Aborto spontaneo nel primo trimestre: perché succede e serve sempre il raschiamento?

A cura di Floriana Carbone - Dottoressa specialista in Ginecologia Pubblicato il 21/07/2025 Aggiornato il 04/08/2025

Nella maggior parte dei casi, l'aborto spontaneo è dovuto ad anomalie del concepito incompatibili con la vita. La revisione della cavità uterina (raschiamento) non sempre è necessaria, ma è una delle tre opzioni possibili.

Una domanda di: Salvatore
Sono preoccupato per mia moglie, tre settimane fa abbiamo scoperto che è incinta all'ottava settimana più 3 giorni, da controllo ecografico siamo risaliti alle settimane perché mia moglie non ricorda l'ultima data di arrivo delle mestruazioni. Dall'ecografia risulta sacco vitellino di 13.6 mm, cosa che ha sconcertato e messo dubbi sull'evoluzione della gravidanza, cosicché dopo una settimana ha ripetuto l'ecografia da cui è risultato che l'embrione non era pulsante e le beta erano scese. Hanno detto di ripetere il controllo dopo 7 giorni e sinceramente vorrei sapere se si possa evitare il raschiamento essendoci già passata un anno e mezzo fa. Ora le beta risultano molto più basse da 18553 mU, ha perdite trasparenti molto abbondanti. Grazie per la vostra disponibilità, aspetto una vostra risposta.

Floriana Carbone
Floriana Carbone

Gentile Salvatore,
il caso in cui si trova sua moglie è molto comune, sebbene se ne parli poco. Facciamo quindi un po’ di chiarezza. Si tratta di un aborto spontaneo del primo trimestre, ovvero la gravidanza si è interrotta, nel vostro caso, a otto settimane. Gli aborti spontanei accadono nel 10% dei casi nelle donne con meno di 20 anni, fino al 20% dei casi nelle donne fra i 30 e 39 anni e nel 35% dei casi nelle donne con più di 40 anni. Questo vuol dire, per esempio, che una donna sulla trentina su cinque avrà un aborto spontaneo al primo concepimento. Le cause più comuni sono le anomalie genetiche incompatibili con la vita. Ci possono essere altre motivazioni più rare, fra cui infezioni, malformazioni uterine, disturbi ormonali, malattie autoimmuni o trombofiliche. Se sua moglie non ha nessuna patologia e non ha fattori di rischio, è molto probabile che ricada nella prima categoria. Si parla di aborto spontaneo ricorrente dopo tre casi consecutivi, solo in questo caso è necessario eseguire degli approfondimenti, prima di un nuovo concepimento. Essendo per sua moglie il secondo caso consecutivo, non sarà necessario eseguire visite o esami specifici, ma potrete riprovare a concepire a partire dal primo ciclo dopo il trattamento dell’aborto. Quello che è successo, quindi, seppur drammatico dal punto di vista psicologico, non pregiudica e non aumenta il rischio per un ulteriore tentativo di concepimento spontaneo. Come unica prevenzione, è raccomandata da tutte le linee guida l’assunzione di acido folico, una compressa al giorno tutti i giorni, per diminuire il rischio dei difetti di chiusura del tubo neurale. Per quanto riguarda il trattamento dell’aborto, invece, esistono tre alternative: condotta d’attesa, terapia farmacologica, terapia chirurgica. La condotta d’attesa è possibile perché in alcuni casi l’aborto si risolve da solo, con perdite ematiche che ricordano quelle di un ciclo mestruale, talvolta più abbondanti. Qualora l’aborto sia avvenuto nelle prime settimane di gravidanza, non è controindicato un periodo di condotta d’attesa, monitorando le perdite e facendo attenzione a sintomi come algie (dolori) pelviche ingravescenti (che aumentano con il passare delle ore) e/o febbre. Quando la condotta d’attesa fallisce, ovvero dopo un periodo ragionevole di tempo (circa due settimane nella maggior parte dei casi), oppure in prima battuta qualora ci sia l’indicazione del ginecologo o, ancora, qualora la donna lo preferisca alla condotta d’attesa, è possibile ricorrere direttamente alla terapia farmacologica dell’aborto spontaneo. Tramite l’assunzione di pillole che hanno l’obiettivo di far contrarre l’utero, si innescheranno delle perdite, anche in questo caso simili a un ciclo mestruale abbondante, che porteranno alla risoluzione dell’aborto spontaneo. Come ultima alternativa, in genere riservata a epoche gestazioni più avanzate oppure in caso di fallimento della terapia farmacologica, è possibile ricorrere all’intervento chirurgico di revisione della cavità uterina. Per rispondere quindi alla sua domanda: sì, potrebbe non essere necessario ricorrere alla revisione della cavità uterina (detta anche raschiamento), qualora in questa settimana le perdite portino alla risoluzione dell’aborto, oppure qualora sua moglie opti per la terapia farmacologica (in assenza di controindicazioni alla stessa, su indicazione del ginecologo che eseguirà il controllo programmato a 7 giorni). Con cordialità.

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