Bimba con diagnosi di “doppia corteccia”: si può operare?

Dottor Carlo Efisio Marras A cura di Carlo Efisio Marras - Dottore specialista in Neurochirurgia Pubblicato il 07/10/2019 Aggiornato il 07/10/2019

L'eterotopia sottocorticale a bande, condizione rara caratterizzata da epilessia e deficit cognitivo, non può essere affrontata chirurgicamente. Esiste però un trattamento alternativo che può migliorare la situazione.

Una domanda di: Daniela
Ho una bimba con diagnosi di doppia corteccia. Secondo lei è operabile?
Grazie.

Carlo Efisio Marras
Carlo Efisio Marras

Gentile Signora,
la gestione dell’epilessia farmacoresistente è difficile soprattutto quando le crisi epilettiche sono frequenti, intense e tali da influire negativamente sulla qualità di vita di chi le manifesta e dei suoi cari.
Si parla di farmacoresistenza quando la somministrazione di uno o due farmaci adatti per quel tipo di epilessia, a dosaggio adeguato e per un tempo sufficientemente lungo, non determina l’effetto atteso. A quel punto, la possibilità di inserimento di un terzo farmaco, ha una bassissima possibilità di controllare le crisi (inferiore al 3%).
Si stima che in Italia siano circa 80mila le persone con epilessia farmacoresistente; un terzo di questa ampia popolazione avrebbe meno di 16 anni.
Quando si conferma la farmacoresistenza e vi è il fondato sospetto del coinvolgimento di una precisa area cerebrale, si può intraprendere un percorso chirurgico. L’indentificazione dell’area epilettogena e la conferma che la sua asportazione non comporti deficit neurologici, permette l’indicazione all’intervento chirurgico.
In pazienti adeguatamente selezionati la chirurgia consente di ottenere il completo controllo delle crisi in una percentuale variabile tra il 50 e il 90%; con o senza assunzione farmaci.
La doppia corteccia, meglio nota come eterotopia sottocorticale a bande, è una forma piuttosto rara (si riscontra quasi esclusivamente nelle bambine) e classicamente è caratterizzata da epilessia e deficit cognitivo. In questa patologia i sintomi hanno un’intensità che spesso dipende dalle dimensioni della malformazione. Le crisi epilettiche compaiono nei primi dieci anni di vita, si manifestano in maniera eterogenea e sono spesso resistenti ai farmaci.
Nell’epilessia causata da doppia corteccia l’area epilettogena è così estesa (spesso coinvolge entrambi gli emisferi cerebrali) da non considerarla candidabile alla chirurgia resettiva (di asportazione della regione epilettogena).
In questi casi, soprattutto quando il numero e intensità delle crisi epilettiche è particolarmente disabilitante, esiste un’alternativa terapeutica chirurgica il cui obiettivo è di ridurre il numero e la durata delle manifestazioni epilettiche.
Il trattamento di neuromodulazione, attraverso l’impianto di elettrodi a livello cerebrale o su nervi (connessi a pace-maker), rappresenta una possibile alternativa terapeutica che viene utilizzata anche nei casi di epilessia severa da sindrome della doppia corteccia.
In questi casi, oltre che ridurre il numero e l’intensità delle crisi, è possibile una riduzione del tempo di alterazione dell’attenzione nel periodo immediatamente successivo alla crisi (periodo post critico) e un miglioramento globale dell’attenzione e delle funzioni cognitive.
In Italia esistono numerosi centri di chirurgia dell’epilessia riconosciuti dalla LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia, https://lice.it) a cui potreste rivolgervi per porre le vostre domande e meglio chiarire queste prospettive terapeutiche.
Un caro saluto.

Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.

Se non trovi la risposta al tuo quesito, fai la tua domanda ai nostri specialisti. Ti risponderemo prima possibile. Fai una domanda all’esperto

Le domande della settimana

Congedo parentale: è già in vigore l’estensione ai 14 anni dei figli?

19/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Paola Bernardi Locatelli

I permessi per malattia del figlio hanno subito importanti novità dal 1° gennaio 2026. Attualmente si è ancora in attesa delle istruzioni dell'INPS.   »

Ragazzina con tosse secca e stizzosa che non passa

15/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Giorgio Longo

Se le terapie effettuate contro la tosse non portano risultati e se gli accertamenti effettuati per capire le cause della tosse non hanno fatto emergere nulla, occorre pensare che il sintomo abbia un'origine psicosomatica, eventualità non certo rara in adolescenza.   »

Bimbo di tre anni che respinge la nonna che lo ha cresciuto

12/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Serena Mongelli

Può capitare che il bambino cambi improvvisamente atteggiamento nei confronti di qualcuno che si è sempre preso cura di lui. Quando succede non è consigliabile metterla sul piano personale mentre è opportuno mantenere nei suoi confronti un comportamento sereno, accogliente, affettuoso.   »

Gravidanza inaspettata e assunzione di molti alcolici

12/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Floriana Carbone

Nella maggior parte dei casi, i comportamenti rischiosi assunti prima di sapere che la gravidanza è iniziata o determinano un aborto spontaneo oppure non causano alcun danno all'embrione. Si tratta della cosiddetta "legge del tutto o del nulla".   »

Allattamento: che fare se il bambino rifiuta uno dei due seni?

07/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Giovanna Sottini, puericultrice e maternal personal trainer

La preferenza per una delle due mammelle può dipendere dal fatto che il bambino si trova meglio in una posizione piuttosto che nell'altra. Esiste, comunque, un modo per "ingannarlo" affinché inizi a succhiare da entrambi i seni.   »

Mamma e papà con influenza forte: è giusto affidare il neonato alla nonna?

05/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

La scelta di allontanare un figlio appena nato quando si è colpiti da una malattia altamente contagiosa è saggia e si può escludere che induca il bambino a non volere più la mamma una volta guarita.   »

Fai la tua domanda agli specialisti