Bimba di 11 mesi che non si gira quando viene chiamata: può essere un segno di autismo?
A cura di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria
Pubblicato il 03/06/2024
Aggiornato il 04/03/2026 La diagnosi di disturbo dello spettro autistico può essere formulata individuando specifici comportamenti manifestati dal bambino. Di certo non può essere effettuata "da remoto", senza avere modo di vedere il bambino né di approfondire, attraverso le parole dei genitori, i suoi atteggiamenti e il suo modo di interagire sotto il profilo sociale.
Una domanda di: Alessia
Salve, scrivo perché da qualche mese sono un po’ in ansia per la mia bambina di 11 mesi. Ho notato già da tempo che è molto “distratta”, nel senso che spesso durante il giorno, anche durante il gioco, si incanta a fissare il niente (anche semplicemente il muro) e ci mette qualche secondo prima di tornare in sé,col nostro aiuto. Tra l’altro è sempre stata una bambina molto sorridente,c oi nonni con tutti, ma da un paio di mesi la trovo cambiata, ride e sorride solo quando cerco in tutti i modi di farla ridere, ma soprattutto la cosa che mi preoccupa di più è che molto raramente, direi quasi mai, si gira verso di noi quando la chiamiamo o cerchiamo di attirare la sua attenzione. Preciso che abbiamo cercato di chiamarla in diverse circostanze, mentre gioca mentre non fa niente che possa distrarla, nell’ambiente di casa propria ed anche fuori: per esempio, spesso la lascio qualche ora dai nonni, e quando torno e la chiamo, non si gira neanche a guardarmi. Quando poi mi vede si vuole gettare tra le mie braccia. Ma non è sorda perché per esempio alla sigla del tg5 o altri giochi tipo un gatto che miagola si gira sempre, qualsiasi cosa stia facendo…o mentre le canto una canzoncina che le piace mi guarda e si agita felice. Inoltre ho notato che a volte si agita molto e si dà degli schiaffi sul volto. Si perde molto a giocare a tirare un capello sottilissimo biondo che a malapena si vede tra le mani, e ci passa tanto tempo. Insomma ho un po’ l’ansia perché vedo dei comportamenti strani. Specifico che non si volta al richiamo di nessuno, neanche dei nonni che adora molto e che prima lo faceva, non moltissimo ma lo faceva. Dice mamma anche se adesso non lo dice spesso, è più silenziosa di prima. La lallazione è partita qualche mese fa ma usa poco il linguaggio perché è una bimba che si perde molto nei suoi giocattoli, con espressione un po’ corrucciata. Gattona da poco, si alza in piedi da sola, è una grande mangiona, insomma su queste cos’è mai avuto problemi, ma è proprio il suo “comportamento “ sociale che mi sta preoccupando ed ho paura possano essere segni precoci di possibile autismo: tutti mi dicono di aspettare perché è presto per fare una qualsiasi valutazione. Grazie.

Angela Raimo
Gentile signora, prima di tutto vorrei capire chi sono questi tutti che le dicono che è presto per fare qualunque valutazione: si tratta del suo pediatra? Di un neuropsichiatra infantile? Perché in questo caso le dico già che può stare tranquilla, nel senso che se uno specialista dopo aver visitato la bambina le ha detto che si può aspettare significa che non c’è motivo di allarmarsi. In generale, l’obiettivo a cui si guarda è sempre la diagnosi precoce perché in caso di disturbi dello spettro autistico iniziare il trattamento il prima possibile è importante. Allo stesso tempo, si indica come possibile epoca di esordio dei disturbi “la prima infanzia”, ovvero non si precisa entro che età si possono evidenziare i primi segnali d’allarme. Non potendo io vedere sua figlia non posso certo dirle niente di più, perché la diagnosi di un disturbo delle spettro autistico si può fare dopo attenta valutazione del bambino, per poter comprendere se l’interazione sociale, sia dal punto di vista del linguaggio sia degli atteggiamenti, è compromessa, e se siano presenti comportamenti, interessi e atività ripetitivi, stereotipati, limitati. Il mio consiglio è quello di confrontarsi di nuovo con il suo pediatra, per valutare con lui l’opportunità di far visitare la bambina a un neuropsichiatra infantile così da togliersi ogni dubbio. Personalmente, è mia abitudine partire dal presupposto che la preoccupazione di una mamma meriti sempre di essere approfondita e che sia più proficuo un eccesso di zelo, che spinge a sottoporre un bambino a un controllo che può rivelarsi inutile, piuttosto che una trascuratezza, che può ritardare il momento di intervenire, a svantaggio della possibilità di ottenere dalle cure il migliore risultato possibile. Mi tenga aggiornata, se le fa piacere. Cari saluti.
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