A fronte si una bambina di sei mesi che si rifiuta di assaggiare le pappe, occorrono un po' di fermezza e una dose infinita di pazienza.
Una domanda di: Maristella Ho un problema con lo svezzamento. La mia bambina ha 6 mesi, compiuti la settimana scorsa, ma abbiamo difficoltà con inizio dello svezzamento. Lei non apre proprio la bocca e qualora riesca a metterle qualche cucchiaiata di pappa in bocca la maggior parte la tira giù con la lingua. Come procedere? Aspettare che sia pronta o insistere? Grazie.
Pietro Falco
Gentilissima signora Maristella,
lo svezzamento rappresenta un momento importante per la crescita alimentare del bambino. Si passa infatti da una alimentazione esclusivamente liquida ( latte) a una alimentazione semi-solida (le pappe) per poi giungere, intorno all’anno di vita, a una alimentazione quasi simile a quella dell’adulto.
Le garantisco che sua figlia è pronta assolutamente per cominciare a mangiare le prime pappe, a prescindere dalla sua ancora immatura capacità masticatoria e da quanti dentini le siano spuntati fino ad oggi. Deve dunque insistere, armandosi di santa pazienza senza demordere. Moltissimi bambini inizialmente non vorrebbero cambiare il latte con null’altro. Tenga presente che fino ad oggi sua figlia conosceva solo il sapore piuttosto dolce del latte e all’ improvviso deve invece abituarsi a nuovi molteplici sapori . Le abitudini di un bambino vanno cambiate a volte anche con un po’ di fermezza, per cui continui con la pappa e pian piano le garantisco che avrà il successo sperato. Con cordialità.
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Se il bambino mangia la pappa non è opportuno dargli immediatamente dopo il biberon di latte, che costituisce un pasto vero e proprio da non sommare ad altri piatti. »
A volte, per risolvere il problema dei risvegli notturni per la poppata è sufficiente introdurre la seconda pappa a cena. A sei mesi, infatti, il bambino potrebbe reclamare il seno di notte solo perché ha fame. »
Se a una circonferenza cranica inferiore alla media non si associa alcun segnale preoccupante e, in più, la testina cresce a un ritmo regolare, si può pensare che si tratti non già di un'anomalia, ma di una caratteristica ereditaria. »
Quando si ha il sospetto che certi atteggiamenti del proprio bambino esprimano la presenza di un disturbo dello spettro autistico è bene innanzi tutto confrontarsi con il pediatra curante e poi, anche in base al suo parere, rivolgersi a un neuropsichiatra infantile. »
Non si deve avere fretta di ricorrere a cure farmacologiche ogni volta che le tonsille si arrossano, soprattutto se il bambino ha da poco affrontato una terapia con antibiotico. »
Ci sono alcuni consigli da seguire per aiutare un bambino a rinunciare al pannolino. Tra questi, il più importante è forse quello di favorire la formazione di feci morbide e, quindi, facili da espellere. »
Oltre a somministrare un farmaco contro la malattia da reflusso (che deve necessariamente essere prescritto dal pediatra), per limitare il fenomeno è opportuno seguire alcuni accorgimenti, tra cui cercare di rallentare il tempo della poppata. »
A volte è necessario che trascorra più tempo affinché ogni più piccola anomalia si risolva. Quello che conta è comunque che il feto sia vitale e cresca a un ritmo regolare. »
Non c'è alcun rischio né per la futura mamma né per il feto se la "piaghetta" (ectropion) sanguina, eventualità frequente proprio durante la gravidanza. »