Apparecchi elettrici e rischi connessi

Dottor Aldo Messina A cura di Dottor Aldo Messina Pubblicato il 10/12/2020 Aggiornato il 10/12/2020

Gli studi riguardo l'influenza sulla salute dei campi elettrici e dei campi magnetici sono scarsi.

Una domanda di: Daniele
Buongiorno, in merito ad una domanda e ad una risposta di un vostro esperto letta recentemente, avrei alcune preoccupazioni e domande da rivolgere.
Dunque io ho due figli, una di 2 anni e mezzo e uno di pochi mesi. Poiché viviamo in un bilocale, i bimbi dormono in soggiorno, dove ci sono
ovviamente alcuni apparecchi elettrici (tv, pianola elettrica, router del Wifi e così via). Siccome ho letto che i campi magnetici cessano di esistere nel momento
in cui l’oggetto non è in funzione, mentre i campi elettrici ci sono indipendentemente se l’oggetto sia spento o meno, mi domandavo se dormire in
una stanza con vicino (nella stessa stanza) ad esempio alla tv o al router del Wifi potesse essere dannoso (gli apparecchi sono spenti). Dovrei
staccare ogni sera la spina per far sì che non ci sia il campo elettrico? Sarebbe sufficiente? Inoltre, poiché sia io sia mia moglie lavoriamo spesso
e da anni in smart working (anche prima della pandemia) mi domandavo se, poiché spesso utilizziamo pc e telefoni cellulari vicino ai nostri figli,
piccoli (nella risposta del precedente lettore parlavate anche di cellulari) e poiché anche se non ci sono studi conclusivi vi è il dubbio che
questi apparecchi possano aumentare il rischio di tumori, se dovrei fare qualche accertamento ai miei bambini dato l’uso molto intenso che sia io sia
mia moglie abbiamo fatto di questo dispositivi anche vicino a loro (per quanto concerne mia moglie, anche in gravidanza utilizzava molto pc e
cellulare, anche per navigare in internet e mandare mail quindi abbastanza vicino al pancione. Grazie.
Aldo Messina
Aldo Messina

