Bimbo che non dà tregua …

Dottoressa Luisa Vaselli A cura di Luisa Vaselli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 31/01/2018 Aggiornato il 24/06/2026

Nei primi mesi di vita è importante che la neo-mamma abbia degli spazi tutti per sé (anche solo per dormire qualche ora di seguito) , quindi deve fare il possibile per farsi aiutare allo scopo di riuscire a concederseli.

Una domanda di: Ilenia
Salve , il mio bambino Federico ha appena compiuto 3 mesi. Non fa altro che mettere le mani in bocca, succhiarsi tutte le dita, piangere, lamentarsi tutto il giorno, quindi è nervoso e non dorme mai… Ha già cominciato con la dentizione? Non servono a nulla giochini da mordere o creme…Che posso fare? Non c’è tregua …

Luisa Vaselli
Luisa Vaselli

Salve, nel primo anno di vita i bambini attraversano quella che Freud definiva la “fase orale”: tutte le loro conoscenze passano attraverso la bocca, è normale che spesso si succhi le dita, è il suo modo di esplorare, di conoscere. Nel caso di pianto prolungato potrebbe trattarsi di coliche, frequenti nei primi mesi di vita. Secondo una definizione classica si può parlare di coliche del neonato quando quest’ultimo manifesta un pianto che dura più di 3 ore al giorno, per più di 3 giorni alla settimana e per più di 3 settimane: è la ‘regola del 3, coniata negli anni ’50 dal dottor Wessel e ancora oggi ritenuta valida. Si manifestano con pianto improvviso, squillante ( non progressivo e in crescendo come quello da fame ), il bimbo cerca di succhiare nervosamente (reclama il seno, ma può attaccarsi anche alle manine) l’addome può essere teso e duro, e tranquillizzarlo è difficile. A volte inarca il corpo, oppure può sgambettare. Metterlo a pancia in giù, tenendolo in braccio, a volte può calmarlo. Può aiutare anche uscire all’aperto (se non piove si può fare anche d’inverno) oppure fargli un bagnetto (solo se dimostra di gradire il contatto con l’acqua). Occorre comunque pazientare, nella certezza che la situazione è destinata a risolversi con il passare dei giorni. In alcune situazioni le coliche possono essere legate a fattori organici; altre a fattori psicologici ovvero possono essere conseguenza di una relazione madre-bambino non del tutto serena. In quest’ultimo caso gioca un ruolo importante lo stress a cui ogni madre è sottoposta dal suo rientro a casa con il bambino. I cambiamenti nella vita di una donna dopo la nascita di un figlio sono enormi e la tensione che ne può derivare lo è altrettanto (anche se non di rado è sottovalutata). La donna che lavora fuori casa si ritrova immersa in una realtà lontana dall’abituale, la sua vita ruota intorno a pannolini, poppate, sveglie notturne e questo può darle ansia, può farla sentire in trappola. Allo stesso tempo per questi sentimenti negativi può sentirsi fortemente in colpa a svantaggio della sua condizione emotiva. In una simile situazione diventa d’obbligo prendersi una pausa, delegando il più possibile ad altri quello di cui non si deve necessariamente occupare in prima persona. Cara mamma, se si sente troppo stanca, oppressa dagli obblighi, se le sue giornate sono lunghe e complicate (come spesso lo sono quelle delle neo-mamme) si faccia aiutare dai nonni, dal papà, da una baby sitter. A volte basta avere un paio d’ore ogni tanto da dedicare a se stesse per recuperare energie e vedere tutto sotto un’altra luce. Non chieda dunque troppo a se stessa, ma sia ascolto anche ai suoi bisogni perché è in questo modo che si insegna ai figli ad amarsi e ad avere cura di se stessi. Per finire, è importante che lei riesca a dormire: lo faccia ogni volta che è possibile perché il sonno rigenera e aiuta a mantenere alto il tono dell’umore. Mi scriva ancora, se vuole. Con cordialità.

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