Bimbo che a un certo punto ha quasi smesso di parlare
A cura di Carla Sogos - Dottoressa specialista in Psichiatria
Pubblicato il 27/12/2022
Aggiornato il 19/03/2026 Quando qualcosa si inceppa nel processo di apprendimento e di utilizzo del linguaggio è importante individuare il prima possibile la causa con l'aiuto del neuropsichiatra infantile.
Una domanda di: Francesca
Buongiorno, sono una mamma di un bimbo di tre anni e una bimba di quasi sette, il bimbo di tre anni ha da subito avuto una crescita tranquilla, ha iniziato le prime paroline, mamma e papà intorno agli 11 mesi, camminato a 12, sviluppo del linguaggio di più parole come grazie, prego, nonno, nonna e così via fino ai due anni, per poi avere un “blocco” come se si fosse fermato il processo di arricchimento del linguaggio… Interagisce bene con gli altri bambini all’asilo e ascolta le maestre, ma a volte spinge e morde i suoi compagni di asilo, se gli chiedi come si chiama o quanti anni ha non risponde… Spesso è nervoso e molto capriccioso, il neuropsichiatra mi scrive, “ritardo dello sviluppo globale del linguaggio” espressivo f80 f88… Faremo a breve la visita sulla scala di Griffith 3, logopedia e esame audiometrico. Lei cosa ne pensa? Grazie.

Carla Sogos
Gentile Signora, credo che sia importante fare una valutazione del bambino come le ha proposto il NPI. E’ importante capire attraverso la scala Griffith, che le hanno programmato, il livello di sviluppo del bambino e attraverso una valutazione più specifica le capacità di interazione del bambino. Va bene anche fare l’esame audiometrico per verificare che il bambino senta bene. Lei descrive buone relazioni con i coetanei e questo è un aspetto molto importante. Rimane da capire meglio, una volta verificate le competenze uditive, perché non sempre risponda. Mi sembra che comunque lei si stia muovendo nella giusta direzione per approfondire in tempi precoci eventuali fragilità del bambino e quindi poterlo aiutare, se si dimostra necessario, in modo specifico e tempestivo. La diagnosi precoce di un’eventuale difficoltà è la migliore strategia di intervento perché in età prescolare esiste una grande plasticità cerebrale che consente di incidere significativamente sul percorso di sviluppo. Un caro saluto.
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