Bimbo di 15 mesi problematico a tavola: che fare?

Dottor Leo Venturelli A cura di Leo Venturelli - Dottore specialista in Pediatria Pubblicato il 14/10/2025 Aggiornato il 25/02/2026

La frequentazione del nido a volte risolve il rifiuto del cibo e gradualmente favorisce un buon rapporto tra bambino e alimentazione.

Una domanda di: Monica
Mio figlio ha attualmente 15 mesi. Fin dall'inizio ho avuto problemi con lo svezzamento che ho più volte interrotto e ripreso. Ho interrotto l'allattamento al seno a 7 mesi e mezzo dovendo allontanarmi per problemi di salute da mio figlio (ma avrei voluto interromperlo prima per la difficoltà che ho incontrato, solo che mio figlio rifiutava il biberon e speravo nello svezzamento per allontanarlo un poco dal seno). Da allora mio figlio prende il biberon. Abbiamo iniziato con lo svezzamento tradizionale a 6 mesi con le pappe che mio figlio assaggiava, poi sono passata alle pastine, ma ad ogni pasto era un rifiuto. Così se ne è occupata mia suocera e con lei per un periodo ha funzionato, ma i rifiuti poi si sono presentati anche con lei. Abbiamo iniziato a usare canzoncine, a farlo mangiare sul balcone con gli uccellini etc, ma ogni pasto era un terno a lotto. All'inizio credevo di essere io il problema perché con me girava la faccia, mentre mia suocera riusciva sempre a farlo mangiare. Dagli 8 mesi è sempre stato seduto a tavola con noi tutti i giorni, ma non ha mai toccato il cibo, al massimo lo buttava a terra, ci chiedeva le posate e si divertiva a imboccare noi genitori, ma senza mettere niente in bocca a lui, quindi l'unico modo di farlo mangiare era quello di imboccarlo noi. Verso l'anno per un periodo ho dato solo latte e messo mio figlio a tavola con noi, ma non ho avuto molti benefici. A volte capita che faccia qualche assaggio e, se una cosa sembra piacergli per una settimana, la successiva non la vuole più. Non mangia frutta. Il pomeriggio mangia lo yogurt e, se propongo una cosa diversa, salta il pasto senza tuttavia mangiare di più a cena. Da circa 3 mesi do latte solo mattina e sera su consiglio di una neuropsichiatra infantile, ma ci sono giorni che neppure per fame mio figlio mangia. Di solito offro il piatto unico e un periodo lui mangiava mentre leggevamo le storie. Ora invece non funzionano neppure quelle. Se va bene assaggia qualche cucchiaino, poi si alza in piedi sul seggiolone e scappa. Non vuole stare neppure in braccio a noi a tavola. Di solito cucino per lui e poi cerco di far assaggiare qualcosa di nostro, ma a volte rifiuta sia l'uno che l'altro (mangia se va bene due penne, un cucchiaio di riso, una volta ha chiesto di assaggiare il peperone, per una settimana ha mangiato il pancake dicendo pizza pizza, qualche sera ha assaggiato la pizza al pomodoro dicendo pizza pizza, per un periodo sembrava gradire spaghetti), ma poi dopo un poco non accetta neppure più queste cose. Lo sto mandando al nido, dove non va volentieri, ma almeno lì mi dicono che da una settimana mangia a pranzo il suo piatto di pastina con omogeneizzato (oggi ne ha preso metà forse per il mal di gola?). Per il resto a casa il weekend e la cena sono sempre un terno a lotto. Tutti mi dicono di proporre e che prima o poi mangerà, che non devo insistere né essere ansiosa, ma è difficile sapere che ogni giorno l'unica cosa certa che tuo figlio mangerà è il latte mattina e sera. A volte sono tentata nel dargli solo latte pur di farlo mangiare perché penso che questa lotta allo svezzamento non porti da nessuna parte, ma dall'altra vorrei che si avvicinasse spontaneamente al cibo. Non so se ho sbagliato io e ho paura della neofobia. Negli ultimi 5 mesi ha messo solo 200 g e pesa 9,5 kg (non so il peso esatto perché l'ultima volta dalla pediatra è stato un pianto continuo e anche pesarlo è stato difficile). Anche dargli degli integratori è difficile perché lui si dimena appena vede il cucchiaino o la pipetta e riesco a dargli la pappa reale nello yogurt, ma non ho avuto risultati. Vorrei qualche consiglio, grazie.

Leo Venturelli
Leo Venturelli

Cara mamma,
ci sono nella sua lettera dati molto positivi: la frequenza al nido, che determina l'accettazione del cibo con più facilità, il fatto che al bambino piaccia il latte. Gli aspetti disturbanti l'alimentazione sono il frequente cambio di gusti, il rifiuto di assumere quantità adeguate di alimenti, la crescita scarsa negli ultimi mesi. Valorizzerei gli aspetti positivi: dopotutto in contesto di collettività il bambino inizia a mangiare anche per emulazione, cosa che a casa risulta più problematica. Se la pediatra curante non nota segni di ipotrofia, di scarso sviluppo (e questo aspetto è sicuramente riscontrabile solo con la visita e l'osservazione) conviene non inseguire a tutti i costi la voglia (sacrosanta) di fornire una alimentazione corretta e lasciare tempo al tempo per non esasperare il momento del pasto, come sta succedendo. Insomma, si propone quello che potrebbe mangiare, se poi rifiuta, può non inseguirlo per imboccarlo ed eventualmente dare il latte anche alla fine dei pasti casalinghi. L'esasperazione non aiuta a risolvere il problema. Con cordialità.

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