Bimba di tre anni che (ancora) non parla

Dottoressa Daniela Biatta A cura di Daniela Biatta - Dottoressa specialista in Logopedia Pubblicato il 02/11/2020 Aggiornato il 10/04/2026

Ci sono vari consigli che è bene seguire per favorire l'apprendimento e l'uso del linguaggio.

Una domanda di: Antonella
Salve dottoressa, le scrivo perché sono preoccupata per mia figlia. Lei il mese prossimo compirà 3 anni ma ancora non parla o per meglio dire dice solo mamma, papà, sì, no oppure via (quando non vuole fare qualcosa), ma per tutto il resto è una bimba assolutamente normale, molto vivace e socievole e sa bene esprimersi a gesti, nel senso che per andare al bagno mi prende per mano portandomi lì senza dirmi pipì…io ho chiesto al pediatra dell’ASL di vederla per avere una sua opinione ma lui non ha voluto, dicendomi di dover aspettare il prossimo mese al compimento dei tre anni (in tutta onestà non capisco cosa cambi!!). Io mi rendo conto che a causa del Covid ci sono ben altre problematiche da gestire…ma la mia preoccupazione è che mia figlia possa avere un disturbo del linguaggio o comunque vorrei capirci qualcosa di più perché da parte mia è molto frustrante quando mia figlia farfuglia per dirmi qualcosa. Io ci sto malissimo perché non la capisco e di conseguenza anche lei si innervosisce. Le chiedo gentilmente un parere. Cosa dovrei fare? La ringrazio tantissimo!

Daniela Biatta
Daniela Biatta

Cara mamma,
il linguaggio non è fatto solo di parole ma anche di melodia, gesti, sguardi, segnali, complicità. Questi elementi comunicativi sono presenti sia nel parlante che nell’ascoltatore, si riflettono nei nostri occhi e il bambino li legge meglio che un adulto. Per questo è importante non trasmettere la nostra ansia e preoccupazione, che si trasformano solitamente in un atteggiamento linguistico richiestivo, demotivante per il bambino e frustrante per noi genitori.
Vorrei non sprecare l’opportunità di parlare con Lei per spiegare che cosa è la difficoltà e/o il disturbo di linguaggio (è importante sottolineare che non tutte le difficoltà o i rallentamenti dello sviluppo linguistico sono disturbi), oppure per spiegare quale sia la differenza tra un bambino con disturbo di linguaggio e un bambino parlatore tardivo ,perché queste sono tematiche facilmente reperibili, mentre vorrei condividere alcuni suggerimenti per apportare cambiamenti fruttuosi allo stile comunicativo famigliare.
E’ essenziale stabilire il livello di partenza del bambino, attraverso la valutazione del pediatra e del neuropsichiatra infantile, il quale richiederà a sua volta un esame audiometrico per escludere possibili deficit uditivi e una valutazione da parte del logopedista. La diagnosi e l’intervento precoce sono molto importanti per risolvere e migliorare la funzione linguistica /comunicativa.
Dal punto di vista clinico/logopedico non si interviene solo sul bambino, ma anche e soprattutto sugli adulti che interagiscono con lui, ponendo grande impegno all’interazione, ricordando che il presupposto per un valido scambio verbale è la nostra capacità di cogliere e capire tutti i comportamenti comunicativi del bambino, riprendendoli e rafforzandoli. Questo per lui è gratificante e incentivante.
Essere molto propositivi e ripetitivi, in modo da sollecitare il bambino a un ascolto proficuo e a un arricchimento del vocabolario.
Porsi sempre alla sua altezza durante l’eloquio in modo che possa vedere i movimenti della nostra bocca e le espressioni del viso; questo è utile anche all’interlocutore per capire meglio la produzione del bambino quindi poter riprenderla, ripresentarla in maniera semplice e corretta, rafforzando così il desiderio nel bambino di continuare la conversazione perché si sente capito.
Il bambino dice “Nana” , il genitore riprende ”Sì , la banana! Bravo! Buona la banana, la banana è gialla!”
Mai dire al bambino “ No! Non si dice così” oppure “ Dai! Prova a dirlo bene”.
Il nostro linguaggio deve essere semplice ma non semplificato, si utilizzano parole corrette evitando diminutivi e vezzeggiativi. Dobbiamo affascinare i bambini quando parliamo attraverso la mimica del viso e la melodia della voce.
E’ fondamentale che il bambino si diverta ascoltandoci, tenerlo seduto sulle ginocchia, faccia a faccia facendo facce buffe accompagnate da suoni o parole, mantiene dinamico il contatto visivo.
Giocate con le parole e ripetetele tante volte dando al bimbo la possibilità di sentirle e vederle quindi di incamerarle nel suo vocabolario.
Ricordi sempre che è importante utilizzare ampiamente rinforzi positivi, cogliendo tutte le occasioni per il dialogo, partendo sempre dall’interesse del bambino o da ciò che sta facendo per verbalizzarlo e di seguito espanderlo .
Con cordialità.

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