Non è quasi mai possibile prevedere quando un piccolissimo con un severo problema all'apparato respiratorio potrà rinunciare al supporto dell'ossigeno.
Una domanda di: Mia Le scrivo per il mio bambino, nato prematuramente a 28 settimane, per rottura prematura membrane, siamo da 5 mesi in terapia intensiva, due mesi intubato, un mese con mascherina, e due con ossigeno in incubatrice… ancora non riusciamo a svezzarlo dall’ossigeno! Si parla di broncodisplasia severa! Secondo lei c’è possibilità di portarlo a casa senza ossigeno? Perché ci parlano di dimissioni con ossigeno! Non siamo propensi per ora ad accettare. Siamo obbligati? C’è qualcosa che si può fare per permettergli di respirare autonomamente? Grazie!
Claudio Migliori
Buongiorno, la displasia broncopolmonare severa è una complicanza della prematurità che mette a rischio sia la sopravvivenza che lo sviluppo fisico del bambino. Non esistono, ad oggi, trattamenti risolutivi o procedure che possano “risolvere” in tempi brevi tale situazione, per cui l’ossigeno e l’associazione di vari farmaci che aiutano l’attività respiratoria sono i soli presidi di cui disponiamo. Nella maggior parte dei casi non è possibile stimare una tempistica che definisca il momento in cui si potrà sospendere l’ossigeno, per cui tale supporto viene considerato ai fini di una terapia cronica. Da ciò ne deriva l’impossibilità di fissare una ipotetica data in cui sia possibile dimettere il bambino senza supplementazione di O2. La durata del ricovero, però, non può essere protratta indefinitamente, soprattutto per la necessità di stimoli e attenzioni che un neonato, sebbene pretermine, necessita ai fini del suo corretto sviluppo neurologico e comportamentale. L’ospedale, per quanto efficiente, non è l’ambiente ottimale per lo sviluppo di un minore e non si può mai sostituire alla famiglia. Inoltre, per mia esperienza personale, i neonati ossigeno-dipendenti dimessi dall’ospedale migliorano più molto rapidamente rispetto a quanto osservato nel corso del ricovero. Per rispondere, infine, alla sua ultima domanda le dico che nessuno vi può obbligare a portare a casa un bambino in trattamento con ossigeno, ma si deve considerare il rapporto costi/benefici che, solitamente, risulta nettamente a favore dei secondi, sia per ciò che concerne gli aspetti clinici immediatamente osservabili che per il futuro sviluppo del bambino. Cordiali saluti.
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