Aborto spontaneo: l’espulsione potrebbe non avvenire naturalmente?

Dottoressa Elisa Valmori A cura di Dottoressa Elisa Valmori Pubblicato il 26/02/2024 Aggiornato il 11/03/2024

Dopo un mese da un'interruzione spontanea della gravidanza, se l'utero non si è ripulito spontaneamente, è prassi intervenire con il raschiamento. A volte, in alternativa, è possibile anche impiegare i farmaci.

Una domanda di: Eleonora
Buongiorno dottoressa, le chiedo un’informazione. Mi è stato confermato l’aborto. Sono stata visitata alla 12^ settimana, la gravidanza si è fermata a 10 settimane. Mi hanno consigliato di attendere l’espulsione naturale. Prendevo il progesterone però a distanza di 9 giorni dalla visita (più le due settimane in cui il feto non è cresciuto) non ho ancora nulla. A volte ho macchie ma senza perdite importanti, mi chiedo se sia possibile che non avvenga l’espulsione naturale.
Elisa Valmori
Elisa Valmori

Salve signora, mi permetto di puntualizzare un aspetto che potrà sembrare marginale ma anche i dettagli contano nel nostro mestiere. Il fatto che le misure del feto fossero di 10 settimane invece che 12 quando le è stato riscontrato l’aborto interno non significa necessariamente che la gravidanza fosse ferma da due settimane. Infatti, è anche possibile che la gravidanza si fosse appena interrotta. Se così fosse, sarebbe la prova che la discrepanza nelle misure del feto era dovuta a qualche tipo di anomalia incompatibile con la sopravvivenza. Oppure, che potrebbero essere intervenuti fattori esterni (ad esempio un’influenza) che ne hanno compromesso lo sviluppo. Di solito in presenza di aborto interno (specie se precoce) si può proporre alla donna la condotta di attesa e si può aspettare fino ad un mese di tempo che la Natura faccia il suo corso e l’utero si ripulisca spontaneamente, senza bisogno di intervenire chirurgicamente con il raschiamento. Non so quando le sia stata fatta diagnosi di aborto interno, ma presumo che sia stata fissata una data per il raschiamento a circa un mese di distanza. In alternativa al raschiamento, si può optare per induzione farmacologica dell’aborto. Le potranno essere somministrate delle prostaglandine per via vaginale o per bocca (a seconda dei protocolli ospedalieri) che permetteranno al collo dell’utero di dilatarsi e facilitare così la completa pulizia del suo utero. In teoria, lei dovrebbe vedere una mestruazione poco più abbondante del normale. Tuttavia, data l’epoca gestazionale già piuttosto avanzata, potrebbero persistere dei residui di placenta attaccati alle pareti dell’utero. Qualora lei debba quindi sottoporsi a raschiamento, le posso dire che questa metodica è comunque poco invasiva dal punto di vista chirurgico (è effettuato in regime di day hospital quindi senza ricovero vero e proprio, ha minimi rischi infettivi in quanto viene sempre data la profilassi antibiotica, viene effettuato in sedazione quindi lei non sente alcun dolore e non vede coaguli o la sacca gestazionale a differenza dell’aborto spontaneo). Ultimo “vantaggio”: in caso di raschiamento è possibile inviare in anatomia patologica il materiale per cercare di chiarire quale sia stata la causa di questo aborto. Spero di averle dato indicazioni utili per vivere il più serenamente possibile questa vicenda parecchio difficile da accettare…augurandole che il suo compagno possa esserle vicino e sostenerla con pazienza e affetto. La abbraccio a distanza, cordialmente.

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