Colestasi gravidica e minaccia di parto pretermine: possono ripetersi in una seconda gravidanza?

Dottoressa Elisa Valmori A cura di Elisa Valmori - Dottoressa specialista in Ginecologia Pubblicato il 04/09/2024 Aggiornato il 04/03/2026

Anche s eogni gravidanza è una storia a sé, è plausibile che se un problema si è manifestato in una prima gestazione si riproponga anche in quelle successive.

Una domanda di: Serena
Nella prima gravidanza ho avuto accorciamento collo dell’utero (senza altri sintomi) con funneling alla 23^ settimana, con ricovero di
una settimana, cura di magnesio e progesterone e riposo assoluto. Dopo un mese dal primo ricovero sono stata ricoverata nuovamente per
ulteriore raccorciamento del collo dell’utero e con quindi rischio di parto prematuro.
Durante il ricovero è emerso un ulteriore problema di colestasi gravidica asintomatica, rilevata solamente dagli esami del sangue per anomali valori
del fegato ( seguita quindi tutta la cura per colestasi ). A causa del collo dell’utero che non migliorava nonostante il riposo e a
causa di questi valori della colestasi che hanno faticato a scendere sono stata ricoverata in tutto un mese e mezzo, fino a quando alla 34^ settimana
mi hanno dimessa. Alla fine parto naturale a 37 settimane + 6 giorni. Tutto andato bene.
Ora tutto questo per chiedere: in una seconda gravidanza, quanta probabilità c’è che si possa ripresentare il problema del collo dell’utero?
E con quanta probabilità potrebbe ripresentarsi il problema della colestasi?
Con già un bimbo a casa l’eventuale riposo assoluto o il ricovero così prolungato sarebbero decisamente più problematici, quindi l’idea della
seconda gravidanza fa sorgere tutti questi timori.
La ringrazio per la disponibilità.

Elisa Valmori
Elisa Valmori

Salve signora,
capisco i suoi timori di dover affrontare una gravidanza che rischia di complicarsi con minaccia di parto prematuro e/o colestasi ma questa volta con un bimbo a casa, che rende per lo meno improbabile il riposo assoluto, forse anche quello relativo.
Il fatto è che noi sappiamo che in ostetricia se un evento si verifica in una gravidanza, è abbastanza plausibile che possa ripresentarsi in quelle successive.
Non voglio scoraggiarla ma essere più schietta possibile.
Detto questo, avendo lei una anamnesi positiva per minaccia di parto prematuro e colestasi, sarebbe certamente da monitorare in modo diverso rispetto alla gravidanza a basso rischio (BRO per gli amici ossia Basso Rischio Ostetrico: abbiamo una folle passione per gli acronimi noi medici, abbia pazienza).
Per esempio eseguendo tampone vaginale ed eventualmente cervicale anche in assenza di sintomi. Oppure dosando le transaminasi (gli enzimi che ci dicono come sta il fegato) non solo nei primi esami ematochimici della gravidanza ma eventualmente a cadenza mensile.
Poi si potrebbe ragionare sulla maternità anticipata (nella speranza che lei riesca a mandare all’asilo il primo figlio, così da essere un minimo sostenuta nel prendersene cura).
Insomma, ci sono tante variabili in gioco e mi pare interessante valorizzare il fatto che, nonostante tutti questi ostacoli che si sono presentati durante la prima gravidanza, lei comunque è arrivata praticamente a termine (dopo la 37° settimana, il feto che nasce non è più prematuro).
Inoltre, dopo aver sperimentato una gravidanza, il nostro corpo è propenso a tollerare meglio le eventuali successive…anche questa è una buona notizia!
Certo, sarà una buona idea avere chi la aiuti a seguire il bambino e nelle faccende domestiche, ma credo che avere due figli invece di uno solo sia una scelta vincente: in breve tempo il piccolo crescerà e i due giocheranno insieme e si faranno compagnia…sarà più libera di prima! Provare per credere…
Spero di averle risposto e magari fatta sorridere, cordialmente.

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