Dopo il cesareo si può partorire per via naturale?

Dottoressa Elisa Valmori A cura di Elisa Valmori - Dottoressa specialista in Ginecologia Pubblicato il 03/01/2019 Aggiornato il 05/06/2026

A volte è possibile affrontare un parto vaginale dopo un cesareo, tuttavia spetta al ginecologo curante valutare una simile opportunità.

Una domanda di: Ilenia
Salve, sono una mamma di due bambini, il primo parto che ho avuto è stato parto naturale, il secondo invece ho avuto un cesareo al termine delle 40 settimane, perché la bambina non usciva… Con il primo figlio ho partorito nel 2015 con la seconda nel 2017, volevo sapere se è possibile sperare che in una futura gravidanza abbia la possibilità di un parto naturale e se c’ è una
struttura adatta per le mamme che sperano ancora di avere la possibilità di un parto naturale.
Distinti saluti.

Elisa Valmori
Elisa Valmori

Salve signora, per prima cosa i miei auguri per l’anno nuovo che inizia e per la vostra sicuramente bella famiglia.
Per quanto riguarda la sua domanda posso confermarle che sì, lei può sperare di partorire per via naturale in caso andasse incontro in futuro ad una nuova gravidanza.
Noi medici chiamiamo questo tentativo di parto naturale con un acronimo inglese “TOLAC” (ossia Trial of Labour After Cesarean section) che comporta il fatto che lei, nel corso della prossima gravidanza, riceva una consulenza ginecologica specifica per valutare l’idoneità al parto naturale (più tempo è passato in termini di mesi dal cesareo precedente, più siamo tranquilli che la cicatrice uterina si sia ben rimarginata). Una volta risultata idonea, lei seguirà comunque l’iter di chi debba programmare un taglio cesareo elettivo (quindi effettuerà gli esami preoperatori in day hospital e vedrà l’anestesista per il consenso informato) ma la differenza sostanziale sarà che il cesareo verrà programmato non a 39 settimane ma almeno a 40 se non a 41 settimane. L’intento è proprio quello di darle il tempo per mettersi in travaglio spontaneamente in quanto, essendo precesarizzata, lei ha una controindicazione ad essere indotta con le prostaglandine (i famosi gel o fettuccia intravaginale).
In alternativa alle prostaglandine, se non insorgesse il travaglio spontaneamente, lei potrà essere stimolata con lo scollamento delle membrane, la rottura delle acque mediante amnioressi o l’induzione con il catetere di Foley (conosciuto anche come palloncino). Potrà avvalersi della partoanalgesia epidurale e potrà esserle somministrata ossitocina per promuovere le contrazioni uterine in travaglio.
Gli ospedali sarebbero invitati a contenere il numero dei tagli cesarei, in quanto connessi a maggiori rischi e per le madri e per i neonati, per cui presumo che non farà fatica a trovare una struttura che le permetta di provare a realizzare il suo sogno di parto naturale.
Per finire, le volevo far presente che uno dei motivi più rilevanti di successo del travaglio di prova è proprio la motivazione materna…come a dire: volere è potere!
Le rinnovo i miei auguri e spero di esserle stata di aiuto.
Cordialmente.

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