Nella stragrande maggioranza dei casi, gli aborti spontanei sono dovuti a un'anomalia cromosomica dell'embrione: l'esame citogenetico dei tessuti abortivi permette di appurarlo.
Una domanda di: Alessandra Sono una ragazza di 36 anni appena compiuti, dopo PMA al primo tentativo ci nasce nel 2022 una splendida bambina..
Ci riproviamo nel 2024 ma alla 5^ settimana ho un aborto spontaneo (ero distrutta psicologicamente). Dopo mesi ci riprovo, 3° tentativo nullo, lascio passare alcuni mesi arriviamo a febbraio 2026 rimango incinta, all’11^ settimana scopro che il cuoricino ha smesso di battere, (aborto interno). Mi sono accorta di avere dei sintomi strani (seno meno gonfio, meno stanchezza e meno fame). Adesso farò il raschiamento e non so cosa pensare, mi hanno consigliato un'isteroscopia. Secondo voi possono esserci problemi genetici? Aiutatemi a capire. Grazie mille.
Augusto Enrico Semprini
Cara Alessandra,
le perdite abortive sono quasi esclusivamente dovute ad anomalie cromosomiche del concepito. Insista per eseguire l'esame citogenetico del tessuto abortivo perché è la chiave per poter interpretare il motivo di questi aborti spontanei, poterla rassicurare e guardare con fiducia a una prossima buona gravidanza. Resto a sua disposizione per interpretare l'esito dell'esame. Un saluto cordiale.
Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.
Anche se è noto che nella maggior parte dei casi un aborto spontaneo nelle prime settimane di gravidanza è dovuto ad anomalie cromosomiche dell'embrione, è senz'altro opportuno indagare sulle cause. »
Con un valore delle beta superiore a 1000, se tutto va bene l'ecografo deve visualizzare l'embrione. Se non succede significa che la gravidanza non procederà. »
L'aborto spontaneo si esprime con precisi segnali, tra cui la diminuzione del valore delle beta-hCG. Non è detto invece che dia luogo alla comparsa di dolore. »
Non si deve avere fretta di ricorrere a cure farmacologiche ogni volta che le tonsille si arrossano, soprattutto se il bambino ha da poco affrontato una terapia con antibiotico. »
Ci sono alcuni consigli da seguire per aiutare un bambino a rinunciare al pannolino. Tra questi, il più importante è forse quello di favorire la formazione di feci morbide e, quindi, facili da espellere. »
Oltre a somministrare un farmaco contro la malattia da reflusso (che deve necessariamente essere prescritto dal pediatra), per limitare il fenomeno è opportuno seguire alcuni accorgimenti, tra cui cercare di rallentare il tempo della poppata. »
A volte è necessario che trascorra più tempo affinché ogni più piccola anomalia si risolva. Quello che conta è comunque che il feto sia vitale e cresca a un ritmo regolare. »
Non c'è alcun rischio né per la futura mamma né per il feto se la "piaghetta" (ectropion) sanguina, eventualità frequente proprio durante la gravidanza. »