Bimbo di 9 mesi che non sempre si gira quando viene chiamato e non gattona: come stimolarlo?

A cura di Giorgio Rossi - Dottore specialista in Neurologia Pubblicato il 18/08/2026 Aggiornato il 10/09/2026

Non tutti i bambini gattonano, ce ne sono alcuni che muovono direttamente i primi passi. E se sono concentrati su qualcosa è ovvio che non reagiscano quando vengono chiamati per nome. Nulla di questo preoccupa.

Una domanda di: Cristiana
Vorrei chiedere un consulto sul mio bimbo di 9 mesi e mezzo.
Dal punto di vista motorio non gattona ancora e non cerca di tirarsi su. Da poco ha iniziato a mettersi in quadrupedia e a dondolare, mentre rotola soprattutto sul letto. L’ho già portato da una neuropsichiatra infantile, che mi ha tranquillizzata, ma ho comunque deciso di iniziare un percorso di psicomotricità.
Per quanto riguarda la comunicazione, ha avuto un periodo in cui aveva smesso di lallare, mentre adesso ha ripreso con suoni come “da da”, “gu gu”, “angu”. Interagisce, ride, gioca e ha iniziato a indicare con il dito ciò che vuole. Non fa ancora ciao con la manina e non batte le mani. Anche se il mese scorso lo faceva.
La cosa che mi preoccupa maggiormente è la risposta al nome: quando lo chiamiamo, soprattutto se è concentrato su qualcosa, molto spesso non si gira.
Vorrei chiedere all’esperto: quanto è preoccupante una risposta al nome ancora poco costante a 9 mesi e mezzo? Cosa posso fare concretamente per incrementare la risposta al nome? Ci sono giochi, esercizi o strategie che posso utilizzare quotidianamente per stimolarla? Grazie mille per il suo parere.

Giorgio Rossi
Giorgio Rossi

Buongiorno signora. Che un bambino di 9 mesi e mezzo non gattoni è ampiamente in media, e molti bambini saltano questa fase passando direttamente alla stazione eretta e alla deambulazione, quando è il loro momento, quando sono pronti. La mancata risposta al richiamo da sola non è indicativa, e per quanto lei osserva il bambino interagisce, gioca, ride, indica, segni di capacità di relazione, comunicazione. Lo ha già portato da un neuropsichiatra per la sua preoccupazione, che però rimane. Dovrebbe trovare il modo di farsi aiutare dalla sua cerchia familiare, se è possibile per lei, per recuperare uno sguardo più rassicurato, ed essere aiutata ad evitare di diventare intrusivamente ansiosa per la sua paura, per esempio insistendo nel chiamarlo quando lui è impegnato in qualche attività. Non ci sono esercizi particolari: un genitore deve mettere in campo la sua relazionalitá come è capace, osservando e interagendo, lasciandosi catturare dalla intenzionalità e capacità interattiva del figlio. Se le sembra di essere in difficoltà o che il suo bambino continua a preoccuparla, oltre alla psicomotricità, che va comunque bene, può vedere se nella sua zona è disponibile un professionista che faccia una consultazione partecipata dal o dai genitori: si gioca con il bambino con l’aiuto di un terapeuta, spesso bastano pochi incontri per uno sguardo più comprensivo; se non una consultazione partecipata, un intervento di psicoterapia genitore-bambino di qualsiasi orientamento teorico, ma genitore e bambino insieme in seduta. Buona crescita e sviluppo.

Quando i bambini iniziano a gattonare

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