Le terapie devono avere un razionale: il cortisonico, in vista della fecondazione medicalmente assistita, si usa in caso di autoimmunità, se non viene prescritto significa che non serve.
Una domanda di: Fabio Salve dottore, io e mia moglie abbiamo affrontato 2 icsi omologhe entrambe negative, dopodiché abbiamo deciso di passare a embriodonazione data la nostra età, io 40 e lei 43. Il primo trasfert di una blastocisti a fresco ha provato ad attecchire ma poi si è negativizzato, ora riproviamo con 2 blastocisti, stiamo facendo la stessa terapia di preparazione endometriale con progynova, ovuli di progesterone, clexane 0,2 e gonasi, io vorrei far prendere a mia moglie anche il cortisone perché lei ha un sistema immunitario fortissimo e non vorrei che sia complice di questi rigetti dato che siamo ok con tutti i valori a parte l’AMH (ormone antimulleriano), motivo per cui abbiamo optato per l’eterologa. Il centro che ci segue estero non somministra cortisone ma io ho una voce in testa che mi porta a insistere: che consiglio mi può dare? Abbiamo il trasfert il 01 settembre ’23, eventualmente quanto e come possiamo assumerlo? Grazie mille.
Francesco Maria Fusi
Gentile signor Fabio, le terapie vengono prescritte in base a un razionale, ovvero quando si individua un problema specifico su cui possono agire in modo risolutivo (almeno in linea teorica o in misura statisticamente rilevante). Nel caso di sua moglie evidentemente non c’è indicazione alla somministrazione di cortisone, farmaco che non può essere assunto in base alla “sensazione che possa servire”, ma che deve essere impiegato sempre e comunque quando ve ne è precisa indicazione, ovvero in caso di autoimmunità (condizione non rilevata in sua moglie). Si affidi dunque ai medici che vi stanno seguendo senza compiere scelte terapeutiche di sua iniziativa che potrebbero essere più controproducenti che utili. Le auguro che il percorso che lei e sua moglie state per affrontare vi conduca al traguardo sperato. Cordialmente.
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