Asportazione di cisti ovariche e di fibromi: “dopo” è possibile avere gravidanze?

A cura di Augusto Enrico Semprini Pubblicato il 08/07/2024 Aggiornato il 08/07/2024

Se gli interventi hanno buon esito e non lasciano strascichi e se la condizione globale dell'apparato genitale viene attentamente monitorata, successivamente può essere possibile avviare e portare a termine una gravidanza o più.

Una domanda di: Alessia
Dopo un intervento in laparoscopia per enucleazione cisti ad entrambe le ovaie e miomectomia è possibile ricercare tutte le gravidanze che si desiderano senza nessun limite?
Io sono una ragazza di 31 anni e purtroppo nel mese di marzo di quest’anno ho subito un aborto spontaneo tardivo alla diciassettesima settimana di gestazione dovuto alla rottura prematura delle membrane. Dopo avere accertato l’assenza di battito cardiaco fetale sono stata sottoposta prima ad induzione e poi a raschiamento per rimuovere la placenta. Si trattava della mia prima gravidanza. A distanza di quasi quattro mesi dall’aborto non ho ancora mai avuto le mestruazioni e purtroppo in seguito ad ecografia transvaginale e già durante la gravidanza mi sono state diagnosticate due cisti ovariche (in sede annessiale dx formazione transonica a contorni regolari di 164×95 mm; ovaio sx con immagine corpuscolata di 23 mm) ed un mioma anteriore intramurale di 26 mm. Endometrio cavitato sottile. Dalla visita ginecologica risultano campo annessiale dx aumentato di volume e che arriva 2 dita sotto ombelicale trasversa e campo annessiale sx regolare, Douglas libero, trigono negativo. Utero antiverso mobile non dolente di
76x46x39 mm con la presenza per l’appunto di un mioma. Mi è stato proposto di sottopormi ad un intervento in laparoscopia per enucleazione cisti dx e sx ed eventuale miomectomia. Ho già fatto la preospedalizzazione. Aggiungo che io attualmente ho ancora in circolo un po’ di ormone beta; inoltre sto anche seguendo una terapia, l’ennesima, per debellare un’infiammazione vaginale davvero tenace e resistente che si è sviluppata immediatamente in seguito all’aborto e che è dovuta alla presenza di numerose colonie di Gardnerella vaginalis e di Candida albicans; in gravidanza ho sviluppato ipotiroidismo e ancora oggi assumo terapia con Eutirox, sempre in gravidanza ho sofferto di ipovitaminosi D. Partendo dal presupposto che nel mio futuro desidero ardentemente costruire una famiglia numerosa con minimo tre figli nati vivi e che possano ovviamente sopravvivere, il mio quesito è il seguente: il fatto di sottopormi a tale intervento potrebbe essermi di ostacolo nella creazione della famiglia tanto numerosa che desidero? O meglio, se dovessi sottopormi a tale intervento sarebbe comunque possibile in seguito per me avere tutte le gravidanze che desidero, sia che esse si concludano con parto naturale sia che esse si concludano con parto cesareo?
I miei timori derivano dal fatto che temo che operandomi la riserva ovarica possa danneggiarsi ed impoverirsi e che le pareti dell’utero possano indebolirsi. Al tempo stesso, anche se può sembrare una contraddizione, temo che queste cisti, specialmente quella molto grande, se non rimosse possano danneggiarmi le ovaie e che anche il mioma/fibroma possa creare qualche ostacolo per le future gravidanze se non rimosso. Sto cercando di valutare i pro e i contro di entrambe le ipotesi. Con l’arrivo delle mestruazioni le cisti potrebbero riassorbirsi autonomamente? Ad oggi il mio ginecologo mi ha detto di ripetere l’esame delle beta tra un paio di settimane e se non dovessero essersi azzerate dovrò sottopormi ad isteroscopia. Ringraziandovi sin da adesso e scusandomi per essermi dilungata tanto, resto in attesa di un vostro cortese riscontro.
Cordialmente.
Augusto Enrico Semprini
Augusto Enrico Semprini

Cara Alessia,
una cisti di queste dimensioni deve essere asportata e analizzata.
Sono certo che il suo curante abbia chiesto marker di attività ovarica e che questi siano nella norma.
L’intervento è necessario e se ben condotto disturba poco la riserva ovarica.
Dato l’esito infelice di questa prima gravidanza la miomectomia complementare, secondo me, è necessaria e in fase di intervento si andrebbe a verificare che non si siano create aderenze nella cavità uterina perché questa possibilità, negli aborti tardivi, è elevata.
La principale causa di rottura prematura del sacco, su cui la maggior parte degli specialisti concorda, è una patologia infettiva che deve essere indagata con grande attenzione.
Se tutto questo viene condotto nel modo migliore le pazienti come lei hanno un buon futuro riproduttivo e quindi penso che potrà realizzare il suo desiderio di una famiglia numerosa.
Un saluto cordiale.

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