Bimbo che vuole mangiare solo pochi alimenti

Dottoressa Luisa Vaselli A cura di Luisa Vaselli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 27/03/2021 Aggiornato il 01/06/2026

Occorre stare molto attenti a non trasformare l'ora dei pasti in un momento in cui il bambino tiene in pugno tutta la famiglia e il modo migliore per evitarlo, favorendo un rapporto sereno con il cibo, è mostrare indifferenza se rifiuta una cibo e zero esultanza se, invece, lo mangia.

Una domanda di: Alessandra
Sono una mamma di un piccolo di 21 mesi nato a termine. Allattato esclusivamente al seno per sei e al bisogno fino ad un anno, svezzato in maniera classica e introducendo il latte vaccino con biscotti la mattina nel piatto come fosse una pappa, mai preso biberon né ciuccio. Ho smesso di allattare, mio malgrado, per i continui risvegli notturni che con il tempo diminuiti ma sempre presenti. Dorme con me e il papà nel letto preferibilmente abbracciato. È un bambino vivace e molto sveglio. Sin dai primi mesi mostrava una fisicità evidente e all’anno correva già ma non mostra nessuno sforzo nel parlare. Si è fermato con il “dadadadada” e raramente dice mamma e papà. Quando ha sete dice “aaaaa”. Questo non mi ha mai preoccupato perché indica e si fa capire benissimo, nonostante continui a fare finta di non capirlo per farlo sforzare a comunicare con parole di senso compiuto. Ciò che però mi dà un senso di sconforto totale è la sua mancanza di curiosità nei confronti del cibo. Dallo svezzamento fino adesso ha sempre alternato periodi in cui mangiava la pastina con condimenti diversi, a periodi di solo latte e biscotti. L’ho sempre seduto a tavola con noi proponendo anche ciò che mangiamo, coinvolto,parlato, urlato, fatto mangiare da solo (ma piuttosto che mangiare gioca.) Se gli propongo qualcosa non apre mai la bocca. Solo con la famosa pappa di latte e biscotti. Ho provato il digiuno, riscaldando la pasta ma niente, non l’ho prolungato più di un giorno perché mi fa male. So che lui perfettamente legge il mio malessere ma non riesco diversamente. Anche con il papà, nonni e zii fa lo stesso. Poi ritorna a mangiare la pastina, se gli propongo la pasta più grande la rifiuta. Adesso siamo nella fase solo pappa latte e biscotti e si prolunga ormai da 2 mesi. Un giorno sì e uno no nel latte metto un uovo e qualche volta pure l’omogeneizzato. Mangia il pane autonomamente e se vede biscotti e brioche o cioccolato magicamente gli viene fame e interesse. Cerco di rispettare gli orari e di non dare schifezze ma non riesco a trovare una soluzione. Da un mese circa frequenta l’asilo dove ho provato pure a farlo mangiare ma nulla.
La crescita è nella norma e più di una volta l’ho fatto visitare dal pediatra che mi ha dato la pappa reale. Non è cambiato nulla.
Scusi il mio dilungarmi ma consapevole di aver commesso errori non riesco a rimediare.

Luisa Vaselli
Luisa Vaselli

Buongiorno, escludendo le cause di salute (stipsi e reflusso gastrico) in generale con il rifiuto del cibo i bambini ottengono molte attenzioni, sanno che in un breve arco di tempo possono aver accesso ad alimenti che piacciono di più, mostrano di avere un certo controllo su qualcosa, sfidano il genitore.
Bisogna sempre considerare vari fattori che possono complicare la situazione o addirittura darle origine. Quanta pressione viene esercitata su questo bambino? Qual è il suo reale fabbisogno energetico? Le dosi di cibo che gli vengono proposte sono superiori alle sue necessità? E’ davvero inappetente è si tratta di un falso problema che nasce dall’aspettativa materna delusa? Non di rado si scopre infatti che il bambino non è inappetente è solo che mangia meno rispetto a quanto la mamma vorrebbe. Quanta ansia c’è in lei al momento dei pasti? Lei giudica il rifiuto del cibo un rifiuto nei suoi confronti? Il fatto che la crescita di questo bimbo sia regolare mi fa pensare che non ci sia nulla che non va. Per quanto riguarda la preferenza per certi alimenti (sempre gli stessi) non è mica una cosa grave: il compito di un genitore non è quello di forzare i figli a mangiare ma favorire un buon rapporto con il cibo, insegnando a mangiare in modo salutare: per raggiungere l’obiettivo serve rendere l’ora dei pasti allegra e piacevole, non già una fonte di stress per tutti. Dunque non insista affinché mangi quando non lo desidera, elimini le merendine confezionate e le sostituisce con frutta o yogurt. Gli permetta di mangiare da solo, anche se pasticcia, ma allo stesso tempo gli faccia capire che quello che sta nel piatto non è un gioco ma qualcosa si estremamente piacevole da gustare quando tutti insieme ci si siede a tavola. Se rifiuta di pranzare o di cenare avvisatelo che non avrà niente fino a merenda o a colazione. Non parlarli delle sue preoccupazioni circa l’alimentazione di suo figlio davanti a lui, neppure con il papà o con i nonni. farlo significherebbe metterlo al centro dell’attenzione e noi non sappaimo se sia questo o no che il bambino confusamente persegue. Come diceva Oscar Wild: “non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli “: non vorrei che fosse questo a passare inconsciamente nella mente di questo piccolino. In relazione ai pasti provi a seguire queste semplici regole: non gli dia niente da mangiare a partire da tre ore prima di pranzo o cena); sedetevi tutti a tavola con la televisione spenta; chiacchierate allegramente, lei si mostri serena e indifferente nei confronti di quello che inghiotte. Non lo forzi a mangiare, eviti la famosa frase “devi finire tutto”. Gli serva porzioni piccolissime, eventualmente proponendogli il bis (senza insistere se non lo vuole). Fatevi vedere che mangiate di gusto e con piacere pietanze e primi piatti sani. Cerchi di accontentare i suoi gusti ma senza farlo mangiare “alla carta”: si tratta di cucinare quello che si sa che gli piace, ma senza poi dargli alternative. Se gli piace un certo formato di pasta (piccola) non c’è ragione di non accontentarlo: crescedo imparerà ad apprezzare anche versioni diverse. Spero che sia stato il pediatra a suggerirle di dargli così spesso l’uovo. Tenga presente che quello che conta è che la crescita sia regolare. Niente ricatti del tipo: se mangi la carne poi ti darò la cioccolata. Il cibo non è non deve diventare merce di scambio. Lo coinvolga in cucina, magari per preparare una pizza o il pane. In generale, cerchi di favorire un rapporto con il cibo sereno e poco ansiogeno, a differenza di quello che mi sembra ora sia. Ripeto, l’imperativo categorico in simili casi deve essere “massima indifferenza”: Niente esultanze se mangia, niente moti di stizza, urla, espressioni dispiaciute se non mangia. Ristabilisca i ruoli giusti, dando al cibo l’importanza che merita ma non un filo di più. Cari saluti.

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