Ha qualcosa che non va la mia bambina?

Dottoressa Angela Raimo A cura di Angela Raimo - Dottoressa specialista in Psichiatria Pubblicato il 06/04/2023 Aggiornato il 11/03/2026

Quando la paura che il proprio bambino sia interessato da un disturbo dello spettro autistico è più forte delle rassicurazioni del pediatra può diventare opportuno cercare supporti e risposte che riescano a risultare più convincenti.

Una domanda di: Roberto
Sono il papà di una bimba che compirà 8 mesi tra un paio di giorni. Avrei qualche dubbio su cui spero di avere delle risposte. La mia bambina è molto attiva, gattona velocissima già da prima dei 7 mesi e da un pezzo ormai si alza in piedi benissimo da sola, se ha un appiglio, e fa qualche passetto. La pediatra ci ha detto che dal punto di vista motorio è molto avanti. Ama molto giocare e interagisce molto bene con noi genitori, con i nonni e in generale con tutte le persone, anche se gli estranei li osserva bene prima di dar loro “confidenza”. È inoltre una bimba molto molto sorridente e che ama particolarmente esplorare tutto ciò che la circonda. Il dubbio principale che ho riguarda la lallazione. Attorno ai 6 mesi aveva iniziato a fare, in alcuni momenti della giornata, “tatatata”. Lo ha fatto per circa una settimana e poi ha smesso per oltre un mese. Poi ha ricominciato a lallare, lo ha fatto per circa una settimana e poi ha di nuovo smesso. Ieri, mi ha detto mia moglie, che ha ricominciato a fare “tatatata” e anche “bababab”. Volevo chiedere se è normale che lalli per un po’ di giorni e poi smetta, se è normale che non lo faccia spesso nell’arco della giornata e se è normale che la lallazione non sia molto rumorosa (leggo sul web che la lallazione dovrebbe essere rumorosa e frequente). La seconda domanda che voglio fare riguarda le risate. Come ho scritto la bimba e molto sorridente, ma le risate “sonore” non le fa spesso, e quando le fa è perché si diverte per qualcosa di nuovo. Le risate, inoltre, non sono molto rumorose. Spero possiate risolvere questi miei dubbi. Vi ringrazio in anticipo.

Angela Raimo
Angela Raimo

Gentile papà, Lei aveva già scritto quando la sua bimba aveva quattro mesi perché preoccupato del fatto che non sorridesse con la frequenza che lei si aspettava. E questo nonostante la bambina comunque sorridesse (come oggi ride) e la pediatra avesse rimarcato di non ravvedere nulla di anomalo in lei. Adesso, a distanza di quattro mesi, nella totale assenza di segnali che suggeriscano ci sia qualcosa che non va è ancora in ansia e, pur non avendone alcun motivo, evidentemente continua a temere l’autismo. In casi come il suo non ha alcun senso richiedere rassicurazioni che giungono da remoto, non ha senso che io le dica che la lallazione, così come il sorriso o la risata non seguono schemi rigidi, ogni bambino ha il proprio modo di essere e di rispondere all’ambiente,  perché tanto non servirebbero a tranquillizzarla. Forse potrebbe essere una strada fissare un appuntamento con un neuropsichiatra infantile, affinché uno specialista competente nell’ambito dell’autismo possa darle tutte le informazioni e le delucidazioni che cerca, in base a quanto riscontrato visitando la bambina e osservando “in presenza” il suo comportamento. Mi permetto però di dirle che, a mio avviso, le sarebbe di più grande giovamento affrontare qualche seduta di psicoterapia in grado di aiutarla a vincere tutta l’ansia con cui si trova alle prese. Lei cerca certezze che con parole mediate da uno schermo non posso darle, qualunque cosa io dicessi a proposito della bambina non le sarebbe utile perché la paura che sia interessata da disturbo delle spettro autistico tornerebbe sempre con prepotenza. Allo stesso tempo, anche io mi sono trovata a farmi questa domanda: e se davvero questo papà cogliesse qualcosa di anomalo nella figlia, qualcosa che sfugge ad altri ma che lui rileva istintivamente? In questa eventualità allora sì potrebbe essere opportuno sentire il parere di un neuropsichiatra in carne e ossa. Comunque sia, sono certa che per rasserenarsi lei abbia necessità di supporto e risposte più incisive di quanto possano essere quelli offerti da me. Con cordialità.

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