istruzioni che però possono salvare la vita. “Mio padre mi ha sempre detto: se c’è un pericolo scappa” ha raccontato uno dei ragazzi sfuggito alla morte. Lui, ricordandosi di quella che è stata definita “la frase magica”, appena vista la prima fiammata si è messo in salvo. 

<<Fa riflettere come non occorrano grandi proclami per indirizzare gli adolescenti, ma basti davvero molto poco per proteggerli, un consiglio di puro buon senso, in questo caso>> dice la dottoressa.

Scopri qui come educare i bambini all’autonomia

Non commettere l’errore di sacrificare i figli per la propria tranquillità

Ma davvero può essere sufficiente questo? I genitori si stanno domandando se non sarebbe davvero meglio pensare solo all’incolumità fisica dei figli tenendoseli se non proprio stretti a sé, almeno dentro casa. <<Farlo sarebbe davvero un errore gravissimo che, peraltro, in un momento così drammatico da madre comprenderei. Ma si deve resistere, non avrebbe senso sacrificare i figli per la propria tranquillità.  Vorrebbe dire impedire ai propri ragazzi di crescere e questo sarebbe un vero e proprio delitto perpetrato per puro egoismo, oltretutto. Avere figli implica avere paura per loro, se poi sono adolescenti il timore assume proporzioni gigantesche, che la strage di Crans ha amplificato ulteriormente, ma chi ama i propri ragazzi ed è adulto nell’accezione più nobile del termine si deve obbligare a tenerlo a bada fino a imparare a farlo>>. 

Gli esperti sono tutti d’accordo su questo punto: gli adolescenti devono sperimentare, uscire, scoprire e anche sbagliare e, sì, trasgredire.

La ‘sindrome della belva’ sui social

Alla luce di tutto questo, suonano come note spiacevolmente stonate certe frasi scritte sui social a commento dell’accaduto: “Io mio figlio non ce lo avrei mandato”, “Se la sono cercata, i genitori avrebbero dovuto controllare il locale”.

Ma questo è nulla in confronto ad altre affermazioni: “Ben gli sta, sono ricchi” o, ancora,  “Ma si può essere così stupidi da filmare le fiamme con il cellulare anziché mettersi in salvo?”.

Riguardo a quest’ultima accusa mossa da molti, è l’ennesima prova di come a volte le persone parlino senza pietà, senza empatia, senza un briciolo di umanità, solo sulla base di supposizioni profane.

Il fenomeno del freezing che hanno vissuto molti ragazzi

<<Non stupisce che davanti alle fiamme qualche ragazzino abbia girato un video. Innanzitutto la tecnologia è la realtà degli adolescenti di oggi, non compiono un passo senza ricorrervi, inoltre a questa età si ha una scarsa percezione del pericolo a maggior ragione in un posto dove ci si sente pienamente al sicuro, dove si va con la piena autorizzazione dei genitori. In più, va ricordato il cosiddetto freezing. Si tratta di una reazione emotiva a una situazione traumatica che congela appunto l’istinto di mettersi in salvo, inducendo ad assumere comportamenti meno adeguati per illudersi che la situazione in cui ci si trova sia meno grave di quello che è o, addirittura, sia solo uno spettacolo virtuale a cui si assiste da spettatori>>.

L’inevitabile tragico epilogo

Nei primi istanti del rogo probabilmente tutti i ragazzi hanno pensato che si trattasse di un gioco, ma poi quando hanno realizzato (perché di sicuro è successo) non hanno avuto più tempo per salvarsi. Di tempo, in effetti non ce ne era: in poco più di due minuti e mezzo le fiamme hanno avvolto il locale che è diventato incandescente, mentre il fumo tossico impediva di respirare e la visibilità era quasi nulla. La scala che portava all’esterno era angusta, l’uscita di sicurezza chiusa.

Non tutti si sarebbero potuti salvare, questo ormai è stato appurato, cellulari o no, video o no. <<Conforta il fatto che accanto ai colpiti dalla “sindrome della belva”, che ha spinto alcuni ad attaccare e spargere veleno sui poveri genitori delle vittime e sulle vittime stesse, ci sono state tante altre persone che hanno stretto i familiari dei ragazzi in un commosso, dolente abbraccio di affetto e solidarietà. Credo che chiunque non abbia seri problemi di ordine psicoemotivo non avrebbe potuto fare altrimenti>>. 

Il minuto di silenzio nelle scuole italiane in ricordo delle vittime

Infine, la dottoressa giudica positivo il fatto che in tutte le scuole italiane, inclusa la primaria, si sia osservato un minuto di silenzio per Achille, Chiara, Emanuele, Giovanni, Riccardo, Sofia e si sia parlato della tragedia, di prevenzione, di sicurezza.

Parlare sempre ai figli, anche di temi delicati o tragici

<<Non si deve  mai avere paura di affrontare temi delicati con i minori, l’importante è chiarire bene che per poter affrontare il mondo fuori casa, che pure – va detto – è pronto ad attendere chi sta crescendo con le sue tante meraviglie, si deve anche essere ben attrezzati per gestire le evenienze meno piacevoli o francamente rischiose. Non serve dunque impedire di andare e di fare, ma solo guidare, indicare, sostenere fino a quando non sarà più necessario. Niente di più>>. 

 
 
 

In breve

Gli adolescenti devono sperimentare, uscire, scoprire e anche sbagliare. Vanno guidati, è ovvio, e anche, per così dire, “istruiti” per quanto riguarda la sicurezza, ma non certo imprigionati in casa per il terrore che finiscano vittime di immani tragedie come quella accaduta in Svizzera la notte di Capodanno.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

Allattamento: che fare se il bambino rifiuta uno dei due seni?

07/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Giovanna Sottini, puericultrice e maternal personal trainer

La preferenza per una delle due mammelle può dipendere dal fatto che il bambino si trova meglio in una posizione piuttosto che nell'altra. Esiste, comunque, un modo per "ingannarlo" affinché inizi a succhiare da entrambi i seni.   »

Mamma e papà con influenza forte: è giusto affidare il neonato alla nonna?

05/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

La scelta di allontanare un figlio appena nato quando si è colpiti da una malattia altamente contagiosa è saggia e si può escludere che induca il bambino a non volere più la mamma una volta guarita.   »

Influenza con variante K: può causare (anche) la cistite?

22/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

I sintomi causati dal virus influenzale che sta circolando massicciamente non includono la cistite che, nella stragrande maggioranza dei casi, è dovuta a un batterio.   »

Tampone vaginale: può essere pericoloso in gravidanza?

15/12/2025 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Nel caso in cui ci sia il sospetto di una vaginite, anche inn gravidanza è opportuno effettuare il tampone vaginale che da un lato non espone a rischi dall'altro permette di individuare l'origine dei sintomi.   »

Fai la tua domanda agli specialisti