“Aggiunta” per un neonato: è la soluzione per non farlo piangere?

Dottor Leo Venturelli A cura di Leo Venturelli - Dottore specialista in Pediatria Pubblicato il 10/04/2020 Aggiornato il 20/04/2020

L'aggiunta di latte artificiale in un allattato al seno va presa in considerazione solo ed esclusivamente se il bambino non cresce. Diversamente, non è opportuno ipotizzare che pianga perché ha fame.

Una domanda di: Sabrina
Il nostro secondo figlio ha 15 giorni di vita. È nato da parto naturale 10 giorni prima del termine con un peso di 2,90 kg, ora pesa 3,06.
Ho come la sensazione che andando verso sera il mio latte diminuisca e quindi ho iniziato con giunte di 60 grammi di latte artificiale (2 volte a
notte). Il problema è che il bambino richiede sempre l’allattamento continuamente ogni 1/2 ore e piange fino a che non lo si attacca.
Poi nella maggior parte dei casi rigurgita il latte o si addormenta attaccato al seno per poi risvegliarsi quando si stacca.
Ha dei consigli da proporci? Ovviamente è molto irrequieto e io sono molto stressata da questa situazione. Grazie.

Leo Venturelli
Leo Venturelli

Cara mamma,
innanzi tutto mi permetto di dirle che si ricorre all’aggiunta di latte artificiale nel momento in cui si comprende in modo chiaro che il bambino non cresce abbastanza. Solo questa eventualità giustifica infatti la decisone di offrire del latte artificiale a un allattato al seno. Invece a volte succede, come nel suo caso, che a fronte del pianto inconsolabile del bambino, magari dovuto non già a poppate scarse ma alle coliche o addirittura a una dgestione che il troppo latte assunto rende un po’ fastidiosa, la mamma si faccia prendere dall’ansia e dallo sconforto e inizi a iperalimentarlo ricorrendo appunto all’aggiunta anche se magari non ve ne sarebbe affatto necessità. Così si può creare un poco felice circolo vizioso: il bimbo piange perché ha una digestione un po’ turbolenta e l’aggiunta di latte che gli viene offerta per tranquillizzarlo peggiora il problema e lo fa piangere ancora di più. Ovviamente la mia è solo un’ipotesi, che le espongo in quanto più volte ho osservato una simile situazione. Il mio consiglio è di provare a distanziare le poppate, almeno di due ore e mezzo-tre ore l’una dall’altra. Ha un marito vicino che potrebbe distrarre il piccolo, per esempio cullandolo nella carrozzina, allo scopo di prolungare l’intervallo tra un pasto e l’altro: non sentendo la mamma vicino il suo piccolo potrebbe accettare di attendere un po’ più a lungo per la sua poppata. Premesso tutto questo, verifichi comunque il peso: se questo piccino cresce 180 grammi medi alla settimana non è necessaria l’aggiunta, che potrebbe anzi infastidirlo. Direi anche, comunque, di confrontarsi (al telefono) con il suo pediatra di famiglia. Tanti cari saluti (mi faccia sapere come va, se lo desidera).

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