HIV in gravidanza

Dottoressa Sara De Carolis A cura di Sara De Carolis - Dottoressa specialista in Ginecologia Pubblicato il 14/03/2019 Aggiornato il 28/05/2026

E' senz'altro possibile che una donna sieropositiva possa portare a termine la gravidanza nel migliore dei modi, dando alla luce un bimbo sano. E' ovvio però che per ridurre al massimo ogni rischio deve attenersi alle indicazioni del ginecologo e dell'infettivologo, anche per quanto riguarda la cadenza con cui effettuare i controlli.

Una domanda di: Sara
Volevo sapere se potevate darmi ulteriori informazioni sulle visite da fare durante i mesi di gravidanza, per una donna sieropositiva sotto terapia con viremia non rilevabile. Grazie. Sito molto utile!

Sara De Carolis
Sara De Carolis

Gentile signora, in genere è indicata una valutazione mensile, in cui vengono prescritti gli esami da fare, misurati peso e pressione ed effettuata una visita ginecologica. Il fatto di essere sieropositiva non determina grandi cambiamenti. Per l’ultimo periodo prima del parto, si faranno però maggiori controlli: cardiotocografia (per valutare il battito del bambino); valutazione del liquido amniotico, coltura vaginale per la ricerca dello streptococco di gruppo B. Le linee guida indicano anche l’opportunità di discutere, nel terzo trimestre, con il ginecologo curante (ed eventualmente l’infettivologo e il neonatologo) la modalità del parto, perché a volte (non è una regola) può essere ritenuto più opportuno effettuare il cesareo. Sempre in generale, si affidi al suo curante per quanto riguarda la terapia antivirale che va proseguita in quanto l’obiettivo è quello di mantenere la viremia non determinabile: questa condizione è fondamentale per assicurare la salute della mamma e impedire la trasmissione del virus al bambino. Aggiungo che se la viremia si mantiene non determinabile si pensa al parto naturale. Cari auguri per una serena gravidanza.
nota della redazione: nel sito della Lila può trovare un pdf in cui sono indicate, da pagina 129 a pagina 134, le linee guida per il controllo dell’HIV durante la gravidanza e il post parto, con riferimento anche alla cadenza con cui è opportuno effettuare gi esami che valutano l’andamento dell’infezione. Tenga presente che, come è ovvio, i protocolli vengono seguiti da tutte le strutture ospedaliere italiane. Ecco il link: http://www.lila.it/images/doc/tr/lineeguida_terapie_2017.pdf

Il parere dei nostri specialisti ha uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante. I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate.

Se non trovi la risposta al tuo quesito, fai la tua domanda ai nostri specialisti. Ti risponderemo prima possibile. Fai una domanda all’esperto

Sullo stesso argomento

HIV: può essere trasmesso con il contatto tra una ferita e il sangue eventualmente infetto?

Gli Specialisti Rispondono di Professor Matteo Bassetti

Anche nel caso in cui le probabilità di trasmissione del virus responsabile dell'AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) siano molto basse, per sicurezza a 28 giorni dal comportamento a rischio è opportuno fare il test per HIV.  »

Dubbio su come avviene la trasmissione del virus HIV

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

Il virus HIV è presente, in quantità così significative da poter essere trasmesse, nel sangue, nello sperma e nelle secrezioni vaginali di chi lo ha contratto. Il contagio può avvenire attraverso il contatto diretto con questi fluidi.   »

HIV: si può contrarre dall’estetista?

Gli Specialisti Rispondono di Dott.ssa Elena Bozzola

In linea teorica, uno strumento tagliente infetto che procuri una lesione può essere veicolo di trasmissione del virus responsabile dell'AIDS. Ma nei centri estetici qualificati non si corrono rischi perché tutto ciò che può ferire la cute viene sterilizzato.   »

Paura per le siringhe abbandonate

Gli Specialisti Rispondono di “La Redazione”

Una siringa eventualmente infetta può trasmettere il virus dell'HIV o dell'epatite solo penetrando nel corpo o venendo a contatto con una ferita aperta.   »

Aclasta: dopo quanto dalla somministrazione si può cercare una gravidanza?

Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Dopo l'assunzione di acido zoledronico, principio attivo utilizzato contro l'osteoporosi, è necessario attendere almeno sei mesi prima di concepire.   »

Le domande della settimana

Piccolissima con coliche ravvicinate: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

Non esiste una cura specifica per le coliche dei piccolissimi, che comunque non sono considerate una vera e propria malattia, infatti non è mai stata dimostra in modo scientificamente convincente l'efficacia dei preparati che di solito vengono utilizzati.   »

In spiaggia libera cosa può mangiare una bimba di 11 mesi?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Chiara Boscaro

I cibi da proporre in spiaggia sono numerosi, quindi sotto questo profilo c'è solo l'imbarazzo della scelta. Una grande attenzione va invece posta all'igiene e alla conservazione degli alimenti.   »

Fratellino di due anni manesco e prepotente con la sorellina di tre anni: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

Quando i litigi tra due fratelli molto piccoli diventano ingestibili, serve intervenire in maniera decisa per porvi fine drasticamente. Guai, invece, a trasformarsi in spettatori impotenti.  »

Piccola area di mancato accollamento: è bene stare a casa dal lavoro?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

In caso di un mancato accollamento riscontrato con l'ecografia e non associato ad altri sintomi non c'è alcun bisogno di assentarsi da un tranquillo lavoro d'ufficio.  »

Reflusso importante in una bimba di 4 mesi: meglio anticipare lo svezzamento?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

In effetti lo svezzamento può aiutare a gestire i sintomi del reflusso, ma non a risolverli né a prevenirli. Di fatto, l'introduzione di cibi solidi può sì ridurre i rigurgiti per gravità, ma non eliminare il problema poiché l'immaturità del meccanismo fisiologico che sta alla base del fenomeno rimane...  »

Fai la tua domanda agli specialisti