La depressione durante e subito dopo la gravidanza può influire sulla serenità del bambino anche a distanza di anni. Ma qualunque malessere oggi si può curare con ottimi risultati.
Una domanda di: Alessandro Buongiorno se una madre soffre di depressione e/o altri disturbi psicologici prima durante dopo la gravidanza, assumendo o no anche psicofarmaci, il neonato ne può risentire in qualche modo? Le scrivo questo perché il neonato sarei io anche se adesso ho 30anni e recentemente ho sofferto di attacchi di panico. Volevo sapere se c’è qualche collegamento a livello genetico/ereditario con i disturbi psicologici di mia madre. Grazie.
Angela Raimo
Caro Alessandro,
certo che ci possono essere conseguenze quando una donna in gravidanza (e presumo anche dopo) soffre di depressione: il bambino in utero, così come il neonato e poi il lattante assorbe tutto, risente dell’instabilità materna e può riportarne effetti negativi anche a distanza di anni- Posto questo, non faccia mai una colpa a sua madre di essere stata malata, sono certa che lei come tutte le mamme ha fatto comunque tutto quello che poteva e che la depressione le permetteva. Il mio consiglio ora è di guardare avanti, non ha senso cercare in un passato così lontano le radici del suo malessere di oggi perché la espone al rischio di sviluppare un rancore che non porta a nulla di buono. Gli attacchi di panico si possono curare con successo, così come il disturbo d’ansia generalizzato. Entrambi richiedono però l’aiuto di uno specialista, che la invito a consultare al più presto. Mi faccia sapere, se lo desidera. Con cordialità.
Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.
Non è comprensibile la ragione per la quale una donna che soffre di un disturbo ansioso con attacchi di panico dovrebbe sospendere i farmaci per il solo fatto di essere incinta, tanto più che medicinali che controllano i sintomi e sono compatibili con la gravidanza ci sono. »
La paroxetina è un principio attivo sicuro in gravidanza, quindi smettere di assumerla quando si aspetta un bambino può essere più dannoso che utile. Meglio non correre rischi, specialmente se il ginecologo curante consiglia di continuare a impiegarla. »
Ci sono psicofarmaci assolutamente compatibili sia con la gravidanza sia con l'allattamento: assumerli è una scelta più che corretta per affrontare bene la maternità. »
Una depressione durante la gravidanza (e dopo il parto) in effetti può influire in modo negativo sul bambino, favorendo la comparsa, quando sarà adulto, di manifestazioni come l'attacco di panico. »
Non si deve avere fretta di ricorrere a cure farmacologiche ogni volta che le tonsille si arrossano, soprattutto se il bambino ha da poco affrontato una terapia con antibiotico. »
Ci sono alcuni consigli da seguire per aiutare un bambino a rinunciare al pannolino. Tra questi, il più importante è forse quello di favorire la formazione di feci morbide e, quindi, facili da espellere. »
Oltre a somministrare un farmaco contro la malattia da reflusso (che deve necessariamente essere prescritto dal pediatra), per limitare il fenomeno è opportuno seguire alcuni accorgimenti, tra cui cercare di rallentare il tempo della poppata. »
A volte è necessario che trascorra più tempo affinché ogni più piccola anomalia si risolva. Quello che conta è comunque che il feto sia vitale e cresca a un ritmo regolare. »
Non c'è alcun rischio né per la futura mamma né per il feto se la "piaghetta" (ectropion) sanguina, eventualità frequente proprio durante la gravidanza. »