Gentile e attento papà, grazie.
L’argomento che proponi è di sicuro e generale interesse anche perché le tue affermazioni sono corrette.
Gli strumenti elettrici, industriali e domestici ,producono sia campi elettrici che magnetici. I primi aumentano di intensità con l’aumentare del voltaggio stesso e vengono misurati in volt per metro (V/m). Sono spesso presenti anche quando gli strumenti sono spenti purché, ovviamente, se connessi alla rete elettrica.
I campi magnetici, invece, dipendono dal flusso di corrente e sono misurati in unità di Gauss o di Tesla. Sono la conseguenza del flusso e dell’intensità della corrente utilizzata. Pertanto perché si verifichi un campo magnetico è necessario che lo strumento venga acceso e che vi sia il passaggio di corrente. Tutti i corpi, compresa la madre terra, emettono onde elettromagnetiche e quindi esiste nell’ambiente una radiazione elettromagnetica di fondo. L’evoluzione tecnologica ha però portato alla produzione di campi elettromagnetici da sorgenti artificiali. Le onde elettromagnetiche sono costituite da infinitesimali pacchetti di energia, chiamati fotoni, caratterizzati da una lunghezza d’onda, dalla frequenza e dall’energia. Quest’ultima è direttamente proporzionale alla frequenza: più alta è la frequenza, maggiore sarà la quantità di energia di ogni fotone. Quando l’energia prodotta è bassa, il fotone non è in grado di rompere gli atomi che attraversa e di creare atomi “zoppi”, che sono detti ioni. Se la radiazione non produce ioni, sarà ovviamente detta non ionizzante. Le onde radio e quelle dei cellulari sono radiazioni non ionizzanti, quelle prodotte da elementi radioattivi sono classificate come ionizzanti. Esempio di queste ultime sono i raggi X, quelli gamma e le frequenze estreme degli ultravioletti.
E veniamo al tema dei tumori. Non si comprende perché quando si suppone un danno determinato dalla moderma civiltà, si chiami in causa sempre la patologia neoplastica.
Relativamente al danno da radiazioni non ionizzanti (quelle che non formamno atomi”zoppi”) probabilmente uno dei fattori più importanti nel determinare patologia, oltre al tempo di soministrazione, è la distanza. In generale il campo si riduce rapidamente nello spazio. Sembrerebbe che tra gli apparecchin elettrici quelli in grado di determinare maggior danno siano le radiosveglie. Se la presenza dei campi elettrici si protrae nel tempo e se la loro azione è indirizzata direttamente, queste determinano danni alla pelle, agli occhi e riscaldamento dei tessuti.
I raggi gamma, i raggi X e la porzione ad alta frequenza degli ultravioletti che insieme costituiscono le radiazioni ionizzanti, trasportano invece una quantità tale di energia da liberare, ionizzandoli, elettroni da atomi o molecole. Determinano la formazione di atomi ”zoppi” che, in quanto tali, non funzionano correttamente. Il danno alle struttutture viventi risulterà evidente e può essere di tipo neoplasatico.
Siamo negli anni Novanta quando l’architetto Ugo Sasso introduce il concetto di bioarchitettura, che prevede, tra l’altro, un’ ampia interdisciplinarità ivi incluse le problematiche relative ai flussi di corrente negli ambienti domestici. Un aspetto della bioarchitettura è l’ecoarchitettura che consiglia, ad esempio, di evitare di porre il capezzale del letto laddove vi sia (anche all’interno delle mura) un notevole passaggio di corrente elettrica.
L’organo preposto alla misurazione dei campi elettromagnetici è l’A.R.P.A. (agenzia regionale per l’ambiente) di concerto con le aziende sanitarie. Ma ben difficilmente si otterrà un loro intervento nelle abitazioni private, essendo supposto che le strumentazioni in commercio siano già state esaminate e validate dal punto di vista del possibile danno alla salute.
In realtà, come affermato nella lettera, gli studi in materia sono carenti e nel dubbio si preferisce autorizare la vendita piuttosto che evitarne la commercializzazione.
Pertanto, se davvero si vuole approfondire il tema e conoscere l’entità della singola esposizioone, consiglio di acquistare (se ha difficoltà di reperimento potrà richiederlo sul web) un contatore Geiger.
Con circa duecento euro di spesa, questa strumentazione rileva e quantifica la presenza di particelle beta, gamma e raggi gamma.
I modelli più avanzati consentono il collegamento con Bluetooth per gli smartphone Android / iPhone. In questo ultimo caso, per evitare radiazioni ne … produrrà delle altre!
Con cordialità.

Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.

Se non trovi la risposta al tuo quesito, fai la tua domanda ai nostri specialisti. Ti risponderemo prima possibile. Fai una domanda all’esperto

