Cena per soli adulti: portare i bambini è giusto?

Dottoressa Nicole Bianchi A cura di Nicole Bianchi - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 25/03/2019 Aggiornato il 21/05/2026

Portare i bambini a una cena tra adulti a cui non sono stati invitati è una forma di prevaricazione che non tutti sono disposti ad accettare di buon grado. Ma non potrebbe essere altrimenti, perché anche questo è "venire meno a un patto".

Una domanda di: Lia
Buongiorno,
le scrivo non in materia di educazione dei piccoli bensì degli adulti. Forse esco fuori dal tracciato, ma ho bisogno di un consiglio. Nel giro di pochi mesi mi arriva il secondo invito da amici (dubito oggi che siano tali!) per festeggiare i 40 anni insieme…”….mi farebbe davvero piacere se riusciste a venire ma ….senza pargoli al seguito!”.
Si può formulare un invito del genere. La prima volta sono rimasta sorpresa. Pensavo fosse un uomo, gay, di scarsa sensibilità. Una gaffe ho pensato. Oggi, riceverlo da una donna (che a parole avrebbe voluto essere mamma) sono sconcertata. E’ diventato un diritto per i forever young imporre l’astinenza dai bambini? Sarà perché sono mamma, oppure perché sono una persona educata, o sensibile non so, ma se non posso invitare lei senza lui, cioè non si divide la coppia, perché posso dividere la famiglia?
Qualche mese fa, l’invito era stato dello stesso genere, ma in quel caso il diniego era più velato. Quasi segno di un imbarazzo intrinseco e inconsapevole. Ed io (non avendo nonni e in quel caso neppure babysitter disponibili) ci sono andata con i miei due angeli. E angeli sono stati per tutta la serata. Certo è che non mi sono sentita “integrata” se non da qualcuno che calorosamente ha speso sorrisi a me e a loro. La prima mezz’ora è stata gelida, neanche avessi portato due bombe radioattive. Alle 21.00 la cena non era ancora servita e sommessamente ho dovuto chiedere alla cameriera, se mi rifilava sottobanco un pezzo di pizza. Lei dirà…te la sei cercata! Ed è pure vero. Quell’invito l’avevo sentito quasi un sopruso alla mia libertà. Ed anche questo nuovo invito l’ho sentito una prepotenza. Mi ha chiesto di cercare una babysitter…ma io sto pensando di non andare.
Dunque le chiedo, se è vero che nella democrazia ognuno fa ciò che vuole, si sposa, in chiesa, al mare, convive, fa figli o meno, non c’è comunque sempre un limite sottile che dovrebbe accomunare le scelte di ciascuno? Quel filo che io chiamo rispetto. Sei libero di invitarmi o meno. Ma se lo fai, non dovresti rispettare la mia identità di famiglia, e quindi invitarci tutti?
Forse sto sbagliando….forse il mondo sta cambiando ed io sono su un altro pianeta “baby friendly”? Grazie per i suoi consigli.

Dottoressa Nicole Bianchi
Dottoressa Nicole Bianchi

Cara mamma,
non metto in dubbio il suo essere “baby-friendly”, ma non riesco a ricondurlo in maniera consequenziale alla sua decisione di portare i suoi bimbi, comunque, ad un 40esimo, o a una cena fra adulti a cui i bambini non sono stati invitati. Nelle ultime righe della sua lettera, mi domanda se non ci sia “sempre un limite sottile che dovrebbe accomunare le scelte di qualcuno”. Bene, la mia risposta è affermativa; penso che ci sia tale limite, ma, nel momento in cui si accetta l’accordo per cui sia una cena per soli grandi, si accetta in automatico anche la limitazione di non portare alcun piccolo (angioletti inclusi), pena il trascorrere la serata con gli occhi puntati degli amici, che sentiranno il fastidio derivante dal fatto che qualcuno è venuto meno al regolamentato, al patto concordato relativo alla serata stessa. Allo stesso modo, è imbarazzante presentarsi a una festa in maschera, senza maschera, o a una cena vegetariana con 2 Kg di costate, proprio perchè si sta violando un codice sulla serata, concordato a priori. Nella sua lettera, cara mamma, parla di una democrazia in cui “ognuno fa quel che vuole”, ma uno dei principi-cardine su cui si fonda questa idea è la condivisione delle scelte (come, per esempio, il voto del popolo). Nella sua scelta di portare i figli è mancata la condivisione. Lei l’ha fatto e basta. Senza chiedere, né avvisare, né scusarsi. Questo si trasforma in un atto imposto, facilmente vissuto come un’ imposizione da chi, invece, ha rispettato l’accordo. Ecco perchè non si è sentita integrata.
Infine, noto un accento critico nella sua definizione di “foreveryoung” riferita a quei genitori che scelgono di trascorrere serate senza figli, correndo il rischio di distrarsi dall’essere “alwaysparents” e di divertirsi, ricaricando le pile. La esorto ad approfondire questo aspetto e ad interrogandosi sul motivo del suo giudizio negativo su questi genitori. Non ci sono regole universali su ciò che un bravo genitore dovrebbe fare e ciò che non dovrebbe fare. Ogni genitore è a sé, così come ogni figlio.
Un caro saluto.

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