Una bambina che preferisce giocare da sola può agire secondo il proprio temperamento riservato e riflessivo e non necessariamente perché interessata da un disturbo. L'opportunità di una visita del neuropsichiatra infantile va comunque valutata con l'aiuto del pediatra curante.
Una domanda di: Ecaterina Bimba 3 anni e mezzo, con problemi di socializzazione sia con adulti che con bambini. Dal colloquio con le maestre è emerso appunto che fa fatica ad integrarsi nel gioco con altri bimbi, non si isola, però preferisce un gioco solitario. Abbiamo provato a farla giocare con un compagno alla volta a casa nostra, in questo contesto, in un primo momento, la bimba tende a ripetere quello che dice l’altro bimbo, sembra che non sappia cosa dire/fare in quel momento. Passato un po’ di tempo la bimba gioca e interagisce normalmente. È da indagare? Grazie.
Angela Raimo
Cara signora, non è davvero possibile stabilire se la bambina debba essere visitata da un neuropsichiatra infantile in base alle quasi nulle informazioni che riferisce. Una cosa però è certa: se la bambina quando è con un amichetto da un certo momento in avanti “gioca e interagisce normalmente” (cito le sue parole) significa che tutti questi problemi in realtà non ci dovrebbero essere. Un bambino affetto da un disturbo dello spettro autistico (penso che lei tema questo, dico bene?) non ha periodi di adattamento al gioco dopo i quali si rapporta nella maniera che si si attende da un bimbo che non ha problemi. Il fatto che sua figlia preferisca giocare da sola può essere una scelta dettata da un temperamento naturalmente riservato che a mio avviso va rispettato e non forzato. Bisogna infatti anche imparare ad accettare che i figli non agiscano secondo un copione prestabilito, in base a quanto i genitori e gli insegnanti ritengono sia corretto. Ricordiamoci che non tutti i bambini sono uguali, non tutti corrispondono a uno stesso modello. Detto tutto questo, non posso escludere nulla perché ripeto ne so troppo poco di questa bambina e non ho modo di osservarla, quindi non posso che suggerirle di parlare dei suoi dubbi con il pediatra curante per poi valutare con lui l’opportunità di consultare un neuropsichiatra infantile. Mi tenga aggiornata, se lo desidera. Cari saluti.
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