Aldo Messina
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Gentile e attento papà, grazie.
L’argomento che proponi è di sicuro e generale interesse anche perché le tue affermazioni sono corrette.
Gli strumenti elettrici, industriali e domestici, producono sia campi elettrici che magnetici. I primi aumentano di intensità con l’aumentare del voltaggio stesso e vengono misurati in volt per metro (V/m). Sono spesso presenti anche quando gli strumenti sono spenti purché, ovviamente, se connessi alla rete elettrica.
I campi magnetici, invece, dipendono dal flusso di corrente e sono misurati in unità di Gauss o di Tesla. Sono la conseguenza del flusso e dell’intensità della corrente utilizzata. Pertanto perché si verifichi un campo magnetico è necessario che lo strumento venga acceso e che vi sia il passaggio di corrente. Tutti i corpi, compresa la madre terra, emettono onde elettromagnetiche e quindi esiste nell’ambiente una radiazione elettromagnetica di fondo. L’evoluzione tecnologica ha però portato alla produzione di campi elettromagnetici da sorgenti artificiali. Le onde elettromagnetiche sono costituite da infinitesimali pacchetti di energia, chiamati fotoni, caratterizzati da una lunghezza d’onda, dalla frequenza e dall’energia. Quest’ultima è direttamente proporzionale alla frequenza: più alta è la frequenza, maggiore sarà la quantità di energia di ogni fotone. Quando l’energia prodotta è bassa, il fotone non è in grado di rompere gli atomi che attraversa e di creare atomi “zoppi”, che sono detti ioni. Se la radiazione non produce ioni, sarà ovviamente detta non ionizzante. Le onde radio e quelle dei cellulari sono radiazioni non ionizzanti, quelle prodotte da elementi radioattivi sono classificate come ionizzanti. Esempio di queste ultime sono i raggi X, quelli gamma e le frequenze estreme degli ultravioletti.
E veniamo al tema dei tumori. Non si comprende perché quando si suppone un danno determinato dalla moderma civiltà, si chiami in causa sempre la patologia neoplastica.
Relativamente al danno da radiazioni non ionizzanti (quelle che non formamno atomi”zoppi”) probabilmente uno dei fattori più importanti nel determinare patologia, oltre al tempo di soministrazione, è la distanza. In generale il campo si riduce rapidamente nello spazio. Sembrerebbe che tra gli apparecchin elettrici quelli in grado di determinare maggior danno siano le radiosveglie. Se la presenza dei campi elettrici si protrae nel tempo e se la loro azione è indirizzata direttamente, queste determinano danni alla pelle, agli occhi e riscaldamento dei tessuti.
I raggi gamma, i raggi X e la porzione ad alta frequenza degli ultravioletti che insieme costituiscono le radiazioni ionizzanti, trasportano invece una quantità tale di energia da liberare, ionizzandoli, elettroni da atomi o molecole. Determinano la formazione di atomi ”zoppi” che, in quanto tali, non funzionano correttamente. Il danno alle struttutture viventi risulterà evidente e può essere di tipo neoplasatico.
Siamo negli anni Novanta quando l’architetto Ugo Sasso introduce il concetto di bioarchitettura, che prevede, tra l’altro, un’ ampia interdisciplinarità ivi incluse le problematiche relative ai flussi di corrente negli ambienti domestici. Un aspetto della bioarchitettura è l’ecoarchitettura che consiglia, ad esempio, di evitare di porre il capezzale del letto laddove vi sia (anche all’interno delle mura) un notevole passaggio di corrente elettrica.
L’organo preposto alla misurazione dei campi elettromagnetici è l’A.R.P.A. (agenzia rtegionale per l’ambiente) di concerto con le aziende sanitarie. Ma ben difficilmente si otterrà un loro intervemto nelle abitazioni private, essendo supposto che le strumentazioni in commercio siano già state esaminate e validate dal punto di vista del possibile danno alla salute.
In realtà, come affermato nella lettera, gli studi in materia sono carenti e nel dubbio si preferisce autorizare la vendita piuttosto che evitarne la commercializzazione.
Pertanto, se davvero si vuole approfondire il tema e conoscere l’entità della singola esposizioone, consiglio di acquistare (se ha difficoltà di reperimento potrà richiederlo sul web) un contatore Geiger.
Con circa duecento euro di spesa, questa strumentazione rileva e quantifica la presenza di particelle beta, gamma e raggi gamma.
I modelli più avanzati consentono il collegamento con Bluetooth per gli smartphone Android / iPhone. In questo ultimo caso, per evitare radiazioni ne … produrrà delle altre!
Con cordialità.

