Educatrici con aspettative enormi (e irrealistiche)

Dottoressa Luisa Vaselli A cura di Luisa Vaselli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 12/12/2022 Aggiornato il 19/03/2026

Pretendere che un bambino di tre anni e mezzo riesca a rappresentare graficamente uno schema corporeo non è oggettivamente ragionevole. A meno di non trovarsi in una scuola d'arte per scolaretti plusdotati.

Una domanda di: Francesca
Mio figlio ha 3 anni e mezzo ed è al primo anno di asilo. È giusto pretendere che sappia rappresentare lo schema corporeo? Lui non è in grado, disegna linee cerchi, colora con i pastelli, con le tempere ed acquerelli, esce lievemente dai bordi ma si impegna nel non farlo e quando lo fa, dice “che ci fa” e io lo lascio fare… Sa distinguere colori, la destra e la sinistra, cosa è davanti e cosa è dietro… Sa distinguere le lettere, ma non sa scrivere il suo nome o rappresentare un bambino o disegnare una montagna, una casa, un fiore… Se gli chiedi di farlo, disegna tutte linee che per lui corrispondono alla richiesta.

Luisa Vaselli
Luisa Vaselli

Cara mamma, la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo la sua email è quella di chiedere alle maestre di suo figlio con quale criterio giudicano le competenze di un bambino di tre anni e mezzo, a quali modelli si rifanno e come mai hanno aspettative così alte e, mi lasci dire, irrealistiche. Mi è venuto quasi il dubbio che suo figlio frequenti una scuola per geni, in cui è lecito attendersi che a tre anni e mezzo un bambino sappia rappresentare uno schema corporeo. Gli obiettivi che ha già raggiunto suo figlio – colorare rimanendo a volte all’interno dei margini, riconoscere le lettere, usare tempere e pastelli – sono già piuttosto ambizioni e, le assicuro, non sono così scontati. Il fatto che rappresenti graficamente le immagini con semplici linee, che poi sa descrivere a parole indicandole come le figure che gli sono state richieste, è assolutamente normale, esprime il grado di sviluppo che è giusto (e ragionevole) attendersi da un bambino di tre anni e mezzo. In modo approssimativo, le posso dire che i bambini di questa età disegnano generalmente “l’uomo girino” e solo verso i 4 anni sono in grado di abbozzare graficamente testa e occhi. In linea di massima, i maschi sono più sbrigativi nei loro disegni, mentre le bambine tendono ad aggiungere più particolari. Ma questo vale più che altro in generale: le eccezioni non mancano di certo e non si possono mai operare distinzioni drastiche tra maschi e femmine. Per quanto riguarda il fatto che il suo bambino non sappia scrivere il suo nome, di nuovo meraviglierebbe il contrario: a scrivere si impara a sei anni, con l’ingresso alla scuola primaria. Tranquillizzi dunque le maestre, se sono preoccupate per le prestazioni di suo figlio, come immagino siano visto che mi pare le riferiscano quelle che considerano lacune. Cerchiamo poi di non pretendere dai bambini l’impossibile, perché il rischio di ostacolare il loro armonico sviluppo in questo caso diventerebbe alto. Cerchiamo soprattutto di non criticare i loro disegni in cui c’è molto di loro, ci sono impegno, emozioni e la grande fatica di tradurre graficamente le immagini elaborate dalla mente. Il disegno è una produzione importante, che merita attenzione, sensibilità e rispetto. I disegni dei bambini sono tutti belli e significativi, anche quelli che a uno sguardo superficiale (e privo di competenza nell’ambito dell’età evolutiva) possono sembrare scarabocchi. I bambini sono tutti piccoli artisti e proprio per questo si deve tenere in mente che se i loro disegni non convincono, non piacciono, probabilmente non si ha la capacità di comprenderli: la bellezza è sempre e prima di tutto negli occhi di chi guarda. Del resto se osservo l’urlo di Munch non lo trovo poi così bello, almeno secondo il mio personalissimo giudizio. O, meglio, non riesco a vederne l’intensità né a “sentirlo” se lo estrapolo dal suo contesto emotivo, se non penso a cosa simboleggia. Ma se mi soffermo a pensare al suo significato, in un attimo riesco a comprendere appieno il valore artistico che gli esperti gli attribuiscono da sempre. Dunque, cara mamma, non c’è nulla che non vada in quello che fa (o non fa) il suo bambino alla scuola materna, come credo lei stessa abbia già intuito. Cari saluti.

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