Aborti: può essere colpa dell’infezione CoVid-19?

A cura di Augusto Enrico Semprini - Professore specialista in Ginecologia Pubblicato il 04/12/2025 Aggiornato il 24/02/2026

Non c'è alcuna evidenza che le infezioni virali, inclusa quella da coronavirus Sars-CoV-2, possano aumentare il rischio di interruzione della gravidanza.

Una domanda di: Cristina
Mi chiamo Cristina ho 33 anni racconto la mia storia sperando di essere breve. La mia prima gravidanza arriva a 30 anni portata a termine a 40 settimane dopo un anno sono di nuovo incinta a 9 settimane scopro essere un uovo chiaro terminato con raschiamento. Dopo 1 anno dal raschiamento faccio un'isteroscopia e mi dicono che ho un'endometrite cronica, curata con antibiotico e probiotici dopo 3 mesi dall'isteroscopia sono incinta a 8 settimane scopro camera gestazionale vuota e beta ferme a 8200, quest'ultimo raschiamento fatto 1 mese fa. Preciso che ho fatto vari esami e tutto è perfetto. adesso mi sono affidata a uno specialista x poliabortività che mi ha dato ovofert fast prima di pranzo e cena e cardirene da 75mg dal 15° giorno del ciclo da sospendere se il ciclo torna. La mie domande e se mi dovesse ricapitare un altro aborto, un altro raschiamento, non è meglio fare qualche esame genetico, visto che è l'unica cosa che non mai fatto? E poi i miei due aborti possono essere stati causati entrambi dal covid che sfortunatamente ho preso per ben due volte prima di scoprire di essere incinta? Grazie.

Augusto Enrico Semprini
Augusto Enrico Semprini

Cara Cristina,
come forse ha letto in altre risposte mi interesso di aborti da tanti anni. Le spiego il mio punto di vista nel pieno rispetto di quanto le è stato detto da altri specialisti A 33 anni la possibilità che una gravidanza si interrompa nel primo trimestre perché l'embrione è cromosomicamente sbilanciato è del 15%. Il che vuol dire una donna su 7. Un secondo aborto interessa una donna su 44. Come vede la possibilità abortiva è quindi elevata ed è una precauzione della natura per evitare di impegnare una donna in una gravidanza che non darebbe luogo alla nascita di un bambino vitale e sano. Unico modo per accertare se vi è un'anomalia cromosomica è quello di condurre un esame citogenetico sul tessuto abortivo. Cosa che io consiglio, spesso ascoltato, in tutte le interruzioni spontanee di gravidanza. La possibilità che la prossima gravidanza sia con buon decorso è molto elevata, perché, per la stessa regola statistica, la possibilità di aborto è del 1 su 294. Quindi dovremmo essere pronti a una bella giornata di sole. Per quanto riguarda trattamenti e terapie queste sono giustificate nelle pochissime donne che hanno una patologia uterina o sistemica che possa pregiudicare la gravidanza e non sembra il suo caso perché è stata ben studiata da ottimi specialisti. Non c'è alcuna evidenza che il covid o altre infezioni virarli possano aumentare il rischio di abortività tuttavia le consiglio comunque di vaccinarsi per le ultime varianti del covid, anche se non possiamo attribuire a questa infezione il suo problema riproduttivo. Spero di averle comunicato con chiarezza come interpretare la sua situazione e resto a sua disposizione sperando di ricevere presto buone notizie.

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