L'antibiotico di scelta per il trattamento della faringite da streptococco beta-emolitico di gruppo A è l'amoxicillina, tuttavia anche la claritromicina, che è un macrolide, funziona in almeno la metà dei casi.
Una domanda di: Valentina Buongiorno, mio figlio di tre anni e mezzo ha assunto per 14 giorni antibiotico claritromicina per bronchite. In contemporanea abbiamo scoperto che la sorella grande ( di quasi 6 anni) ha contratto streptococco beta emolitico in gola e a lei la pediatra ha dato amoxicillina per 10 giorni. Dato che anche il fratello aveva alcuni dei sintomi della sorella ho chiesto alla pediatra se non fosse il caso di verificare che anche lui avesse lo SBEGA in modo da dare anche a lui amoxicillina, ma lei mi ha detto che la claritromicina è ugualmente efficace contro lo sbega e quindi, se anche il bambino avesse avuto lo streptococco oltre che la bronchite, sarebbe stato coperto. Vorrei sapere se è vero in quanto ho letto che le linee guida affermano che i macrolidi non sono indicati per lo streptococco proprio in virtù del fatto che questo batterio è resistente a tali antibiotici. Mio figlio ha preso claritromicina 2 volte al giorno per 14 giorni + macladin sospensione orale. Grazie molte.
Antonio Clavenna
Gentile Valentina,
le confermo che l’antibiotico di scelta per il trattamento della faringite da streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEGA) è l’amoxicillina e che gli antibiotici macrolidi come la claritromicina sono da utilizzare solo in casi particolari (allergia alle penicilline e alle cefalosporine).
Occorre, però, considerare che il fatto che ci sia un’alta prevalenza di ceppi di SBEGA resistenti ai macrolidi non significa che questi antibiotici siano sempre inefficaci. La probabilità che possano non funzionare dipende dalla situazione locale, ma verosimilmente in almeno la metà dei casi anche la claritromicina è efficace.
Inoltre, è di scarsa utilità il test per identificare la presenza dello streptococco quando non ci sono sintomi di faringite, oppure subito dopo la conclusione di una terapia antibiotica.
Per esempio, ci sono “portatori sani” di SBEGA: persone che hanno il batterio nelle vie aeree senza avere alcun sintomo e senza necessità di un trattamento e un eventuale test positivo potrebbe indurre il medico a prescrivere inutilmente un antibiotico. In altri casi, ci possono essere sintomi ma dovuti alla presenza di un virus e non dello streptococco.
Nel caso di suo figlio, un ipotetico test positivo sarebbe di difficile interpretazione rispetto alla necessità di una nuova terapia con antibiotico.
Concordo, perciò, con l’approccio della pediatra. Cordiali saluti.
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