Bimba di due anni e mezzo che vuole stare con il papà (e non con la mamma)

Dottoressa Angela Raimo A cura di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria Pubblicato il 29/12/2025 Aggiornato il 24/02/2026

Ci sono situazioni complicatissime da gestire in cui il comportamento materno (che pure ha tantissime giustificazioni e si può comprendere) può indurre il bambino a preferire la vita che gli offre il padre grazie ad atteggiamenti più permissivi.

Una domanda di: Simona
Scrivo per un consiglio, un aiuto indiretto. Vivo in Svizzera, ma qui l'assistenza è molto scarsa. Mia figlia di 33 anni ha una bambina di due anni e mezzo che è nata con una malattia rara, la sindrome di Waardenburg, diagnosticata quando aveva 3 mesi con una sordità bilaterale profonda. L'esame genetico conseguente ha appunto individuato la causa nella sindrome suddetta. La bambina ha oggi 2 impianti cocleari e con le protesi uditive esterne ora sente e da mesi ha iniziato a parlare.
Durante il primo anno di vita il percorso è stato molto complicato. Mia figlia è stata anche seguita da una psicologa, che però non ha aiutato molto. Mia figlia ha dovuto comunque continuare a lavorare (fisioterapista indipendente) e questo ha creato una quantità infinita di liti e discussioni con il suo compagno, che non l'ha sostenuta correttamente e pretendeva che lei lavorasse sempre di più, per aumentare le sue entrate, pur avendo lui un ottimo stipendio. Invece, sarebbe stato necessario che lei rimanesse con la bambina il più possibile. In conclusione, ora si sono lasciati e lui da poco non abita più con lei e con la bimba. Ora però vuole l'affidamento congiunto, ed è in corso una mediazione legale. In questi giorni mia figlia e mia nipote sono a Lugano da me, per le feste Natalizie, e la bambina è iperattiva, intrattabile e a più riprese dice che non vuole stare con la mamma e vuole andare a vivere col padre, il quale pur volendo l'affidamento congiunto, in realtà è poco dedicato e non sembra aver compreso che la bambina ha delle necessità maggiori di accompagnamento a causa della sordità. Anche se ora sente e parla, il processo è lungo con molta logopedia e altro.
La bambina però si comporta molto male con la mamma e apertamente dice che non vuole stare con lei e non le vuole bene. Mia figlia è molto triste e spaventata. E anche preoccupata, perché è evidente che la bambina non si sente a suo agio con lei, e mia figlia non sa come comportarsi. La differenza che io ho percepito da sempre tra mia figlia ed il padre della bambina è che lei cerca di educarla, di farla ragionare e a volte la sgrida. Lui no. Al contrario la infantilizza molto e la tratta da bambina più piccola. La tiene sempre in braccio ed è molto permissivo. Per lui è molto facile perché il tempo che trascorre con la bambina è piuttosto poco, ed anche in seguito sarà al massimo di 2 giorni a settimana, più 2 weekend al mese. Tutto il ruolo educativo resta a carico della madre, che adesso è molto a terra dopo due anni e mezzo di preoccupazioni, sofferenze, liti ed incomprensioni col compagno.
Se almeno si riuscisse a stabilire un rapporto sereno con la bambina, sarebbe un segnale di ripresa, anche emotiva. Io non so che consigli dare a mia figlia, e le ho detto di essere più serena almeno in superficie, e di pretendere meno dalla bambina e non portarla a ragionare e crescere, perché è ancora piccola, ma soprattutto perché credo che in questo momento sia più importante sviluppare un legame saldo e più felice con la mamma, piuttosto che imparare a stare a tavola composta, dare la mano per strada, ubbidire etc.
Ma tutto è molto complicato perché la bambina è davvero intrattabile e lo è da sempre, anche prima della separazione dei genitori. Sembra che la bambina preferisca il padre perché pretende poco da lei e perciò tutto è meno impegnativo, ma anche molto meno formativo, purtroppo. Per ultima cosa devo segnalare che la bambina tre mattine a settimana va in un asilo speciale, per bambini con handicap, anche gravi, perché è il solo centro in cui riceve la logopedia necessaria. Anche se per una bimba solo sorda davvero non è ideale stare in un asilo per bimbi handicappati, perché l'intrattenimento è minimo e non adeguato. In Svizzera il sistema è pessimo e ci sono pochissime strutture adatte perché la sordità è una cosa rara, poco e male seguita. Il resto del tempo la bambina va ad un nido privato normale, perché mia figlia deve lavorare per mantenersi, soprattutto adesso che lui se ne è andato e vuole pagare il meno possibile per la figlia (che è il vero motivo per cui pretende l'affidamento congiunto in base al quale il mantenimento della figlia gli costerebbe un po' meno secondo le leggi svizzere). È un caso complesso, con molti problemi, ma vi prego di darci un consiglio almeno su come sia meglio comportarsi con la bambina. Grazie. Attendo vostre notizie.

Angela Raimo
Angela Raimo

Gentile nonna Simona,
innanzitutto voglio dirle che tutto quello che dice è molto saggio, così come è giusto quello che lei pensa in relazione al comportamento di sua figlia. Stiamo parlando infatti di una bambina di appena due anni e mezzo, le regole da farle rispettare devono essere semplici e riguardare la sicurezza: sì dunque a non staccare la manina da quella dell’adulto quando si va per strada, ma il bon ton a tavola si può rimandare a più avanti, anche perché per insegnarlo serve l’esempio. Lei ritiene che il papà “infantilizzi” la sua nipotina, la tratti da bambina più piccola, ma guardi che la bambina è realmente piccola, è molto meglio ricordarselo sempre, anche perché credo che se la mamma lo facesse potrebbe migliorare la sua relazione con lei. Va detto che probabilmente sua figlia si sente in colpa per la malattia della bambina (purtroppo le mamme si addossano sempre la responsabilità dei mali dei figli e questo rende le situazioni critiche ancora più delicate), in più credo senta su di sé tutto il peso di ogni singolo passo che è necessario compiere per assicurare alla bambina una buona qualità della vita. Non stupisce che in questo caos emotivo la sua nipotina sia spesso intrattabile e desideri stare con il padre che probabilmente si rapporta con lei con più leggerezza, appunto permettendole di essere piccola. Da parte sua, cara nonna, può solo cercare di aiutare sua figlia a vivere la situazione sdrammatizzandone il più possibile i contorni (che pure sono senza dubbio faticosi). La incoraggi anche a trascorrere il tempo con la sua bambina giocando, portandola all’aperto (sì, va benissimo anche con il freddo), leggendole fiabe, disegnando, ascoltando canzoncine e ballando sulle loro note. Suggerisco dunque che le ore che trascorrono insieme siano gioiose e includano l’ascolto di quanto la bimba ha da esprimere: anche la mamma ne trarrà grande giovamento. Mi scriva ancora, se lo desidera. Le auguro un anno nuovo sereno.

L'ecolalia nei bambini è un fenomeno normale, legato allo viluppo del linguaggio. In alcuni casi, però, può essere il campanello d'allarme di un disturbo più serio, come l'autismo, per cui non va mai sottovalutata

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