All’asilo c’è un bimbo aggressivo: che fare?

Dottoressa Luisa Vaselli A cura di Luisa Vaselli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 14/02/2023 Aggiornato il 18/03/2026

Una volta che si è sicuri che le maestre vigilano attentamente sull'incolumità dei piccoli, per proteggerli da un coetaneo disturbatore, è consigliabile lasciare che il proprio bambino trovi il modo per affrontare da solo la situazione difficile.

Una domanda di: Alessia
Mio figlio Martino ha 32 mesi e frequenta dall’età di un anno un asilo nido. Da quest’anno abbiamo problemi in quanto nella stessa sezione c’è un altro bambino che urla, graffia e picchia gli amichetti. Le maestre hanno cercato di dividere la sezione, dividendo anche i bambini, ma Martino ha molta paura di questo bambino e manifesta un disagio piangendo e disperandosi. Alla mattina inizia a piangere fuori dalla porta del nido, per poi avere un pianto disperato nel momento del distacco. Le maestre mi hanno detto che poco dopo in classe si tranquillizza, gioca, mangia e dorme in tutta serenità. Ed in effetti è così, perchè ho assistito di nascosto. Solamente che quando il bambino “disturbatore” si avvicina, lui scappa disperato. Cosa posso fare? Resistere al suo disagio ben sapendo che dopo è tranquillo o cercare un altro nido? Martino potrebbe fare l’anticipatario alla scuola materna, ma io non sono favorevole. Grazie!

Luisa Vaselli
Luisa Vaselli

Salve, questa è una domanda molto interessante, che riguarda una situazione che credo molti genitori si saranno trovati a fronteggiare. Nella mail non specifica se oltre al nuovo bambino al nido ci sono situazioni mutate anche a casa, se sta togliendo il ciuccio, il pannolino, se è nato un fratellino oppure ci sono stati cambiamenti nel corpo docente; quindi do per assunto che il nuovo comportamento di suo figlio sia dovuto all’arrivo di questo bimbo aggressivo. Per Martino trovarsi di fronte un disturbatore del genere è di sicuro destabilizzante, però mi creda, anche se può stentare a farlo, anche se mie parole possono sembrarle assurde, suo figlio in questo momento critico sta affrontando un’esperienza fondamentale per la sua crescita: sta imparando che ci possono essere persone difficili da affrontare, nel suo disagio troverà gli strumenti per superare una situazione ostica. Nella vita non di rado gli capiterà – purtroppo – di trovarsi in circostanze spiacevoli, ansiogene, complicate che richiederanno la capacità di sbrogliarsela. Ecco, Martino adesso sta allenandosi a farlo. Comprendo perfettamente che non sia bello vedere il proprio figlio entrare piangendo a scuola, ma il fatto che poi si tranquillizzi e che le educatrici conoscano bene la situazione e, quindi, siano in grado di proteggere i bambini dalle intemperanze del disturbatore dovrebbe rasserenarla. Non piace a nessun genitore vedere che il figlio viene aggredito, ma salvandolo anche quando non è necessario (e in questo caso in effetti non lo è) perché può benissimo cavarsela da solo rischiamo che nelle situazioni stressanti non sia capace di trovare un suo modo di gestire la frustrazione o anche solo alternative di ”sopravvivenza”. Cambiargli scuola non mi sembra dunque una buona idea, molto meglio è, invece, aiutarlo a capire come destreggiarsi nella situazione spiacevole, anche assicurandogli che può farcela. Parlargli di quello che succede a scuola con il bambino aggressivo è consigliabile, come lo è incoraggiarlo a spiegare quello che prova, mostrando interesse per le sue emozioni e facendogli sentire che “ci siete” ma niente di più. Il messaggio da trasmettere è che voi genitori siete sicuri che saprà cavarsela benissimo senza bisogno del vostro intervento diretto. Con cordialità.

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