Confusione sul concetto di autosvezzamento
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 24/06/2018
Aggiornato il 01/04/2026 Il termine autosvezzamento è improprio e genera confusione. La nuova indicazione di permettere al bambino di regolarsi circa quanto cibo assumere e anche, nei limiti del buon senso, "quale" scegliere e quando mangiare è meglio definita dalla locuzione "alimentazione complementare a richiesta". In realtà, sia pure con meno rigidità di un tempo, si può tranquillamente continuare a svezzare secondo la nostra tradizione.
Una domanda di: Verdiana
Durante la visita di controllo la pediatra di famiglia mi ha parlato di auto svezzamento (“mi svezzo da solo”) ma non è stata molto chiara: era in ritardo come gli appuntamenti di oltre un’ ora e mezza!). Può darmi qualche informazione su come funziona e i tempi. Ho un bimbi di 3 mesi e mezzo (nato il 04/03/2018). Grazie per la disponibilità.

Leo Venturelli
Cara mamma,
in effetti il nuovo concetto di quello che impropriamente viene chiamato “autosvezzamento” ha generato confusione non solo tra le mamme ma in qualche caso anche tra gli addetti ai lavori. Il termine migliore, più chiaro per tutti, è “alimentazione complementare a richiesta”. Per autosvezzamento o, meglio alimentazione complementare a richiesta si intende prima di tutto prestare massima attenzione ai segnali di fame o di sazietà del bambino per poi assecondarli e, allo stesso tempo, lasciargli decidere liberamente se mangiare o rifiutare ciò che i genitori o nonni propongono, senza mai forzarlo a inghiottire quello che dimostra di non gradire. Questo però implica anche la necessità di offrire al bambino, a partire dal momento in cui si iniziano a proporre i primi alimenti diversi dal latte (svezzare significa questo) gli stessi cibi che compaiono nella tavola dei grandi, in modo da dargli la possibilità di scegliere. Attualmente non è dunque più considerato obbligatorio cominciare lo svezzamento con la classica pappa di brodo vegetale, come vuole la nostra tradizione, ma, volendo, si può dare come primo alimento, per esempio della carne bollita e frullata, se magari la famiglia quel giorno mangia il lesso. Questa indicazione vale più che altro idealmente, perché in realtà è infinitamente più comodo “andare alla vecchia”, cioè preparando al bambino la pappa con brodo vegetale, verdura frullata, carne omogeneizzata (o, in alternativa, come fonte proteica parmigiano o ricotta), olio extravergine di oliva e la ragione è facile da spiegare: il bambino a partire dallo svezzamento può assumere gli stessi cibi che mangia il resto della famiglia (anche scegliendo autonomamente, per quanto lo possa fare) a patto però – e qui sta il punto debole dell’intera questione – che l’alimentazione seguita da tutti abbia i seguenti requisiti: sia priva di sale, l’unico condimento sia l’olio extravergine d’oliva, tutti i cibi solidi siano frullati, le cotture siano bollitura, al forno o al vapore. Posto che sarebbe meglio davvero che tutti mangiassero in questo modo (frullatura degli alimenti solidi a parte), è però quantomeno utopistico pensare che ogni giorno tutta la famiglia segua un’alimentazione così rigorosamente a misura di piccolissimo.
A mio avviso, la questione dell’autosvezzamento è stata provvidenziale per superare l’eccesso di rigidità che, prima del suo avvento, si imponeva alle mamme quando arrivava l’epoca dello svezzamento, ovvero ha suggerito che non occorre essere estremamente fiscali nel seguire uno schema alimentare “blindato” né che sia così opportuno introdurre un alimento alla volta. Diciamo che da un lato ha reso le cose più semplici, perché ha autorizzato l’inserimento, nell’alimentazione del bambino, di cibi che in un recente passato si suggeriva di dare dopo l’anno o addirittura dopo i due anni di vita, ma dall’altro a causa del nome diciamo così un po’ ambiguo – autosvezzamento appunto – ha finito per complicarle. Per quanto riguarda l’epoca dello svezzamento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di non iniziarlo prima dei sei mesi compiuti. Se per qualunque ragione si vuole anticipare, la raccomandazione è di non farlo comunque prima delle17 settimane di vita compiute (e non oltre le 26 settimane di vita). Speri di esserle stato d’aiuto. Con cordialità.
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