L'immunoprofilassi non va effettuata prima della 28° settimana, a meno di effettuare la diagnosi prenatale invasiva (amniocentesi) in quanto la procedura implica il rischio di passaggio di sangue dal circolo fetale a quello materno.
Una domanda di: Giulia Sono all’inizio della 14^ settimana di gravidanza e dalle ultime analisi fatte (15 giorni fa) il test di Coombs risultava negativo. Il mio gruppo sanguigno è 0 – quello del mio compagno A+. Avendo effettuato anche il test del Dna fetale di recente e avendo richiesto anche di conoscere l’Rh fetale, quest’ultimo è risultato essere +. Volevo chiederle: è necessario effettuare da subito l’immunoprofilassi anti-d (e quale sarebbe la procedura per la richiesta) o posso continuare a ripetere il test di Coombs ogni mese e poi alla 28esima settimana eseguire il vaccino? Se il test di Coombs dovesse risultare positivo alle prossime analisi, sarebbe troppo tardi poi per eseguire l’immunoprofilassi? La ringrazio in anticipo.
Elisa Valmori
Salve signora, ottima domanda la sua. Guardi, già a otto settimane di gravidanza i globuli rossi fetali esprimono il fattore Rh (se il bimbo è di gruppo positivo, naturalmente) ma la circolazione materna e quella fetale rimangono separate grazie al filtro placentare che nel primo e nel secondo trimestre è per così dire impermeabile. Nel corso della gravidanza i pori presenti nei villi coriali della placenta (quelli che garantiscono gli scambi di nutrienti da mamma a bimbo e degli scarti da bambino a mamma) si allargano e può accadere che alcuni globuli rossi fetali finiscano nel circolo sanguigno materno (motivo per cui si effettua l’immunoprofilassi dalla 28° settimana di gestazione). Questa iniezione serve proprio per scongiurare l’eventualità che la mamma sviluppi gli anticorpi contro il fattore Rh, dato che mette in circolo degli anticorpi appunto contro il fattore Rh, così che neutralizzino gli eventuali globuli rossi fetali “clandestini”. Dopo l’immunoprofilassi il test di Coombs indiretto su sangue materno sarà inevitabilmente positivo, ma entro due o tre mesi si negativizzerà nuovamente. Ecco perché con tutta probabilità lei dovrà ripetere anche dopo il parto l’iniezione. Non ha invece indicazione ad effettuarla prima della 28° settimana, a meno che scelga di sottoporsi a diagnosi prenatale invasiva (amniocentesi per intenderci) in quanto questa procedura implica il rischio di passaggio di sangue dal circolo fetale a quello materno. Spero di averle risposto e di averla rassicurata: per fortuna conoscendo il rischio della isoimmunizzazione Rh saranno presi tutti i provvedimenti del caso per evitare che questa evenienza capiti proprio a lei. Cordialmente.
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