Bimba con la scabbia: potrebbe aver contagiato il fratellino?

Dottoressa Floria Bertolini A cura di Dottoressa Floria Bertolini Pubblicato il 28/10/2020 Aggiornato il 01/11/2020

La scabbia è contagiosissima, quindi è possibile che tutto il nucleo familiare la sviluppi, compresi quindi i piccolissimi.

Una domanda di: Claudia
Vorrei avere un’ informazione. Mia figlia di 12 anni ha contratto la scabbia che sta curando con delle apposite pomate, ma
stamattina controllando il fratellino che ha 1 mese ho visto dei puntini sospetti. Come si cura la scabbia (ovviamente se fosse quella) nei neonati?
Floria Bertolini
Floria Bertolini

Gentile Signora Claudia,
la scabbia è una malattia parassitaria contagiosa, caratterizzata da intenso prurito e manifestazioni cutanee, che nell’adulto sono distribuite agli spazi interdigitali, ai polsi, ai gomiti, ai pilastri ascellari, ai genitali maschili, ai capezzoli delle donne e sul palmo delle mani. Nel caso di un neonato le manifestazioni interessano zone differenti dalle tipiche sedi per le persone adulte, vale a dire interessano testa, collo, palme delle mani e pianta dei piedi.
La via di trasmissione più frequente è il contatto cutaneo diretto (tra gli adulti i rapporti sessuali sono la via preferita), ma anche la condivisione del letto e del divano possono favorire la trasmissione, per cui in famiglia è facile la trasmissione tra congiunti. Per questo motivo la cura della persona affetta da scabbia, comprende il trattamento di tutto il nucleo familiare, con modalità differenti se si tratta di familiare sintomatico oppure no.
La scabbia è causata dal Sarcoptes scabiei, varietà hominis, un acaro non visibile a occhio nudo. La femmina dell’acaro scava una galleria nello strato corneo dell’epidermide (lo strato più superficiale della pelle), dove deposita le uova. Queste si schiudono entro sette giorni, liberando una larva che fuoriesce dal tunnel scavando brevi cunicoli sulla superficie cutanea, dove rimane sino a maturazione.
L’inizio della sintomatologia pruriginosa della scabbia è circa un mese dopo l’infestazione.
I preparati che vengono usati per la terapia locale sono a base di permetrina 5% o di benzil benzoato (differenti concentrazioni in commercio – tra 10 e 25%), oppure di bisbutilcarboetilene al 50% e vengono applicate dopo un bagno caldo, utile a favorire la penetrazione del prodotto applicato sulla pelle entro i cunicoli cutanei scavati dal parassita. Sono applicati con modalità differente tra loro (numero di applicazioni e numero di giorni) secondo le loro proprietà. Dopo il bagno caldo, si applica il prodotto consigliato dallo specialista, per il numero di giorni indicati in ricetta. L’applicazione deve riguardare tutto il corpo e, l’attenzione, deve riguardare soprattutto le pieghe interdigitali.
Contemporaneamente andranno messi a lavare tutti gli indumenti utilizzati, cambiate lenzuola, coperte, asciugamani, e rinchiusi in sacchi di naylon cuscini, materassi, poltrone e divani (che non possono essere messi a lavare) per sette giorni. Gli indumenti o la biancheria che possono essere lavati a 90°C verranno così sanificati, quanto non può essere lavato va chiuso in sacchi di naylon per una settimana, dopodiché i capi vanno puliti secondo le indicazioni riportate sull’etichetta.
Nei pazienti affetti da scabbia e nei loro familiari sintomatici l’applicazione del prodotto consigliato dallo specialista va ripetuta dopo sette giorni (non più lavando nuovamente tutto), per colpire le larve, eventualmente sopravvissute, in quanto nello stadio di uova al primo trattamento (le uova non vengono debellate dal trattamento). Per i familiari asintomatici basta solo il primo trattamento, che va efefttuato lo stesso giorno d atutta la famiglia.
Dopo il trattamento, ma anche nei giorni che intercorrono tra la prima e la seconda applicazione, è necessario idratare la pelle ed eventualmente (sempre su prescrizione dello specialista) ricorrere anche all’uso di cortisone in associazione ad antibiotico in crema a causa di irritazioni, se non veri eczemi, secondari all’uso dei prodotti antiscabbia. Viene impiegato anche, per un mese dalla guarigione, un antistaminico sistemico per il prurito che altrimenti persiste sempre a causa dello stimolo immunologico causato dal parassita.
Il prodotto più usato in neonatologia è la permetrina 5% , ma è registrata per l’uso a partire dall’età di due mesi.
Certamente è necessaria valutazione dello specialista dermatologo per il bambino, prima di qualsiasi trattamento, per avere la certezza della diagnosi. Un neonato impone particolari precauzioni relative a qualsiasi terapia quindi non si può fare nulla di prorpia iniziativa. Mi tenga informata, se le fa piacere. Con cordialità.

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