Il papà del mio bimbo non è mio marito: che fare?

Dottoressa Faustina Lalatta A cura di Faustina Lalatta - Dottoressa specialista in Genetica clinica Pubblicato il 06/06/2023 Aggiornato il 07/06/2023

Ci sono situazioni estremamente delicate e percorsi difficili che nessuna donna dovrebbe trovarsi ad affrontare da sola, ma con l'aiuto di un team di specialisti composto da psicologo, assistente sociale, ginecologo.

Una domanda di: Giulia
Salve, ho urgente bisogno di un consiglio di un specialista! Vi pongo il mio problema per quanto imbarazzante. Ho avuto un rapporto extraconiugale per cui provo un fortissimo senso di colpa, la stessa settimana ne ho avuti diversi anche con mio marito… successivamente ho scoperto della mia gravidanza. Inutile cercare di spiegare la preoccupazione. Mi sono sottoposta al test del DNA di paternità prenatale non invasivo presso EasyDna di cui mio marito non sa nulla. Per farlo (oltre a pagare più di 1000 €) ho dovuto aspettare le 10 settimane di gravidanza. Attraverso un prelievo del mio sangue e tampone buccale dell’ “altro” ho inviato i campioni in laboratorio e dopo circa una settimana ho ricevuto i risultati di cui avevo paura! Secondo il test del DNA il padre non è mio marito, e qui sono crollata totalmente! Il mio dubbio ora è questo: il test del DNA a cui mi sono sottoposta è attendibile al 100%? Ci può essere un errore? Magari nella raccolta campioni, errori di laboratorio o poca serietà dell’azienda? Se il bimbo non è di mio marito non posso assolutamente tenerlo poiché l’altro non ne vuole sapere nulla, inoltre è di un’altra nazionalità e sarebbe impossibile nasconderlo e inoltre mi creerebbe un problema gigante in famiglia. Sto entrando nel secondo trimestre della gravidanza, vero che non c’è più modo di abortire con le pillole? A chi dovrei rivolgermi per chiedere aiuto? Psicologicamente questa cosa è pesantissima e non me la sto vivendo per niente bene. Vorrei potermi sottoporre a un altro test per accertamenti ma l’esame è costoso per me e la mia situazione economica non me lo permette. Inoltre da quel che so l’aborto chirurgico è altrettanto costoso e sarà un problema pure quello, non solo per questioni economiche ma anche sul fatto che spero non mi sia negata la possibilità di farlo in ospedale…oltre l’impatto psicologico e il problema familiare che si andrebbe a creare poi. Sono mesi ormai che vivo con questo peso, spero mi potete aiutare in qualche modo.

Faustina Lalatta
Faustina Lalatta

Gentile signora, sono davvero molto colpita dalla sua situazione e posso immaginare quale possa essere il suo stato d’animo. La situazione è delicata e dal mio punto di vista poco risolvibile. Il test del DNA fetale è nato per identificare anomalie fetali eil suo utilizzo per definire la probabilità di una incompatibilità o compatibilità genetica tra il presunto padre e il feto è al di fuori delle attività sanitarie. Nel nostro Paese non è regolamentata ed è condotta da alcuni laboratori privati al di fuori delle indicazioni cliniche. Proprio per questi motivi è molto difficile definire la qualità e l’affidabilità dei risultati. La probabilità di errore o meglio di discrepanza tra l’esito prenatale e post-natale non è raro, ma questo non può essere un elemento su cui contare. Ripetere l’esame non mi sembra una strategia utile, dal momento che vi sarebbero comunque incertezze. L’affidabilità non è mai del 100%. Per quanto riguarda l’interruzione della gravidanza il percorso è ancora più delicato in quanto la non paternità non rientra tra le motivazioni cliniche per cui possa essere accolta la richiesta di aborto oltre la 12a settimana. Si tratta di un dato di grandissima valenza sociale e legale, ma non una patologia. Certamente il suo stato psicologico potrebbe costituire la motivazione per una richiesta in base allo stato psichico materno. L’ambito dove rivolgersi è comunque l’ospedale , non certo un centro privato. In Italia l’interruzione di una gravidanza viene garantita senza costi nel momento in cui esistano i requisiti di legge. Non sono il professionista che possa guidarla in questo percorso. Lo stesso racconto che lei ha deciso di condividere su questo spazio dovrebbe essere presentato ad una psicologa e assistente sociale di una maternità attrezzata, ad esempio in Milano la clinica Mangiagalli. Chieda di essere ascoltata e supportata. Non può vivere questa esperienza da sola. Purtroppo non posso fare di più. Cari saluti.

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