Bimbo di quasi sei anni con balbuzie e tic: che fare?

Dottoressa Daniela Biatta A cura di Daniela Biatta - Dottoressa specialista in Logopedia Pubblicato il 08/06/2023 Aggiornato il 11/03/2026

Ci sono anomalie del comportamento e del linguaggio che richiedono necessariamente l'intervento di più figure professionali: neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista, neuropsicomotricista. È grazie alle loro indicazioni che i genitori possono trovare il modo giusto per aiutare il bambino a superare le difficoltà.

Una domanda di: Una mamma preoccupata
Ho un bambino che farà sei anni a settembre. Ha avuto ritardo fonologico risolto con logopedia. Ha avuto 3 episodi sporadici di balbuzie. Ora da 9 mesi ha una balbuzie continua, data dall’esplosione del linguaggio ma mai rientrata. A dicembre era arrivato ad avere anche spasmi e tensioni. Abbiamo seguito un percorso di respirazione. E la balbuzie (ripetizioni sillabe ) ora è diventata un tic . Tipo movimenti stereotipati: all’inizio di ogni frase il bimbo si gratta la gola con forza aiutato dalla spinta della mano. Come se si volesse sbloccare, dopodiché parla bene. Questo tic è sempre balbuzie? Come posso aiutarlo? Questo suono gutturale ad ogni incipit dei discorsi è davvero fastidioso. Spero in un vostra risposta.

Daniela Biatta
Daniela Biatta

Cara mamma, sappiamo che la balbuzie in età prescolare ha tra i vari fattori di rischio la familiarità, l’insorgenza tra i tre e i quattro anni, difetti di articolazione e abilità linguistiche ritardate/disorganizzate o superiori alla norma. Il ritardo fonologico può essere incluso quindi nell’elenco dei vari fattori tra i quali non per ultimo va considerato il genere maschile. Proprio in questa età va valutata la possibilità di risoluzione spontanea o di cronicizzazione. In età scolare, la remissione spontanea diminuisce ed è proprio questo il momento di osservare non solo la severità del disturbo ma anche come il bambino reagisce alle disfluenze valutandone il tipo, la frequenza e la durata delle disfluenze stesse ma anche i sintomi covert ossia nascosti, le eventuali paure e possibili condotte di evitamento del bambino. Sappiamo che tra i sintomi primari (DSM-5) oltre ai blocchi udibili o silenti, alle interruzioni di parole e alla ripetizione di suoni, sillabe o di parole monosillabe, sono incluse anche le parole emesse con eccessiva tensione fisica. Quelli che Lei definisce tic, nel caso della balbuzie, sono comportamenti accessori che si innescano per anticipare o per uscire dai momenti della disfluenza, reale o presunta e che riflettono il grado di consapevolezza del disturbo. Tutta questa premessa per condividere con Lei il mio pensiero da logopedista. I tic o gli spasmi che il bambino fa ad ogni incipt linguistico potrebbero essere collegati al timore di incontrare difficoltà nella fluenza del linguaggio, ma potrebbero anche essere una reazione ansiosa presente o percepita dall’ambiente in cui il bambino vive. I tic si possono aggregare ad una vastità di condizioni sia patologiche che non. Importante è verificare anche l’aspetto imitativo. I bambini a volte assumono atteggiamenti e/ o abitudini di coetanei, di compagni di classe. L’imitazione è un processo cognitivo che può agire sia ad un livello conscio che inconscio. Sottolineo che è sempre meglio verificare con la maestra. Se poi questa abitudine del suo bambino persiste o diventa più frequente è opportuno cercare di individuare il “perché” e il “da farsi” con gli specialisti in questo ambito. La collaborazione tra neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista e neuropsicomotricista è fondamentale per promuovere un eventuale intervento indiretto di counseling parentale sul comportamento corretto da adottare. Un abbraccio.

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