Bimbo italo-cinese tranquillo a scuola ma non a casa

Dottoressa Angela Raimo A cura di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria Pubblicato il 15/06/2023 Aggiornato il 11/03/2026

È verosimile che siano i genitori a dover cambiare qualcosa, se il bambino solo con loro assume atteggiamenti di difficile gestione, mentre con le maestre e gli amichetti si comporta benissimo.

Una domanda di: Alessandro
Gentile Dottoressa raimo, le scrivo per avere un suo parere su nostro figlio Lorenzo, italo-cinese (io sono Italiano e mia moglie è cinese, viviamo a Pechino), di quasi 3 anni e 4 mesi ormai, che, specie negli ultimi tempi (ma per certi versi anche prima) mette in mostra comportamenti che dall’esterno lasciano me e mia moglie increduli e preoccupati (oltre che spossati), comportamenti che suo fratello maggiore Mattia, che ha ora 10 anni e qualche mese, non ha mai manifestato. Le faccio un esempio per cercare di inquadrare meglio la situazione: ieri mattina si è svegliato presto (saranno state le 6) e ha cominciato a dire alla mamma, con voce quasi supplicante, di alzarsi dal letto, con frasi tipo (traduco dal cinese) “mamma ti alzi, dai mamma per favore ti alzi, dai alzati”. Come spesso accade in queste situazioni, anche se la mamma si alza, lui continua a ripeterlo, cominciando a grattarsi la testa o le braccia come avesse un fastidio e le ripete di alzarsi, anche se la mamma si è già alzata. Contemporaneamente chiama la mamma (o il papà, dipende dalle situazioni), ma se la mamma si avvicina dice che non la vuole e che deve allontanarsi, e questa cosa può andare avanti per alcuni minuti, continuando con questo tipo di tira e molla. Alle volte comincia a scalciare e dire “mamma ti voglio prendere a calci”, all’ovvio rifiuto della madre di essere presa a calci, la sua frustrazione mista a rabbia aumenta (e in questi momenti la sua voce diventa abbastanza forte e fastidiosa). Abbiamo però notato, specialmente in questo caso, ma non solo, che se cerchiamo al massimo di non reagire violentemente, fermandogli le gambe ecc. tende sì a strillare e a comportarsi come se una sua voglia sia stata frustrata, ma piano piano comincia a “calmarsi”, anche se il processo può andare avanti anche per 10-15 minuti buoni. Quello che ci fa a volte pensare che molto possa derivare da suoi problemi nell’esprimere quello che vuole, che allo stesso tempo gli danno un senso di frustrazione che sfocia in rabbia, è, per esempio, che in questa occasione diceva alternativamente “mamma ti voglio prendere a calci” e “mamma vieni, prendimi a calci” (in cinese “calciare” è una parola molto semplice “tī”, e il fatto che il cinese non coniughi i verbi, rende la frase molto semplice e meccanica: “wo yao ti mama” voglio prendere a calci mamma, e “mama guo lai ti wo”, mamma vieni a prendermi a calci, sono quindi morfologicamente molto semplici in cinese e non richiedono una reale coniugazione verbale come in Italiano); un mio dubbio personale è che dicendo “ti” (che noi comprendiamo come “calciare”) lui intenda in realtà dire qualcos’altro che, non venendo capito correttamente né dalla mamma né da me, scateni in lui una reazione di frustrazione e rabbia, che esprime appunto anche con dei calci, ma questa è solo una mia idea. Il tutto può durare 10-20 minuti, poi pian piano si calma, e magari si riaddormenta. Questa volta, per esempio, si è poi alzato e vestito senza problemi ed era il più tranquillo e dolce dei bambini. Questo tipo di comportamenti si ripetono spesso la mattina al risveglio, e, ma con minore regolarità, la sera prima che la mamma torni dal lavoro, specialmente se per qualche motivo ritarda e torna più tardi. Un qualcosa che mi lascia pensare è il fatto che, a detta delle maestre dell’asilo che frequenta, quando è all’asilo è molto tranquillo, rispettoso ed educato nei suoi comportamenti, quindi sembra essere un qualcosa che avviene in special modo a casa, con noi genitori. Mia moglie teme che il bimbo possa avere qualche problema neurologico o comportamentale, io non so bene cosa pensare, ma come penso possa capire anche lei, questo tipo di situazioni, quando si verificano, creano un forte impatto sulla nostra vita familiare, e anche nel suo rapporto con il fratello maggiore. La ringrazio e resto in attesa di una qualche risposta da parte sua.

Angela Raimo
Angela Raimo

Caro papà, comincio subito col dirle che non ravvedo alcun particolare problema in questo bambino che, anzi, mi sembra abbia un ottimale grado di sviluppo sotto tutti i punti di vista. Basti pensare che si veste da solo e che da solo, dopo aver manifestato la sua rabbia, torna sereno. In più, le educatrici della scuola materna lo descrivono come un bambino “tranquillo, rispettoso ed educato” e creda queste caratteristiche non possono essere frutto di una recita, un bambino di tre anni non le può simulare a scuola per esprimerle solo a casa: se vengono ravvisate dalle maestre significa che le possiede. Mi permetto di ipotizzare che il punto critico sia nelle vostre aspettative nei confronti di un bambino ancora così piccolo e, soprattutto, nella vostra tendenza a paragonarlo all’altro figlio. Cercate di tenere sempre a mente che ogni bambino è a sé, che non si può pretendere che, per il solo fatto di essere fratelli, due bambini abbiano un identico temperamento. Da considerare inoltre la difficoltà maggiore che affrontano i bambini bilingue: imparare due lingue non significa solo apprendere le parole in due idiomi diversi, ma anche fare proprio tutto quello che sta dietro a un particolare linguaggio: concetti, tradizioni, cultura e ragionamenti. Direi dunque di accettare con il massimo, mi passi il termine, aplomb, le intemperanze di Lorenzo, giudicando invece con gioia la sua capacità di riprendere il controllo di sé dopo aver manifestato la rabbia che, attenzione, è un bene che dimostri di provare. A me pare che il vero nodo dolente sia il fatto che questo bambino sta destabilizzando l’equilibrio che il vostro nucleo familiare aveva raggiunto con un figlio, magari di più facile gestione e soprattutto ormai già grandicello, e che voi facciate fatica ad accettare lo scombussolamento che giocoforza ha portato nella vostra vita, e non perché in lui ci sia qualcosa che non va, ma perché l’arrivo di un bambino piccolo impone un adattamento e nuove consuetudini, insomma obbliga a fargli spazio nella propria vita, rinunciando a parte della propria. Va molto bene che voi non reagiate con veemenza (o, peggio ancora, violenza) ai suoi capricci (sì, a me sembrano banali capricci, niente di più) e che cerchiate semplicemente di contenerlo sia con i gesti, tenendogli fermi i piedi, sia con le parole. Anche gli abbracci possono funzionare bene, accompagnati da frasi del tipo: “Vediamo proprio che tu sei arrabbiato e vorremmo capire perché. Provi a spiegarcelo?”. Dopodiché ponetevi in una condizione di ascolto, nel significato più pieno e nobile del termine. I baci e gli abbracci possono molto più di qualunque rimprovero, sono il miglior modo per contenere un bambino e aiutarlo a crescere con un buon livello di autocontrollo e una preziosa dose di autostima. La prego dunque di non preoccuparsi per Lorenzo: vedrà che a poco a poco imparerete a rapportarvi meglio con lui e lui, di conseguenza, anche in famiglia riuscirà a trovare la stessa serenità che, evidentemente, gli viene assicurata all’asilo. Cari saluti.

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