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Gentile e attento papà, grazie.
L’argomento che proponi è di sicuro e generale interesse anche perché le tue affermazioni sono corrette.
Gli strumenti elettrici, industriali e domestici ,producono sia campi elettrici che magnetici. I primi aumentano di intensità con l’aumentare del voltaggio stesso e vengono misurati in volt per metro (V/m). Sono spesso presenti anche quando gli strumenti sono spenti purché, ovviamente, se connessi alla rete elettrica.
I campi magnetici, invece, dipendono dal flusso di corrente e sono misurati in unità di Gauss o di Tesla. Sono la conseguenza del flusso e dell’intensità della corrente utilizzata. Pertanto perché si verifichi un campo magnetico è necessario che lo strumento venga acceso e che vi sia il passaggio di corrente. Tutti i corpi, compresa la madre terra, emettono onde elettromagnetiche e quindi esiste nell’ambiente una radiazione elettromagnetica di fondo. L’evoluzione tecnologica ha però portato alla produzione di campi elettromagnetici da sorgenti artificiali. Le onde elettromagnetiche sono costituite da infinitesimali pacchetti di energia, chiamati fotoni, caratterizzati da una lunghezza d’onda, dalla frequenza e dall’energia. Quest’ultima è direttamente proporzionale alla frequenza: più alta è la frequenza, maggiore sarà la quantità di energia di ogni fotone. Quando l’energia prodotta è bassa, il fotone non è in grado di rompere gli atomi che attraversa e di creare atomi “zoppi”, che sono detti ioni. Se la radiazione non produce ioni, sarà ovviamente detta non ionizzante. Le onde radio e quelle dei cellulari sono radiazioni non ionizzanti, quelle prodotte da elementi radioattivi sono classificate come ionizzanti. Esempio di queste ultime sono i raggi X, quelli gamma e le frequenze estreme degli ultravioletti.
E veniamo al tema dei tumori. Non si comprende perché quando si suppone un danno determinato dalla moderma civiltà, si chiami in causa sempre la patologia neoplastica.
Relativamente al danno da radiazioni non ionizzanti (quelle che non formamno atomi”zoppi”) probabilmente uno dei fattori più importanti nel determinare patologia, oltre al tempo di soministrazione, è la distanza. In generale il campo si riduce rapidamente nello spazio. Sembrerebbe che tra gli apparecchin elettrici quelli in grado di determinare maggior danno siano le radiosveglie. Se la presenza dei campi elettrici si protrae nel tempo e se la loro azione è indirizzata direttamente, queste determinano danni alla pelle, agli occhi e riscaldamento dei tessuti.
I raggi gamma, i raggi X e la porzione ad alta frequenza degli ultravioletti che insieme costituiscono le radiazioni ionizzanti, trasportano invece una quantità tale di energia da liberare, ionizzandoli, elettroni da atomi o molecole. Determinano la formazione di atomi ”zoppi” che, in quanto tali, non funzionano correttamente. Il danno alle struttutture viventi risulterà evidente e può essere di tipo neoplasatico.
Siamo negli anni Novanta quando l’architetto Ugo Sasso introduce il concetto di bioarchitettura, che prevede, tra l’altro, un’ ampia interdisciplinarità ivi incluse le problematiche relative ai flussi di corrente negli ambienti domestici. Un aspetto della bioarchitettura è l’ecoarchitettura che consiglia, ad esempio, di evitare di porre il capezzale del letto laddove vi sia (anche all’interno delle mura) un notevole passaggio di corrente elettrica.
L’organo preposto alla misurazione dei campi elettromagnetici è l’A.R.P.A. (agenzia rtegionale per l’ambiente) di concerto con le aziende sanitarie. Ma ben difficilmente si otterrà un loro intervemto nelle abitazioni private, essendo supposto che le strumentazioni in commercio siano già state esaminate e validate dal punto di vista del possibile danno alla salute.
In realtà, come affermato nella lettera, gli studi in materia sono carenti e nel dubbio si preferisce autorizare la vendita piuttosto che evitarne la commercializzazione.
Pertanto, se davvero si vuole approfondire il tema e conoscere l’entità della singola esposizioone, consiglio di acquistare (se ha difficoltà di reperimento potrà richiederlo sul web) un contatore Geiger.
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