Un bambino che in classe partecipa alle attività didattiche e, quando è il momento, si unisce ai compagni per giocare non ha problemi di socializzazione anche se quando esce da scuola non guarda più nessuno.
Una domanda di: Lucis Salve, ho un bimbo di 6 anni che frequenta la prima elementare. È sempre
stato un bambino timidissimo, pensavo che con il crescere questa cosa
passasse invece siamo sempre alle solite. Quando le persone lo salutano lui
non saluta, a scuola gioca con i bimbi è attento alla lezione (così mi hanno
detto le maestre) ma al momento dell’uscita lui va dritto senza salutare
nessuno. A me questa cosa mi manda in tilt perché ho paura che facendo così le
persone lo allontanino.
Francesca Simion
Gentile signora,
dagli elementi che mi fornisce con la sua lettera non ho l’impressione
che si possano ravvisare problemi di mancata socializzazione nel suo bambino, visto che secondo quanto lei stessa dice suo figlio
quando è a scuola non rimane in disparte mentre i coetanei giocano, ma si unisce a loro, che è quello che conta, e partecipa alle attività
della classe. Appare invece una forte preoccupazione da parte sua che non tiene conto degli elementi positivi nel comportamento del bambino.
I codici sociali dei bambini piccoli come il suo sono diversi da quelli di noi adulti: a me sembra che all’uscita di scuola a salutarsi tra
loro siano i ragazzini più grandicelli, quelli per i quali il gruppo dei pari comincia a rivestire un’importanza (dal punto di vista della relazione)
equivalente a quella dei genitori. I più piccoli di norma si dirigono dritti verso verso la mamma o il papà o la nonna o il nonno senza che ci siano cenni di commiato tra
loro. In ogni caso, per incoraggiare il suo bambino ad aprirsi verso gli amici, appena si potrà, le consiglio di invitarne qualcuno a casa sua, per una
merenda insieme o anche solo per giocare. Da parte sua, non manchi di dargli l’esempio sia salutando con cordialità (e per prima) gli altri genitori e
anche i conoscenti che incontra per strada, sia attardandosi a scambiare due chiacchiere con loro ogni volta che è possibile. La cosa più importante è
che lei non trasmetta al bambino la sua ansia, non gli faccia capire che è preoccupata per i suoi atteggiamenti perché potrebbe suggerirgli che in lui
c’è qualcosa che non va, quando invece non è affatto così. Magari è vero che il suo è un bimbo più riservato, più timido degli altri, ma permettergli di
essere quello che è, limitandosi ad aiutarlo a superare eventuali ostacoli legati al suo temperamento, è quanto di meglio si possa fare per farlo
crescere sereno e sicuro di sé. Con cordialità.
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