Bimbo di otto anni che dice parolacce: che fare?

Dottoressa Angela Raimo A cura di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria Pubblicato il 29/09/2025 Aggiornato il 13/10/2025

Le parolacce potrebbero essere un modo per attirare l'attenzione: nel caso in cui l'ipotesi fosse vera la strategia migliore per contenerle è l'indifferenza. Ci sono inoltre altre cose che è bene sapere sull'argomento.

Una domanda di: Giovanna
Mio figlio di 8 anni ha preso l'abitudine di dire parolacce in svariati contesti (tranne a scuola) e senza motivo apparente. Le dice sempre in presenza dei genitori o familiari e provoca non poco imbarazzo. Le chiedo un consiglio per evitare che si crei un circolo vizioso che potrebbe, a partire dall'imbarazzo e dalla rabbia provata da noi adulti in seguito a queste esternazioni, incrementare questo comportamento del bambino.

Angela Raimo
Angela Raimo

Cara mamma,
innanzi tutto porrei l'accento sul fatto che il suo bambino le parolacce non le dice a scuola. Vuol dire che ha perfettamente capito che ci sono luoghi in cui sono realmente vietate e persone davanti alle quali è importantissimo evitarle perché diversamente il comportamento non sarebbe facilmente accettabile. Dunque, questo bambino ha già un perfetto controllo del proprio linguaggio e - me lo conceda - delle piccole trasgressioni che sono tappe da cui difficilmente si prescinde lungo il cammino della crescita. Mi chiedo a questo punto dove le senta queste parolacce: dagli amichetti o in casa? Nella seconda ipotesi non stiamo qui a fare processi, ci sono sempre alte probabilità che a un adulto scappi di bocca una parolaccia in presenza del bambino, tuttavia sappiamo bene che l'esempio è il primo grande educatore, quindi quando succede è opportuno dire: scusate, ho detto una parola brutta e volgare, cercherò di starci più attento/a. In questo modo si trasmette il prezioso messaggio che quando si commette una cosa sbagliata è bene riconoscerlo e può anche essere utile scusarsi. Attenzione, non va però insegnato che si può fare qualunque cosa tanto poi con la parolina magica "scusa" tutto si cancella, tutto viene perdonato. Chiedere scusa è segno di evoluzione personale ed è gentile, ma non deve costituire un lasciapassare per qualunque comportamento poco corretto. Per quanto riguarda il da farsi a fronte delle parolacce, dopo essersi ripromessi di non dirle a propria volta e aver compreso che non c'è nulla di preoccupante nel fatto che il bambino le dica (visto oltretutto che non succede a scuola), si può parlare al bambino con affettuosa fermezza dicendogli, per esempio: "Ci imbarazza che tu dica così tante parolacce. Sai perché? Perché le parolacce "sporcano" quello che stai dicendo e possono infastidire parecchio chi le ascolta". Non ci si deve però aspettare che basti una volta sola per far capire al bambino il concetto: a volte le regole vanno ripetute più e più volte, perché i bambini, anche se inclini al rispetto e a non disubbidire, hanno bisogno esattamente di questo per assimilarle e farle proprie. Dopodiché gli si possono insegnare termini alternativi, anche pescando da certe locuzioni ormai obsolete ma divertenti: per Bacco; per dirindindina; accidenti non ci senti; che cavolo! Oppure uffa, argh, sgrunt... Può essere anche questo un modo per insegnargli che il linguaggio è il nostro mezzo di comunicazione per eccellenza: può far arrabbiare, innervosire, infastidire, ma anche ridere, sorridere, rasserenare. Infine, è meglio non dare troppo peso alle parolacce pronunciate dai bambini: l'indifferenza è forse la migliore strategia, specialmente nel non certo raro caso in cui vengano dette per attirare l'attenzione su di sé. Cari saluti.

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