Diagnosi di megavescica in 12ma settimana

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 20/03/2018 Aggiornato il 20/03/2018

Ci sono anomalie che si riscontrano, durante la gravidanza, con l'ecografia che possono risolversi con il passare delle settimane. Quando vengono individuate è importante rivolgersi a un buon centro di Diagnosi Prenatale per pianificare i controlli da effettuare mese dopo mese.

Una domanda di: Federica
Che conseguenze può avere in un bambino
maschio una megavescica di 16 mm diagnosticata
alla 12esima settimana di gravidanza?

Elisa Valmori
Elisa Valmori

Salve signora, la sua domanda è sintetica eppure molto complessa.
La diagnosi di una malformazione fetale ci pone infatti diversi problemi su più fronti: da una parte, l’evoluzione nel tempo (alcune con il passare delle settimane si risolvono, altre si accentuano a meno che si intervenga dall’esterno) e, dall’altra, la possibilità che vi siano più malformazioni compresenti (a volte inquadrabili in una sindrome).
In ogni caso, una volta riscontrata questa anomalia di sviluppo del bambino, la cosa più importante da fare è di sicuro programmare delle ecografie successive in un buon centro di Diagnosi Prenatale.
E’ in questa sede che si può monitorare l’evoluzione dell’anomalia riscontrata e proporre gli eventuali interventi di correzione, sia prima che dopo la nascita (magari coinvolgendo altri specialisti nei colloqui, come ad esempio urologi pediatrici nel suo caso).
Nel caso della megavescica, è possibile che alla base del difetto ci sia un restringimento dell’uretra (il condotto che fa defluire l’urina dalla vescica all’esterno, ossia la cavità amniotica nel feto) oppure delle vere e proprie “valvole” sempre a livello dell’uretra che ostacolano lo svuotamento vescicale. Se non si interviene, è possibile che questa sovradistensione della vescica si ripercuota a monte sul tratto degli ureteri e persino sui reni, andando a comprometterne il corretto sviluppo.
Invece, esistono dei casi di megavescica che sono stati trattati in utero inserendo una specie di cateterino nell’uretra in modo da permettere lo svuotamento vescicale. In questi casi (ancora piuttosto limitati di numero per la verità, ma promettenti dal punto di vista dei risultati a lungo termine) il posizionamento del cateterino a livello uretrale ha non solo impedito che si verificasse un danno a carico dei reni, ma anche che si instaurasse una condizione di carenza di liquido amniotico, detta oligoidramnios, che a sua volta potrebbe ostacolare il corretto sviluppo dei polmoni fetali, con gravi rischi in termini di sopravvivenza dopo la nascita.
Sono sicura che, essendo lei ancora a 12 settimane e trattandosi di un feto di sesso maschile (nei maschi è molto più comune questo tipo di difetto e la cosa ci fa ben sperare che sia anche isolato), avrà il tempo necessario per mettersi in contatto con una struttura adeguata alla sfida che la patologia riscontrata ci pone.
Sono a sua disposizione per qualsiasi necessità, mi tenga aggiornata se desidera, cordialmente.

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