Broncospasmo: non saranno troppe queste medicine?
A cura di Stefano Geraci - Dottore specialista in Pediatria
Pubblicato il 07/11/2018
Aggiornato il 19/05/2026 Il broncospasmo va controllato con i broncodilatatori e il cortisone: diversamente c'è il rischio che l'organismo del bambino venga scarsamente ossigenato, a causa della difficoltà respiratoria che il restringimento dei bronchi determina.
Una domanda di: Valentina
Salve, questa sera ho portato il mio bambino di 4 anni dalla pediatra poiché ha
avuto la febbre per due giorni e ora ha un po’ di tosse catarrosa e durante
la notte, mentre dorme, si sente un respiro con fischio. La dottoressa
ascoltandogli il torace ha detto che ha
una bronchite spastica. Ora gli ha
dato come cura il Veclam, il Bentelan da 0,5 mg, il vVentolin e il Clenil (puff).
Io sono preoccupata. È grave? Come mai così tante medicine?

Stefano Geraci
Cara mamma,
il termine bronchite spastica sta a indicare l’iperattività dei bronchi, che è il fenomeno da cui deriva la respirazione difficoltosa e sibilante. E’ come dire “broncospasmo” o “broncoostruzione”. Significa semplicemente che i bronchi del suo bambino reagiscono agli agenti irritativi (che possono essere di varia natura: virus, batteri, ma anche inquinanti, come il fumo di sigaretta, oppure acari della polvere) in maniera esagerata, restringendosi. L’origine del problema può essere “aspecifica” cioè può essere legata a una non ancora completa capacità dei bronchi di reagire in modo adeguato al contatto con gli agenti irritanti oppure può, in certi casi, dipendere da un’allergia, per esempio ai pollini o agli acari della polvere. In ogni caso, quando si instaura il broncospasmo è corretto controllarlo sia con un broncodilatatore (Ventolin), sia con un cortisonico (Bentelan o Clenil). L’antibiotico (in questo caso il Veclam) non è la terapia d’elezione, non si dà cioè di routine per il broncospasmo, ma evidentemente se la pediatra l’ha prescritto è perché sospetta che l’infezione che ne ha causato la comparsa sia di origine batterica. In realtà quindi non viene impiegato di routine insieme a cortisone e broncodilatatore, ma solo in casi selezionati che è il pediatra a individuare in base ai sintomi presentati dal singolo bambino e alla sua condizione di salute generale. Comunque, ora che il bambino ha iniziato la cura con l’antibiotico la deve proseguire fino al termine. Diversamente c’è i rischio che sviluppi resistenza nei confronti dell’antibiotico che, usato successivamente in caso di necessità potrebbe non avere più un efficace effetto terapeutico. Spero di esserle stato d’aiuto. Con cordialità.
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