In linea generale, quando il tampone risulta positivo allo streptococco è sempre più opportuno somministrare al bambino l'antibiotico, ma il pediatra può avere una precisa ragione per non prescriverlo. Chiedergliela è consigliabile.
Una domanda di: Elisa Mia figlia di tre anni e mezzo ha avuto due giorni di febbre (dai 37.7 ai 38.7) per due giorni con male alla gola, chiamata la guardia medica mi consiglia di fare un tampone per lo streptococco a casa poiché una compagna di classe è positiva. La bambina risulta anche lei positiva ma già dal terzo giorno non ha più febbre, il pediatra dopo averla visitata, avendo visto che “stava bene” (non presentava più febbre e gola arrossata) decide anche se positiva di non darle l’antibiotico. Posso stare tranquilla? La bambina apparentemente sta bene (solo un po’ di inappetenza) e naso chiuso. Posso sorgere complicanze senza antibiotico? Grazie.
Giorgio Longo
Gentile signora, io penso che l’antibiotico sarebbe stato da dare, se non fosse altro che per interrompere la contagiosità. Ma principalmente perché il reumatismo articolare acuto può essere la complicanza di una faringotonsillite streptococcica e il trattamento antibiotico, anche tardivo, può servire per evitarlo. La complicanza reumatica (che non e’ cosa da poco!) è però oggi un evento molto raro e ancora di più all’età della bambina. Forse il pediatra ha considerato questo, o magari anche il fatto che l’amoxicillina, che è l’antibiotico di scelta per questa condizione, oggi non si trova più nelle formulazioni pediatriche in molte parti d’Italia (sic!) e darle un altro antibiotico, magari meno efficace, o con più effetti secondari, lo ha considerato poco opportuno in una bambina già guarita da sola. Provi a parlare alla sua pediatra di questa mia ipotesi così da poter stare tranquilla: è sempre opportuno capire le ragioni per le quali il pediatra del proprio bambino prende le sue decisioni. Con cordialità.
Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.
Non si deve avere fretta di ricorrere a cure farmacologiche ogni volta che le tonsille si arrossano, soprattutto se il bambino ha da poco affrontato una terapia con antibiotico. »
Le nostre linee guida in caso di faringite da streptococco consigliano di somministrare l'antibiotico per sei giorni, quindi sospenderlo qualche giorno prima dei 10 giorni suggeriti non espone a particolari rischi di ricadute. »
La terapia antibiotica contro lo streptococco si dimostra efficace anche per periodi più brevi rispetto ai 10 giorni indicati dalle linee guida. E i vantaggi riguardano anche una riduzione dell'attuale grave problema dell'antibiotico-resistenza. »
Se lo streptococco resiste nonostante l'antibiotico, ma il bambino sta bene, cioè non ha febbre né altri sintomi, non si deve fare più nulla, ci si può dimenticare della sua presenza. »
Può capitare che un'infezione da streptococco ricompaia dopo una cura con antibiotico perché quest'ultimo è stato assunto in una dose inferiore a quella opportuna (come spesso avviene). »
Non si deve avere fretta di ricorrere a cure farmacologiche ogni volta che le tonsille si arrossano, soprattutto se il bambino ha da poco affrontato una terapia con antibiotico. »
Ci sono alcuni consigli da seguire per aiutare un bambino a rinunciare al pannolino. Tra questi, il più importante è forse quello di favorire la formazione di feci morbide e, quindi, facili da espellere. »
Oltre a somministrare un farmaco contro la malattia da reflusso (che deve necessariamente essere prescritto dal pediatra), per limitare il fenomeno è opportuno seguire alcuni accorgimenti, tra cui cercare di rallentare il tempo della poppata. »
A volte è necessario che trascorra più tempo affinché ogni più piccola anomalia si risolva. Quello che conta è comunque che il feto sia vitale e cresca a un ritmo regolare. »
Non c'è alcun rischio né per la futura mamma né per il feto se la "piaghetta" (ectropion) sanguina, eventualità frequente proprio durante la gravidanza. »