Due settimane dopo il terzo parto sentirsi stanche è brutto segno?

Dottor Claudio Ivan Brambilla A cura di Claudio Ivan Brambilla - Dottore specialista in Ginecologia Pubblicato il 27/07/2022 Aggiornato il 26/03/2026

Non ha alcun senso ipotizzare che la stanchezza a pochi giorni dalla nascita del terzo figlio sia espressione di qualcosa che non va. Stupirebbe il contrario, ovvero un totale recupero di energie, dopo così poco tempo dal parto, con tre bambini di cui prendersi cura.

Una domanda di: Laura
Ho partorito l’11 luglio il mio terzo figlio. Da una settimana sono sempre stanca, provo la pressione ed è abbastanza alta o meglio più alta del mio solito, ma la particolarità è che sono bradicardica, al contrario del mio essere che solitamente è tachicardico. Sono ipocondriaca e quindi mi spavento per tutto e penso al peggio. Devo preoccuparmi? Grazie.

Claudio Ivan Brambilla
Claudio Ivan Brambilla

Gentile signora, è normale che lei si senta stanca a pochi giorni dal parto (sta ancora avendo perdite di sangue, oltretutto, dico bene?). In più è alle prese con il suo terzo bambino quindi immagino che lei non abbia modo di riposare veramente quando non si occupa di lui, visto che ne ha altri due a cui pensare. Penso che stia allattando il piccolino e anche l’allattamento impone un dispendio di energie. Per quanto riguarda la pressione, cosa significa che è “abbastanza alta o meglio più alta del mio solito”? La pressione o è alta o è nella norma: se non supera il range di normalità che è compreso tra 139 per la massima e 89 per la minima non c’è ragione di preoccuparsi. Non so cosa intende per bradicardia né mi dice da chi è stata diagnosticata: il cardiologo ha rilevato che i battiti del suo cuore sono inferiori a 60 al minuto? Se sì, credo che le abbia anche suggerito il da farsi, prescrivendole per esempio il dosaggio degli ormoni tiroidei per verificare che non sia implicata la tiroide. Le eventuali cure successive dipendono comunque dal livello di gravità dell’anomalia ed è il cardiologo che deve valutarle e prescriverle. Lei stessa si definisce ipocondriaca: credo dunque che sia questo il nodo critico su cui lavorare. Ha mai pensato di farsi aiutare dalla psicoterapia comportamentale? In un numero ragionevole di sedute, grazie a questa metodica, si può imparare a controllare la tendenza a preoccuparsi eccessivamente della propria salute, senza tuttavia arrivare a trascurarsi. Per iniziare, le consiglio di evitare di consultare il dottor Google allo scopo di formulare autodiagnosi su presunte malattie: non c’è niente di peggio per andare in ansia senza oltretutto ottenere benefici. Per arrivare a fare diagnosi noi medici studiamo moltissimo e non solo per laurearci ma anche, anno dopo anno dpo la laurea la specializzazione, per rimanere aggiornati. Chi non ha alle spalle questo iter di studio e di conoscenze, leggendo in Internet di medicina non ha strumenti sufficienti per applicare i contenuti al proprio caso clinico, né per farne la “tara” e meno che mai per formulare diagnosi. Riassumendo: tenga sotto controllo la pressione, misurandola possibilmente in farmacia o dal suo medico di famiglia, valuti con il suo curante l’opportunità di effettuare l’esame del sangue per il dosaggio degli ormoni tiroidei e cerchi di riposare il più possibile ogni volta che può. Non abbia remore a delegare, a farsi aiutare, anche coinvolgendo i figli più grandicelli. Curi anche la sua alimentazione, che deve essere sana, ragionevolmente calorica, ricca di verdure e frutta. È inoltre importante che lei beva molto, soprattutto se sta allattando. Mi tenga aggiornato, se lo desidera. Con cordialità.

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