Dopo il travaglio indotto dalla rottura delle acque è stato necessario effettuare un cesareo d’urgenza

Dottoressa Elisa Valmori A cura di Elisa Valmori - Dottoressa specialista in Ginecologia Pubblicato il 29/10/2025 Aggiornato il 25/02/2026

Sono stati pubblicati degli studi scientifici che hanno dimostrato un miglior adattamento alla vita extra-uterina nei nati dopo travaglio di parto concluso con un cesareo urgente rispetto ai nati dopo cesareo programmato.

Una domanda di: Elena
Salve, c'è una domanda che mi perseguita da ben 6 anni, ovvero dalla nascita del mio primo bimbo. Alle 8 di mattina mi recai in ospedale per un controllo in quanto persi il tappo mucoso. Alla visita il dottore mi ruppe le acque, così rimasi dentro...nessuna contrazione, nessuna induzione. Partirono spontaneamente verso le 18: a un certo punto, vedendo il bimbo sofferente, decisero di fare un cesareo d'urgenza in quanto capirono che il cordone era corto: nacque alle 23. Dopo due settimane siamo stati ricoverati per streptococco. La mia domanda è: avrebbero dovuto indurmi il parto? O somministrarmi un antibiotico? Grazie anticipatamente.



Elisa Valmori
Elisa Valmori

Salve signora, la sua domanda mi riporta indietro di 14 e 11 anni rispettivamente, quando ho avuto a che fare con lo streptococco per il parto di due dei miei figli. Premettiamo che lo streptococco è purtroppo un microbo subdolo in quanto non dà sintomi a noi mamme, mentre può essere causa di infezioni molto serie nei neonati che hanno la sfortuna di contrarlo al momento del parto. Per evitare questa evenienza, si è soliti prescrivere alle donne in gravidanza il tampone vaginale e rettale mirato proprio alla ricerca dello streptococco, così da sapersi regolare in vista del parto. Se il tampone risulta negativo, non serve la profilassi antibiotica in caso di rottura delle cosiddette acque, viceversa se il tampone risulta positivo occorre una profilassi antibiotica a base di penicilline in vena alla mamma per "sterilizzare" il canale del parto e prevenire il passaggio del temibile streptococco al nascituro. Da quanto mi ha scritto, lei non ha fatto alcuna profilassi antibiotica dopo la rottura delle membrane: di sicuro il suo tampone vaginale/rettale era risultato negativo, altrimenti, in caso di tampone positivo o assente, avrebbe certamente iniziato la profilassi antibiotica in vena e sarebbe stata indotta subito: la condotta di attesa dopo rottura prematura delle membrane è riservata infatti alle donne con tampone vagino-rettale negativo.
Alcuni ospedali prevedono una profilassi antibiotica dopo alcune ore dalla rottura delle membrane anche con tampone negativo, ma ogni centro ha i suoi protocolli. La rottura delle membrane di solito innesca un processo che nel giro di alcune ore (nel suo caso 10) porta all'inizio del travaglio di parto e la condotta di attesa è una preziosa opportunità in quanto ha di sicuro meno rischi di complicanze un travaglio che insorge spontaneamente rispetto a quello indotto farmacologicamente. Immagino la sua frustrazione di aver travagliato inutilmente per 5 ore e vorrei dirle una parola in proposito. Sono stati pubblicati degli studi scientifici che hanno dimostrato un miglior adattamento alla vita extra-uterina nei nati dopo travaglio di parto concluso con un cesareo urgente rispetto ai nati dopo cesareo elettivo. Questo perché lo stress del travaglio di parto in qualche modo attiva il bambino e lo prepara meglio alla nascita. Le contrazioni uterine "massaggiano" il torace del bambino e spremono fuori il liquido amniotico in eccesso, facilitando i suoi primi atti respiratori. Magari è un dettaglio, ma credo che sapere che la sua fatica è stata preziosa e non inutile possa essere comunque di sollievo. Immagino il secondo ricovero sia stato una doccia fredda per lei che era appena tornata a casa dall'ospedale, d'altra parte i protocolli ospedalieri si basano sulle evidenze generate dagli studi clinici su grandi numeri. Nel caso della rottura delle membrane, si fa riferimento ad uno studio su 5041 pazienti di Hannah et al. pubblicato sul New England Journal of medicine nel 1996 che ha raggiunto queste conclusioni: "nelle donne a termine di gravidanza con rottura delle membrane l'induzione del travaglio di parto con ossitocina o prostaglandine e il trattamento di attesa hanno tassi di infezione neonatale o di parto cesareo sovrapponibili, anche se l'induzione del travaglio con ossitocina comporta un minor rischio di infezione materna (chorion-amniosite) rispetto alla condotta di attesa. Le donne sembrano preferire l'induzione del travaglio alla condotta d'attesa". Nello studio, il tasso di infezione neonatale era 2% nel gruppo di donne indotte con l'ossitocina, 3% nel gruppo indotto con le prostaglandine, 2,8% nel gruppo che sceglieva la condotta di attesa e poi veniva indotto con ossitocina, 2,7% nel gruppo che sceglieva condotta di attesa e poi era indotto con prostaglandine. Magari l'ho confusa con tutti questi dati, ma l'intento era mostrarle che la possibilità di infezione c'era ugualmente, sia che lei fosse indotta subito, sia che attendesse l'insorgenza del travaglio spontaneo come in effetti è stato. La possibilità, infatti, che lo streptococco risulti negativo al tampone delle 37 settimane ma si colonizzi più avanti, a ridosso del parto, esiste (e così è stato anche per la sottoscritta, ahimè). Speriamo in futuro di avere modo di testare lo streptococco all'accettazione della paziente in sala parto, in modo da saperci regolare di conseguenza ed evitare ricoveri in neonatologia alle mamme e soprattutto ai bimbi neonati. Spero di averle risposto e che possa darsi pace per questa disavventura.

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