La vaccinazione antiinfluenzale non è responsabile di broncospasmi. Le “bronchiti asmatiformi” ricorrenti sono tipiche dell’età prescolare, dell’età della socializzazione, quando i bambini inevitabilmente si passano uno con l’altro i virus di stagione (fondamentali per far maturare il bagaglio di difese che poi servirà loro per tutta la vita).
Una domanda di: Barbara Ho un bimbo di 3 anni, che lo scorso anno dopo vaccino intranasale ha iniziato a soffrire di broncospasmi, che si sono protratti per tutto l' inverno, anche solo con un minimo raffreddore. Ragion per cui, abbiamo iniziato ad usare i lisati batterici (lantigen b) a cicli di 10 giorni al mese, su prescrizione pediatrica. Adesso non so se rifare il vaccino intranasale vista la reazione dell'anno scorso, e soprattutto visto che abbiamo finito il ciclo di lisati martedì, ed il vaccino sarebbe venerdi, si può fare? Ho sentito pareri discordanti tra il pediatra dell asl, ed il pediatra da cui vado regolarmente, mi faceva piacere ascoltarne un terzo. Grazie per l'attenzione.
Giorgio Longo
Cara signora,
ripetere la vaccinazione antinfluenzale è cosa buona e giusta. Brava a fargliela fare e brava la sua pediatra a proporvela ogni anno. La vaccinazione non ha nessuna colpa nei broncospasmi che il bambino ha presentato nella scorsa stagione fredda. Le “bronchiti asmatiformi” ricorrenti, (così vengono comunemente etichettati i broncospasmi che si sono ripetuti ad ogni raffreddore) sono tipiche dell’età prescolare, dell’età della socializzazione, quando i bambini inevitabilmente si passano uno con l’altro i virus di stagione (fondamentali per far maturare il bagaglio di difese che poi servirà loro per tutta la vita). I virus più comuni sono appunto i rinovirus (del raffreddore banale) che, se da un lato sono quelli che producono le infezioni più lievi (i raffreddori), dall’altro sono quelli che più facilmente inducono il “broncospasmo” (una eccessiva risposta difensiva dei muscoli bronchiali che stringendosi rendono il calibro bronchiale più stretto). A quella età circa un bambino su 4 ne è affetto. Come immagino avrà già sperimentato, con le terapie idonee (qualche aerosol) tutto si aggiusta. Chi, come suo figlio, ha questa tendenza non è più debole degli altri (anzi), né va tenuto nell’ovatta e non ha indicazioni forti all’utilizzo di immunostimolanti o non più di altri bambini. Infine, anche se immagino che la sua pediatra l’avrà già considerato, specie se in famiglia ci sono soggetti allergici, prima o dopo potrà essere utile fare un test per vedere se suo figlio ha la tendenza a diventarlo e, nel caso, avviare eventuali misure preventive.
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