Bimbo difficile, mamma esasperata

Dottoressa Angela Raimo A cura di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria Pubblicato il 11/01/2022 Aggiornato il 26/03/2026

Può essere davvero emotivamente insostenibile gestire un bambino che urla e piange ogni volta che ci si allontana. Ma la soluzione ci può essere.

Una domanda di: Angelica
Vorrei parlarle del mio bimbo ribelle e del mio limite di esasperazione che sta decisamente toccando il fondo. Il mio piccolo ha 18 mesi, ha iniziato il nido da un mese e preferisce ancora attaccarsi al seno. Il problema più grande è che è un mammone, non faccio in tempo ad allontanarmi anche solo per andare in bagno ed eccolo lì a piangere e urlare mamma. Vorrei staccarlo dal seno ma non so neanche da dove iniziare perché soprattutto la notte lui è molto strano! Vorrei dei consigli e un aiuto su come gestire la rabbia dato che è un bambino molto dispettoso che addirittura alza le mani quando sgridato.

Angela Raimo
Angela Raimo

Cara mamma, non esiste la rabbia a 18 mesi, ci sono i capricci, le proteste, l’agire istintivo, non dettato certo dalla volontà di fare dispetti. Togliere il seno al suo bambino è un’opzione, ma è lei a dover essere convinta profondamente e senza titubanze che sia questa la scelta giusta. Senza rimorsi, senza tentennamenti. Solo così può affrontare questo step serenamente, senza trasmettere ansia al bambino e senza trovarsi a dover fare i conti con il senso di colpa, che è la peggiore compagnia specialmente quando si è emotivamente provati come lo è lei in questo momento. Una volta presa la decisione, qualunque ne sia la ragione, anche solo essere stanche di farlo, il che non significa essere una cattiva madre (proprio per nulla!), smettere di allattare può essere un passaggio semplice. Basta fasciarsi il seno e non offrirlo più, coccolando il bambino in altro modo, con baci, abbracci, canzoncine, carezze, paroline dolci e così via. Quello che si evince dalla sua email è che questo bambino la sta sopraffacendo: ha lui il controllo della vostra vita ma non è così che deve funzionare. La mamma è lei e, quindi, è lei che deve contenerlo, guidarlo, rendere le ore in cui state insieme gioiose per entrambi. Credo che abbia bisogno di essere sostenuta, per acquisire più fiducia in se stessa e nelle sue qualità di mamma che, sono certissima, sono tante: sarebbe auspicabile che una nonna, un’amica, una sorella o suo marito potessero aiutarla psicologicamente e anche concretamente ad affrontare le difficoltà che sta vivendo. Per quanto riguarda i consigli, in primo luogo le suggerisco di fare con il bambino più e più volte il gioco del cucù, detto anche del bubù settete, che consiste nel nascondere il viso dietro le mani o dietro un panno, dicendo “bubù” a voce alta, per poi sbucare fuori all’improvviso dopo qualche secondo dicendo “settete”. Sembra banale eppure trasmette il messaggio che la mamma riappare sempre, ritorna ogni volta che si allontana. Potrebbe a poco a poco convincere il bambino che quando la mamma si reca in bagno ci sta per poco, non sparisce all’infinito. Per quanto possibile, quando la temperatura e le condizioni meteo lo consentono esca con il bambino, state all’aria aperta, lontano da traffico e naturalmente dagli assembramenti. Servirà a distrarlo e a trascorrere un po’ di tempo serenamente. Anche la musica può aiutare: in casa quando siete insieme faccia suonare qualche canzoncina per bambini, poi lo prenda in braccio e ballate … Occorre alleggerire la tensione che sento forte tra voi due. La capisco, cara mamma, mi creda, comprendo i suoi sentimenti e la sua esasperazione, ma sono sicura che un passettino alla volta ne uscirà. Mi scriva ancora se lo desidera, per aggiornarmi. Cari saluti.

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