Dopo un’interruzione spontanea della gravidanza è consigliabile il raschiamento o la terapia farmacologica?

Dottoressa Elisa Valmori A cura di Elisa Valmori - Dottoressa specialista in Ginecologia Pubblicato il 02/11/2022 Aggiornato il 06/11/2022

Spetta al ginecologo curante stabilire in che modo sia più opportuno "pulire" l'utero dopo un aborto spontaneo ritenuto. Le opzioni disponibili sono due e ciascuna presenta vantaggi e svantaggi.

Una domanda di: Maria Pina
Salve, ho 42 anni e sono un soggetto epilettico. Sono rimasta incinta naturalmente, prima gravidanza, ad agosto. Fino alla 6+5 procedeva tutto bene, c’erano l’embrione e il battito ma poi all’11+1 durante un controllo ho saputo che c’era stato un aborto interno, non spontaneo, quindi dovrò fare il raschiamento secondo quanto dettomi e prescrittomi dal ginecologo proprio perché all’undicesima, ma chiamando in ospedale e fissando una visita ostetrica mi hanno detto che farò una terapia farmacologica. Volevo chiedere ma a questa settimana cosa si fa l’intervento chirurgico o terapia farmacologica ? Mi hanno creato confusione. Poi volevo chiedere se è preferibile quello chirurgico per sapere da cosa è dipeso l’aborto, cioè da anomalia, età o convulsioni epilettiche capitatemi in queste settimane. Preciso che a Maggio avevamo provato con la Icsi ma non abbiamo fatto il transfer perché è stata riscontrata un’anomalia del cromosoma 15. Attendo una vostra risposta, è per me importante sapere almeno qualcosa in più di quello che già so. Cordiali saluti.

Elisa Valmori
Elisa Valmori

Salve cara signora, cerco di darle delle informazioni anche se devo premettere che solo chi l’ha in cura e la valuta mediante l’ecografia può decidere il trattamento più adeguato nel suo caso specifico. E’ dura perdere la gravidanza e dover organizzare il raschiamento per “ripulire l’utero”. In alcuni casi, quando la gravidanza si interrompe nelle prime settimane, si può optare per la condotta d’attesa e vedere se nel giro di un mese la Natura riesce a fare il suo corso (e quindi le arriva una mestruazione un po’ più abbondante del solito). Nel suo caso, dato che era arrivata a 11 settimane di sviluppo, la gravidanza era già piuttosto avanzata ed è abbastanza improbabile che lei riesca a pulirsi (mi passi il termine, so che non è poetico ma non ne trovo uno più delicato) autonomamente. Con ogni probabilità, se lasciassimo alla Natura il compito, lei avrebbe una mestruazione troppo abbondante e per giunta potrebbe comunque essere indicato al termine di questa una pulizia chirurgica del suo utero. A questo punto le opzioni mediche sono due: l’aborto chirurgico e quello farmacologico. Con l’aborto chirurgico si ha il “vantaggio” di risolvere almeno dal punto di vista medico la situazione, è un intervento a tutti gli effetti ma è pur sempre in regime di day hospital quindi si entra al mattino e si viene dimessi nel primo pomeriggio. Con il raschiamento le perdite di sangue sono di solito molto contenute e si ha il vantaggio di poter analizzare il materiale ottenuto con l’esame istologico. Attenzione: l’esame istologico ci può dare alcune suggestioni (alterazioni trombotiche, sospetta infezione, sospetta patologia a carico dell’embrione o della placenta) ma non è l’esame citogenetico (che valuta il numero dei cromosomi). Dato che lei aveva avuto un’alterazione nel cromosoma 15 pregressa, forse sarebbe intelligente richiedere l’esame citogenetico dopo il raschiamento. Lo svantaggio del raschiamento, è che può comportare dei rischi immediati (rari) e a lungo termine (molto più rari) per cui si tenta di ricorrervi il minor numero di volte possibile: un conto è sottoporsi una volta nella vita, diverso se si tratta di aborti ripetuti in quanto diventa più concreto il rischio di sequele a distanza. Con l’aborto farmacologico, noi somministriamo delle sostanze (chiamate prostaglandine) per indurre delle alterazioni nel collo dell’utero così da ammorbidirlo e facilitarne l’apertura per consentire la pulizia dell’utero stesso. Una volta ottenuta questa maturazione nel collo uterino, si passa ad un secondo trattamento farmacologico che permette all’utero di contrarsi e ripulirsi. In alcuni casi, qualora non fosse completa la pulizia dell’utero, si ricorre al raschiamento chirurgico per completarla. Con l’aborto farmacologico i tempi sono più lunghi rispetto a quello chirurgico e anche le perdite di sangue possono essere più corpose. Ha il vantaggio di non traumatizzare l’utero, ma anche lo svantaggio di non poter effettuare indagini sul materiale che eventualmente si riuscisse a raccogliere (cioè, le indagini si possono anche richiedere, ma facilmente non saranno conclusive). Per completezza, bisogna dire che anche l’aborto chirurgico contempla la somministrazione di farmaci quali una profilassi antibiotica e in alcuni centri la somministrazione di prostaglandine, proprio come nell’aborto farmacologico. Questi ultimi farmaci di fatto mimano quello che sappiamo accadere in natura, quindi è un po’ come se pilotassimo l’aborto interno per renderlo spontaneo…capisco sia una magrissima consolazione, ma è per tentare di renderle meno ostico questo trattamento. Rispetto alla sua storia, direi che il fattore età può aver influito e se si riuscirà ad effettuare l’esame citogenetico si potrà valutare la presenza di aneuploidie (alterazioni nel numero dei cromosomi) mentre per quanto riguarda l’epilessia, anche se non fosse in trattamento farmacologico lei avrebbe comunque indicazione ad assumere Folina 5 mg/die in vista del concepimento e almeno durante il primo trimestre della sua gravidanza. Spero di averle dato un aiuto, a disposizione se desidera, cordialmente

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