Bimba di due anni che sbatte la testa contro tutto

Dottoressa Luisa Vaselli A cura di Luisa Vaselli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 05/04/2022 Aggiornato il 27/03/2026

I bambini piccoli possono esprimere i loro sentimenti negativi assumendo atteggiamenti di autolesionismo che vanno controllati con sensibilità, possibilmente senza commettere errori.

Una domanda di: Maria Rosaria
Salve, ho una bimba di due anni che quando si arrabbia inizia a sbattere la testa contro tutto. Se io la tengo e le dico “calma amore” lei la sbatte addosso a me: perché fa così e cosa posso fare? Mi aiuti, grazie mille.

Luisa Vaselli
Luisa Vaselli

Salve, i bambini sono in generale molto fisici. Tutte le loro emozioni (che peraltro non sono ancora in grado di riconoscere) vengono espresse con azioni. Anche battere la testa può essere un modo per sfogare forti emozioni, presumo rabbia, nel caso di sua figlia, da quello che scrive. Potrebbe però essere anche un mezzo per allentare lo stress prodotto da un evento che provoca in lei frustrazione o paura. Un’altra ipotesi è che questa bambina ricorra a un simile atteggiamento per allentare uno stato d’ansia, ma non si può escludere che voglia semplicemente attirare la sua attenzione. A questo ultimo proposito bisognerebbe capire se il gesto viene compiuto quando lei, mamma, si sta occupando d’altro (faccende di casa, cucina, computer, telefonata con un’amica). Se, invece, sbattere la testa fosse riconducibile a un bisogno di rilassarsi, eventualità verosimile, occorre ripensare alla routine della bambina per renderla più a sua misura. Qualunque sia il fattore scatenante, nel momento in cui inizia invitarla a calmarsi non può che aumentare la sua rabbia, la sua frustrazione, il suo eventuale smarrimento di fronte a una persona adulta che non sa vedere, né comprendere il suo disagio. Ci pensi: se a noi grandi viene detto “calma!” quando siamo in preda all’ira o all’ansia o al franco panico il nostro equilibrio emotivo diventa ancora più instabile, il nostro disagio aumenta. Le parole sono importanti. Invitare alla calma chi è agitato, e vale anche per un bambino, suona agli orecchi dell’altro come una presa in giro, anche se si è mossi dalle migliori intenzioni. Dire “calmati” equivale a dire “non ti capisco, il tuo è un capriccio privo di senso e di importanza per me”, col risultato di alimentare la rabbia da cui le reazioni forti (come sbattere la testa) sono scaturite. Cosa fare, invece, in queste situazioni? Lasciare che la rabbia sbollisca, limitandosi a vigilare che non si faccia male, senza ansia né sensi di colpa. Con tono affettuoso ma deciso può dirle: “Capisco che sei arrabbiata, penso che sia stato questo … (indicare il possibile motivo, che di certo è semplice da individuare per un genitore) a darti questo dispiacere, purtroppo non possiamo fare diversamente. Ma se ti va ci possiamo consolare abbracciandoci”. Se per caso, come spesso avviene, tutto nasce da un mero capriccio (per esempio, dal rifiuto di mettersi le scarpe o di fare il bagno …) non bisogna assolutamente cedere: fermezza e coerenza sono due grandi alleate dell’educazione, ma più ancora sono i pilastri su cui il bambino può costruire la propria autostima, e quella sicurezza di sé che non può svilupparsi se i genitori non pongono paletti di contenimento in caso di intemperanza. Un bambino che vince quando fa un capriccio è destinato a sentire confusamente dentro di sé di non essere sufficientemente sostenuto né protetto da chi invece dovrebbe proteggerlo e sostenerlo e questo può far nascere in lui una pericolosa sensazione di non avere le spalle coperte, di essere abbandonato a se stesso. Di fondamentale importanza, quando si ha lo straordinario, delicatissimo compito di prendersi cura di un bambino (di una bambina) leggere sempre a voce alta le sue emozioni, in modo da aiutarlo a identificarle. “Vedo che sei arrabbiata”, “Vedo che sei triste” ma anche “Vedo che sei felice”, “Vedo che ti diverti” sono affermazioni che aiutano il bambino a conoscere se stesso, a tutto vantaggio della sua serenità. Per contro, se non viene favorita la possibilità del bambino di focalizzare le proprie emozioni, lo si lascia in balia di se stesso, alimentando disorientamento e insicurezza. Quando si tratta di sottolineare a parole le emozioni negative, occorre comunque non farlo nel momento in cui rabbia o aggressività esplodono, ma attendere che siano sbollite, rimanendo in silenzio, in un affettuoso e partecipe silenzio. Sbagliato sarebbe invece ricorrere a rimproveri e castighi, esattamente come lo è invitare alla calma. Posto tutto questo, se la bambina dovesse continuare a sbattere molto spesso la testa con il rischio di farsi male seriamente e, allo stesso tempo, dovesse notare in lei una perdita delle abilità motorie e cognitive già acquisite (per esempio, sembra non comprendere più quello che le viene detto oppure cade a terra molto spesso o le sfuggono di mano gli oggetti con troppa frequenza) allora sì ci sarebbe motivo di preoccuparsi e tutte le ragioni per rivolgersi al pediatra per un consulto. Con cordialità.

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