Sospendere il trattamento che controlla la connettivite indifferenziata, che è una malattia autoimmune, potrebbe compromettere il buon esito della gravidanza, quindi continuare la cura (oltretutto innocua per il bambino) è un imperativo categorico.
Una domanda di: Carla Salve dottoressa, dal 2019 mi è stata diagnosticata una connettivite indifferenziata. Ho avuto sintomi alle articolazioni delle mani e dei polsi, gli organi interni sono a posto e come terapia assumo 2cp di Plaquenil da 200mg. Mi trovo alla 6+4 e il mio reumatologo non ha ne modificato ne sospeso la cura; il mio medico di base me la sconsiglia e la ginecologa si basa sul parere del reumatologo. Io ho il terrore che il farmaco crei tossicità al bambino. Cosa comporta una sospensione della cura? Potrebbe peggiorare la malattia e attaccare il feto? Grazie per la sua risposta.
Elisa Valmori
Salve cara signora, ci sono buone anzi ottime notizie per lei: il Plaquenil è perfettamente compatibile in gravidanza, anzi è farmaco di prima scelta in caso di malattie autoimmuni come ad esempio il Lupus o la connettivite indifferenziata che le è stata diagnosticata. Risulta invece di seconda scelta nel trattamento di queste malattie, l’impiego di corticosteroidi per via sistemica (per intenderci, il cortisone per bocca). L’impiego di Plaquenil non comporta effetti avversi né sullo sviluppo corretto del feto, né sull’andamento della gravidanza stessa. Viceversa, la mancata remissione della malattia dovuta ad una sospensione del trattamento, potrebbe mettere in forse il buon esito della sua gravidanza, motivo per cui dissento dal collega medico di base e concordo con la sua ginecologa e il reumatologo che le hanno proposto di proseguire il trattamento anche se incinta. Purtroppo la sua è una malattia autoimmune, ossia di attacco da parte del sistema immunitario verso cellule dell’organismo stesso. Il feto è un ospite particolare dal punto di vista immunitario: una specie di trapianto dato che ha solo metà patrimonio genetico identico a quello della madre. Occorre che il sistema immunitario sia molto tollerante per non vedere gli antigeni estranei del feto (quelli derivanti dal genoma paterno) e non rigettarlo. Questo è garantito da alcuni camuffamenti da parte del nascituro (ha una specie di rivestimento di cellule fuse insieme che confondono le idee al sistema immunitario materno) e anche da alcune alterazioni nelle popolazioni dei globuli bianchi materni (sono molto presenti i neutrofili a discapito dei linfociti se ha fatto caso ai suoi esami del sangue). Siamo veramente un miracolo della Natura, non crede? Spero di averle risposto ed essere riuscita a rassicurarla sulla convenienza di proseguire il trattamento anche in gravidanza, resto a disposizione se desidera, cordialmente.
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