Se il ginecologo curante prescrive la cardioaspirina significa che ve ne è un motivo preciso, che però dovrebbe spiegare.
Una domanda di: Daniela Buongiorno dottoressa, sono alla quinta settimana di gravidanza e il mio
ginecologo mi ha prescritto la cardioaspirina per il semplice motivo che
il mio primo figlio è nato 2700 kg. Sinceramente io non l’ho presa, volevo
un suo consiglio. Grazie mille.
Elisa Valmori
Salve signora, mi è difficile darle un consiglio perché manco di troppi elementi anamnestici (età, eventuali aborti spontanei pregressi, storia di fumo, suo rapporto peso/altezza…solo per fare degli esempi).
Il dato più rilevante, però, sarebbe l’epoca gestazionale in cui è nato il suo primo figlio.
Infatti se un bimbo nasce a termine di gravidanza (40 settimane) con un peso di 2700 grammi risulta circa al quinto percentile della popolazione (come si nota dalla tabella a questo link:
https://static.bimbisaniebelli.it/wp-content/uploads/2015/01/peso-maschio-0-6-mesi.pdf
Invece se stiamo parlando di un neonato prematuro alla 36° settimana, con lo stesso peso sarebbe al 50° centile ossia perfettamente nella media della popolazione.
La cardioaspirina è un farmaco che aiuta per così dire a fluidificare il sangue, così da ottimizzare gli scambi di nutrienti a livello placentare. Essendo a basso dosaggio non comporta gli effetti collaterali sul nascituro dell’aspirina e viene usata da diverso tempo in ostetricia, a volte col rischio di abbondare per eccesso nel suo impiego. Si è dimostrata utile nel prevenire l’insorgenza della preeclampsia in donne gravide che ne avevano già sofferto, purché l’assunzione abbia inizio entro la 16° o meglio ancora la 12° settimana di gravidanza.
Quindi ci aspettiamo che possa facilitare anche il corretto formarsi della placenta e, di conseguenza, l’adeguato sviluppo fetale in termini di peso corporeo.
Credo sia importante ridiscutere con il suo curante questa prescrizione, così da valutare con più calma e insieme l’indicazione a questa terapia nel suo caso specifico…è giusto da parte sua avere tutte le ragioni per affrontare una terapia farmacologica ed è bene che il medico sia informato della sua scelta di sottoporsi o meno ad un trattamento: ne va della relazione medico-paziente che si auspica sia poggiata sulla reciproca fiducia.
Spero di averle risposto e di averla aiutata, cordialmente.
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